{"id":14745,"date":"2021-12-07T20:15:11","date_gmt":"2021-12-07T19:15:11","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=14745"},"modified":"2022-02-23T21:06:25","modified_gmt":"2022-02-23T20:06:25","slug":"menti-dinamiche-e-innovative-dallincontro-nascono-le-idee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/menti-dinamiche-e-innovative-dallincontro-nascono-le-idee\/","title":{"rendered":"MENTI DINAMICHE E INNOVATIVE: DALL\u2019INCONTRO NASCONO LE IDEE"},"content":{"rendered":"<p><strong>Marta Basso<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>E guarda il caso ha voluto che fossimo salvi<\/em><\/p>\n<p><em>ma salvando ha sovrascritto su file precedenti<\/em><\/p>\n<p><em>prima di noi non \u00e8 rimasto niente<\/em>\u201d<\/p>\n<p>(\u201cLettera al prossimo\u201d \u2013 <em>Eugenio in Via di Gioia<\/em>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La crescita economica \u00e8 sempre stata spinta fortemente dai distretti, non solo dalla prima rivoluzione industriale, com\u2019\u00e8 facile aspettarsi, ma anche e ancora durante la quarta, quella che ha unito il digitale ai processi e ai prodotti fisici. Ma torniamo indietro alla definizione concettuale stessa di distretto. <strong>Secondo Porter, i distretti sono \u201cconcentrazioni geografiche di aziende e istituzioni di un particolare settore interconnesse tra loro<\/strong>. [\u2026]\u201d.<\/p>\n<p>Si estendono verticalmente ai canali e ai clienti e orizzontalmente ai produttori di prodotti complementari e alle aziende di industrie collegate dalle competenze, dalle tecnologie, o dagli input comuni. Infine, molti distretti includono istituzioni governative o di altro tipo \u2013 come universit\u00e0, agenzie di rating, think-tank, operatori che lavorano nella formazione, e associazioni di categoria\u201d (Porter, 1998).<\/p>\n<p><strong>Era il 1989 e Porter gi\u00e0 parlava dei think-tank come un importante giocatore nei distretti industriali \u2013 inoltre, la previsione perfettamente azzeccata, nella cornice dell\u2019industria 4.0, \u00e8 che il ruolo dei distretti fisici \u00e8 o integrato o sostituito da altre \u201cinterconnessioni\u201d concentrate.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In breve, gli incubatori sono i nuovi distretti.<\/strong> O meglio, hanno donato ai distretti una nuova vita. Aristotele, nel IV secolo avanti Cristo, teorizz\u00f2 l\u2019ormai celebre \u201cl\u2019uomo \u00e8 un animale sociale per natura\u201d e ovviamente lui si divertiva sicuramente di pi\u00f9 a filosofare con i suoi amici Zenocrate e Teofrasto che da solo. Se oggi avesse dovuto fare un\u2019<em>application<\/em> per un posto di lavoro, si potrebbe definire un <em>team player<\/em>, e credo fermamente che sarebbe molto contento di sentire che oggi esistono posti, come il greco <em>agor\u00e0<\/em>, dove menti dinamiche e innovative si incontrano per creare qualcosa di importante.<\/p>\n<p>E essenzialmente, non sono questo gli incubatori? Ad oggi, rappresentano sempre di pi\u00f9 i distretti contemporanei, sia cresciuti in distretti gi\u00e0 esistenti, come nel caso di Detroit, o l\u2019ecosistema in Eindhoven attorno alla Philips, sia nati da un\u2019idea balenata nella mente di qualcuno, come H-Farm, in un\u2019area rurale intorno a Treviso, che ha riqualificato un\u2019antica villa veneta e tutta l\u2019area circostante, e che ad oggi \u00e8 uno dei pi\u00f9 famosi incubatori italiani nel mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Un fallimento rovinoso<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il caso studio di Detroit \u00e8 ai limiti dell\u2019incredibile<\/strong>: la citt\u00e0, la cui economia era basata all\u2019epoca principalmente sul grande stabilimento di Chrysler Automobiles e su tutte le aziende satelliti, era uno dei pi\u00f9 grandi distretti del settore automotive degli Stati Uniti. Almeno sino a che non \u00e8 stato dichiarato in bancarotta dallo Stato del Michigan il 18 