{"id":14051,"date":"2021-10-08T15:52:46","date_gmt":"2021-10-08T13:52:46","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=14051"},"modified":"2022-02-23T21:06:47","modified_gmt":"2022-02-23T20:06:47","slug":"linnovazione-come-sistema-lo-sguardo-aziendale-a-360","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/linnovazione-come-sistema-lo-sguardo-aziendale-a-360\/","title":{"rendered":"L\u2019INNOVAZIONE COME SISTEMA LO \u201cSGUARDO\u201d AZIENDALE A 360\u00b0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Giordana Taggiasco*<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Innovare ad ampio spettro non \u00e8 sufficiente. Il presupposto \u00e8 che l\u2019impresa si apra all\u2019esterno e adotti approcci \u201callargati\u201d nei confronti delle relazioni con il proprio ambiente di riferimento <strong>che pu\u00f2 trasformarsi in una grande opportunit\u00e0 di sviluppo per quelle imprese che sapranno valorizzare e comunicare i punti di forza del \u201cMade in Italy\u201d.<\/strong> Questo comporta considerare come fonti dell\u2019innovazione sia quelle interne (disponibilit\u00e0 di conoscenze e competenze esistenti all\u2019interno dell\u2019impresa, anche quelle indirette, quali la progettazione, il marketing, il progresso tecnico incorporato nei nuovi macchinari e impianti e il progresso tecnico acquisito grazie a licenze su brevetti di altri soggetti), sia quelle esterne (informazioni provenienti dai propri fornitori, dai clienti, dai concorrenti, da fiere di settore, da riviste tecniche, dalle reti informatiche, dai centri e dagli istituti di ricerca). Per accedervi \u00e8 appunto necessario ragionare in ottica sistemica, considerando i diversi attori coinvolti: oltre ai soggetti interni all\u2019impresa, anche le istituzioni e i centri di ricerca dovrebbero essere parte attiva del processo di innovazione.<\/p>\n<h3><strong><em>Un processo innovativo<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Funzione base di queste istituzioni dovrebbe, quindi, essere quella di creare un ambiente che sia favorevole all\u2019innovazione che coinvolga il sistema educativo, la formazione, le strutture di ricerca e sviluppo tecnologico, il sistema legislativo. Infatti, i processi innovativi richiedono logiche di sistema, il supporto dello Stato e un sistema finanziario che ne favoriscano lo sviluppo. Non solo. <strong>Non bisogna dimenticare, infatti, l\u2019ambito della relazione tra imprese, quello degli accordi interaziendali<\/strong>. In quest\u2019area, da sempre importante per l\u2019imprenditoria italiana e che ha visto in molti casi il prevalere della territorialit\u00e0, si assiste al venire meno di quest\u2019ultimo aspetto a favore delle caratteristiche e della strategicit\u00e0 dei partner.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito di questo cambiamento, si possono individuare nuove forme di collaborazione tra imprese e lo svilupparsi di una nuova concezione della rete, che si sposa pienamente con l\u2019innovazione ad ampio spettro (quella che interessa congiuntamente il processo, il prodotto, l\u2019organizzazione, la rete commerciale, la logistica, gli acquisti e gli approvvigionamenti). <strong>Le imprese si vivono come una costellazione di attori strategicamente autonomi che, indipendentemente dalla distanza fisica e dal fatto di essere o meno concorrenti, comunicano, si alleano e cooperano per sfruttare i vantaggi derivanti dalle loro reciproche complementariet\u00e0. <\/strong>Il network tra imprese va, quindi, al di l\u00e0 della similitudine delle caratteristiche del contesto locale e della contiguit\u00e0 fisica, va oltre le barriere spaziali e temporali, ma fa comunque circolare conoscenze, esperienze, professionalit\u00e0 e idee. Il contesto naturale in cui si scambia il <em>know-how <\/em>lo si apprende e lo si rigenera e dove si condividono linguaggi e valori diviene la relazione tra le imprese, non pi\u00f9 il territorio.<\/p>\n<h3><strong><em>Una rete evoluta<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>La relazione tra imprese concepita in questo modo diviene, di fatto, uno dei principali ambiti dell\u2019innovazione ad ampio spettro. Gli effetti positivi della rete cos\u00ec evoluta si verificano soprattutto quando ogni nuova tecnologia o innovazione \u00e8 complementare ad altre sviluppate dalle aziende del network. <strong>In questo modo, ogni contributo innovativo, oltre a fornire un vantaggio per la singola impresa, rende efficiente il sistema a livello globale. Tale processo di fertilizzazione avviene anche tra aziende concorrenti che su determinati ambiti possono avere la convenienza a spostare la relazione dal piano concorrenziale a quello collaborativo, in un processo di contaminazione reciproca che prevede lo sfruttamento delle eterogeneit\u00e0 degli attori, delle conoscenze e delle risorse disponibili.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019innovazione della <strong>piccola e media impresa italiana<\/strong> dovrebbe, quindi, essere un processo che si avvale del supporto della rete di relazioni che le gravita intorno, ma nella realt\u00e0 \u00e8 frenata da quattro principali ostacoli che ne rendono difficile il percorso di attuazione.<\/p>\n<p>Prima di tutto, le <em>difficolt\u00e0 di natura istituzionale. <\/em>Universit\u00e0 e istituti di ricerca, infatti, dovrebbero contribuire in maniera determinante allo sviluppo di nuove idee, metodi, prodotti e professionalit\u00e0. Il limite principale \u00e8 che oggi sono strutture che soffrono ancora eccessive rigidit\u00e0 burocratiche e organizzative per cui non \u00e8 sempre semplice, laddove vi sia la volont\u00e0 dell\u2019azienda, trovare una collaborazione che sia proficua per entrambe (basti pensare che nel nostro Paese la percentuale di imprese che hanno accordi stabili di cooperazione con le Universit\u00e0 si aggira intorno al 2%, mentre la media europea \u00e8 di circa il 10%).<\/p>\n<p>Spesso le Universit\u00e0 e i centri di ricerca tendono a portare avanti i loro progetti senza preoccuparsi di verificare se effettivamente hanno un mercato in termini di imprese interessate a sviluppare un prodotto. Senza parlare poi della diversa natura della ricerca svolta, distante dall\u2019essere fortemente applicativa, incrementale ed esperienziale come quella imprenditoriale. E, non ultimo, non bisogna dimenticare i problemi economico-giuridici legati alla propriet\u00e0 dei risultati. La non comunicazione tra il mondo delle imprese e quello universitario \u00e8 prima di tutto un problema culturale e storico che ha all\u2019origine differenze reciproche di linguaggio, esigenze e obiettivi che sommati agli ostacoli normativi e burocratici rendono questi due mondi ancora distanti.<\/p>\n<h3><strong><em>Ostacoli economici<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Secondo, <em>un ostacolo di natura economica, <\/em>conseguente agli elevati investimenti necessari per sostenere il cambiamento e alla difficolt\u00e0 di accedere ai finanziamenti.<\/p>\n<p>Terzo, quello di <strong><em>natura imprenditoriale<\/em>, legato all\u2019incertezza dei risultati e della risposta del mercato ai cambiamenti introdotti dall\u2019impresa.<\/strong> Il problema ha la sua radice nella natura stessa del processo innovativo: il rischio e l\u2019incertezza ne sono parte integranti. L\u2019innovazione, infatti, rischia di essere frenata dalla incapacit\u00e0 dell\u2019imprenditore di prevedere gli eventi, aggravata dalle piccole dimensioni e da scenari sempre pi\u00f9 complessi. Inoltre, anche se le tecnologie si rivelano in seguito vincenti, esiste il rischio che non seguano la strada prevista inizialmente e che il mercato sia imprevedibile nell\u2019accettazione delle tecnologie stesse.