luglio 2013, ed \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 importante di bancarotta comunale nella storia degli Stati Uniti, con un debito che si aggirava attorno ai 18-20 miliardi di dollari. <strong>Le foto della citt\u00e0 in rovina sono ormai celeberrime, con uffici abbandonati, case lasciate nella pi\u00f9 totale incuria, opere pubbliche mai finite<\/strong>. Ma solo dopo cinque anni dall\u2019infausto evento, le luci dei lampioni sulle strade hanno cominciato a riaccendersi grazie a una serie di investimenti privati di grandi fondi o di importanti aziende come Quicken Loans. Il risultato? Detroit \u00e8 trasformata da <em>nowhere land <\/em>a un polo molto attrattivo per le startup.<\/p>\n<p>Gli americani dicono che l\u2019imprenditorialit\u00e0 \u00e8 nel DNA di Detroit, e forse \u00e8 proprio per questo che \u00e8 stata salvata e non \u00e8 diventata una sorta di citt\u00e0-museo come molte altre citt\u00e0 abbandonate nello sconfinato entroterra degli States. <strong>Ai primi temerari, attratti probabilmente dai prezzi bassissimi di case, uffici, e vita in generale, sono seguiti moltissimi altri, come Melissa Butler, fondatrice di \u201cThe Lip Bar\u201d, azienda che opera nel settore dei cosmetici<\/strong>: \u201cQuando ho sentito che Detroit stava cambiando da citt\u00e0 della disperazione a opportunit\u00e0, ho spostato subito il mio brand per far parte del rinascimento\u201d. Detroit non \u00e8 pi\u00f9 solo la casa di Chrysler (il famoso slogan \u201c<em>Imported from Detroit<\/em>\u201d, ricordate?), ma una delle citt\u00e0 statunitensi con la scena di startup pi\u00f9 vibrante \u2013 e meno costosa \u2013 del Paese.<\/p>\n<p>Soffermiamoci per un attimo anche <strong>sul caso studio emblematico di Eindhoven<\/strong>. Siamo alla fine degli anni \u201980, l\u2019economia della citt\u00e0 \u00e8 in un momento di stallo senza precedenti: Philips e DAF, le sue aziende pi\u00f9 grandi, sono in profondissima crisi. Philips impiegava quasi 100mila persone in tutti i Paesi Bassi, ma dopo un processo di ristrutturazione che ha esternalizzato le attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo, <strong>Philips ha chiuso moltissime linee di produzione che avevano sede nella citt\u00e0 e si \u00e8 trovata a un punto che poteva essere di non ritorno<\/strong>. La risposta di Eindhoven \u00e8 stata estremamente resiliente: ha reagito creando diversificazione, lontana dalla dipendenza da Philips e DAF, creando interconnessione tra citt\u00e0, aziende, universit\u00e0 e centri di ricerca, e aprendo, nei primi anni duemila, l\u2019High Tech Campus, un incubatore di impresa con focus sulle nuove industrie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Nuova linfa vitale<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il punto interessante di questo caso \u00e8 che, <strong>grazie all\u2019incubatore e al focus sulla tecnologia nell\u2019ecosistema di Eindhoven, Philips \u00e8 tornata ad essere importante<\/strong> \u2013 pur senza essere fondamentale \u2013 in quanto ha trovato nuova linfa vitale nelle dinamiche del sistema stesso. In particolare, il principio che governa questo ecosistema \u00e8 l\u2019<em>open innovation, <\/em>il modello sul quale si basa qualunque tipo di progetto di investimento sull\u2019innovazione <em>early stage<\/em>, uno schema che si allontana moltissimo dalle leggi che hanno governato i distretti nel secolo scorso e ne sono state la principale fonte di vantaggio competitivo. La citt\u00e0 olandese non \u00e8 pi\u00f9 dipendente da due sole realt\u00e0, ma creando diversificazione basata su questo modello di <em>open innovation<\/em>, \u00e8 riuscita anche a superare i Paesi Bassi e l\u2019Europa tutta in termini di contributo di ricerca e sviluppo privato rispetto al contributo pubblico.<\/p>\n<p><strong>Eindhoven \u00e8 un esempio che dovrebbe costituire da <em>best practice<\/em>, ma non \u00e8 l\u2019unico caso in Europa.<\/strong> <strong>Ne esiste qualcuno anche nel nostro Paese. <\/strong>\u201cSono sempre pi\u00f9 stupito che, a livello politico, questa narrativa non sia cos\u00ec popolare come dovrebbe, specialmente in aree con distretti ad alta concentrazione \u2013 chiosa Christian Gironi (Business Development manager di Innovami) \u2013 gli imprenditori della nostra zona bussano alla nostra porta praticamente ogni giorno per fare due chiacchiere con le <em>startup<\/em>, o per chiedere aiuto e consulenza per la creazione e promozione di corsi su temi innovativi, o semplicemente per sponsorizzare i nostri eventi\u201d.<\/p>\n<p>Innovami lavora in una delle zone pi\u00f9 prosperose d\u2019Italia che, storicamente, coi suoi marchi come <strong>Ferrari, Lamborghini, Barilla, Ducati<\/strong>, ha portato il Made in Italy in tutto il mondo; ma dove, non cos\u00ec paradossalmente, meno del 10% delle 350.000 aziende della regione ha pi\u00f9 di 250 impiegati. \u201cUna regione di piccole e medie imprese &#8211; continua Gironi &#8211; che sono costantemente in contatto con le nostre multinazionali. E nonostante questo, le <em>startup<\/em> tendono a pensare che nessuno voglia ascoltare le loro idee o comprare i loro prodotti, specialmente nel caso delle aziende pi\u00f9 piccole, che assumono agli occhi dei giovani imprenditori connotati di \u2018dinosauri\u2019. Null\u2019altro che pregiudizi\u201d.<\/p>\n<p>Gironi ha ragione, soprattutto <strong>se si considera che l\u2019Emilia Romagna \u00e8 un\u2019eccellenza in termini di innovazione nel nostro Paese. \u201c<\/strong>Questo \u00e8 il motivo per cui, nei nostri programmi, esiste un momento \u201ctuffo dal trampolino\u201d \u2013 un momento in cui, dopo qualche sessione di <em>coaching <\/em>sul campo insieme a noi, mandiamo le <em>startup<\/em> direttamente dai potenziali clienti, o fornitori, o competitor della nostra zona per fare due chiacchiere\u201d.<\/p>\n<p>Non a caso, il progetto futuro di Innovami si chiama \u201cincubatore diffuso\u201d, cio\u00e8 un incubatore aziendale portato all\u2019interno del contesto <em>corporate <\/em>da Innovami stesso. L\u2019idea \u00e8 nata dalla lungimiranza del presidente Davide Baroncini: \u201cAbbiamo capito che forse dovevamo concentrarci pi\u00f9 sulle aziende che sulle <em>startup<\/em>, capirne i bisogni e agire di conseguenza. Con la nostra esperienza possiamo portare non solo un <em>framework<\/em> interpretativo e culturale diverso, ma anche con il nostro <em>network<\/em> portiamo le <em>startup<\/em> ad essere incubate nelle aziende stesse\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>La possibilit\u00e0 di sopravvivere<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma quali skill sono fondamentali per le startup in un momento cos\u00ec critico della loro vita? Gironi apre qui una questione basilare: \u201cLe <em>startup<\/em> e i distretti hanno un punto di incontro fondamentale: sembra che entrambe lavorino principalmente grazie alle <em>hard skill<\/em>; in realt\u00e0, \u00e8 vero piuttosto il contrario \u2013 le <em>soft skill<\/em> sono vitali, e i distretti le hanno sviluppate durante decenni, se non centinaia di anni. A volte mi sembra che i nostri ragazzi debbano capire la necessit\u00e0 di fare sviluppo commerciale, altrimenti, per quanto valido possa essere, il loro progetto fallir\u00e0 di sicuro\u201d.<\/p>\n<p><strong>Come direbbe Gary Vaynerchuck: \u201cSe non ti piace vendere, hai perso\u201d. Fortunatamente, Gironi lo sa<\/strong> bene e sostiene che \u201cle <em>startup<\/em> devono solo sviluppare quell\u2019unica <em>skill <\/em>per duplicare la loro possibilit\u00e0 di sopravvivere. Insegniamo agli imprenditori il <em>business development<\/em> senza corsi, ma direttamente sul campo\u201d. Gironi ammette anche che a volte si ritrova a sperare che la prima visita commerciale delle <em>startup<\/em> vada male, cosicch\u00e9 gli imprenditori possano imparare i trucchi del mestiere il prima possibile e migliorare con la pratica.