<\/p>\n<p><strong>Un quarto ostacolo parte dalla considerazione che <em>l\u2019orientamento all\u2019innovare \u00e8 una questione di cultura organizzativa. <\/em>Il pi\u00f9 importante fattore che condiziona la capacit\u00e0 dell\u2019impresa ad adottare e realizzare strategie innovative non \u00e8 la sua struttura organizzativa ma la sua cultura: diventa perci\u00f2 necessaria l\u2019esistenza di un orientamento all\u2019innovazione collettivo che sia di sostegno al superamento degli ostacoli evidenziati.<\/strong> L\u2019innovazione deve quindi diventare un comportamento diffuso, un vero e proprio <em>modus lavorandi, <\/em>finalizzato alla creazione di un ambiente innovativo. Il vertice stesso deve sviluppare un complesso di sistemi, procedure, cambiamenti strategici e culturali a sostegno dell\u2019innovazione. Deve promuovere l\u2019imprenditorialit\u00e0 del singolo: diffuso, di conseguenza, deve essere lo stimolo e il sostegno allo spirito di iniziativa e creativit\u00e0 individuale. Il valore della responsabilit\u00e0, dell\u2019affidabilit\u00e0, del vivere in prima persona i problemi dell\u2019azienda deve essere il pi\u00f9 possibile diffuso all\u2019interno dell\u2019impresa. E la piccola e media dimensione favorisce la circolazione delle informazioni e lo sviluppo di interazioni tra le diverse professionalit\u00e0 presenti all\u2019interno, dove le conoscenze necessarie a dare corpo all\u2019idea innovativa si combinano con maggiore probabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Innovare ad ampio spettro, aprirsi verso l\u2019esterno, fare sistema con gli attori che la circondano, essere culturalmente orientata al cambiamento: queste quindi le spinte necessarie per la piccola impresa che vuole intraprendere la strada dell\u2019innovazione, superandone gli ostacoli.<\/strong><\/p>\n<p>La costante vera, all\u2019interno di questo percorso di trasformazione, resta la centralit\u00e0 della figura dell\u2019imprenditore che mantiene e in alcuni casi accentua il peso del suo ruolo come agente del cambiamento. Si tratta di imprenditori forti, quelli che presidiano tutte e tre le componenti della strategia aziendale (prodotto, mercato e tecnologia) e che nell\u2019innovazione vedono un rafforzamento della propria formula imprenditoriale, a cui non manca il coraggio di arricchire l\u2019azienda con nuove conoscenze, nuove attitudini e nuove tecnologie per affrontare la sfida che un mercato sempre pi\u00f9 globale lancia loro quotidianamente. <strong>Sono i nostri nuovi \u201ccampioni nascosti\u201d,<\/strong> dove la spinta dell\u2019imprenditore all\u2019innovazione diventa la <em>condicio <\/em>per far compiere alla propria impresa un vero salto di qualit\u00e0 attraverso la capacit\u00e0 di sviluppare tecnologie originali o di impiegare quelle esistenti per lo sviluppo di prodotti e applicazioni realmente innovative.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<ul>\n<li>Terzo capitolo del libro \u201cL\u2019innovazione parla anche italiano\u201d, pubblicato da Il Sole 24 Ore Libri, Milano, 2008 (pagg. 21-25)<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-14053 alignleft\" src=\"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Giordana-Taggiasco.jpg\" alt=\"\" width=\"140\" height=\"154\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giordana Taggiasco <\/strong>\u00e8 docente presso la SDA Bocconi \u2013 Area Organizzazione e Personale, e Docente di Organizzazione delle Piccole e Medie Imprese presso l\u2019Universit\u00e0 della valle d\u2019Aosta. Il suo ambito di ricerca \u00e8 relativo alle specificit\u00e0 organizzative delle piccole e medie imprese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giordana Taggiasco* \u00a0 Innovare ad ampio spettro non \u00e8 sufficiente. 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