<\/p>\n<p><strong>\u201cSfortunatamente, l\u2019assenza di <em>skill<\/em> commerciali \u00e8 una delle maggiori cause di fallimento delle startup, secondo la nostra esperienza. Lanciano il loro prodotto, crescono e non realizzano che hanno bisogno di assumere molti pi\u00f9 commerciali<\/strong>\u201d. Jess Mc Gahan, Head of Brand presso LMarks, gioca nella stessa squadra di Gironi e Vaynerchuck: \u201cAbbiamo sempre insegnato alle <em>startup<\/em> che devono cercare fondi ed investimenti.<\/p>\n<p>Oggi, dobbiamo insegnare loro che l\u2019unico modo per sopravvivere \u00e8 vendere\u201d e facendo davvero profitto, non stando seduti sul capitale. Ricordate i numeri inquietanti sui bisogni delle <em>startu<\/em>p, che secondo il 45% dei rispondenti al sondaggio di Telefonica18, \u00e8 rappresentato dalla necessit\u00e0 di confronto costante con professionisti esperti e investitori? A proposito di questo, ecco Danilo Rivalta con un laconico: \u201cQueste <em>skill<\/em> sono cruciali\u201d. Rivalta ha fatto della connessione tra <em>startup<\/em> e professionisti una missione: \u00e8 infatti CEO e founder di The Go To Market Company, una <em>startup <\/em>basata a Milano il cui obiettivo \u00e8 la connessione tra <em>startup<\/em> e professionisti nell\u2019ambito commerciale e vendita con esperienza.<\/p>\n<p>Filmando alcuni video insieme a Danilo sul tema del <em>generational bridge<\/em>, appare evidente che il gap generazionale esiste solo in un posto: la nostra mente. \u201cLe <em>startup<\/em> pensano: un commerciale con decenni di esperienza non lavorerebbe mai per una <em>startup<\/em><strong>. I professionisti pensano: le <em>startup <\/em>crederanno che sono troppo vecchio\u201d. Nulla di pi\u00f9 sbagliato: hanno bisogno disperatamente gli uni delle altre, e viceversa, anche in fase di <em>testing<\/em><\/strong>. Alla fine, le aziende non sono fatte altro che da persone e, se coordinate correttamente, le persone lavorano in maniera pi\u00f9 intelligente quando lavorano insieme. Lo stesso vale per le <em>startup<\/em>, specialmente quelle in <em>early stage<\/em>, un momento in cui le competenze sono anche condivise oltre che create. E non menzioniamo nemmeno, visto che lo abbiamo analizzato approfonditamente prima, le partnership con le universit\u00e0, le scuole e le istituzioni educative.<\/p>\n<p>Se il lettore viene da un\u2019area ad alta concentrazione di distretti, specialmente se basati su un\u2019industria che ancora non ha subito una grande <em>disruption<\/em>, sar\u00e0 ormai persuaso che una riconversione del territorio possa anche passare da un iniziale investimento in innovazione. <strong>Sono sorpresa che molte istituzioni governative non abbiano ancora pensato a questo per riqualificare aree ormai depresse<\/strong>\u2026 In ogni caso, i distretti non dovrebbero essere assolutamente dei player economici da ignorare quando si tratta di spingere l\u2019innovazione.<\/p>\n<p>Secondo Stefano Micelli, professore all\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia, e autore di un libro illuminante sul futuro del lavoro <em>Futuro<\/em> <em>artigiano<\/em>, arriva a teorizzare senza mezze misure che <strong>\u201cil nuovo artigianato, non solo in Italia, si vuole alla testa di un movimento che si propone di ridefinire le categorie dell\u2019innovazione e del consumo\u201d.<\/strong> Nell\u2019analisi di Micelli il compito dei distretti nella creazione e lo sviluppo dell\u2019innovazione non solo \u00e8 importante, ma riveste un ruolo chiave: non a caso, si occupa ampiamente della commistione tra avanguardia e artigianalit\u00e0 nel triangolo dei motori dell\u2019Emilia Romagna.<\/p>\n<p>Come direbbe Gironi: \u201cAlla fine, bisogna restituire (<em>give back<\/em>) al territorio in cui si lavora. Si ha sempre questa responsabilit\u00e0 sociale e non solo bisogna rispettarla, ma anche onorarla\u201d. Essenzialmente, un incubatore \u00e8 un <em>social business<\/em>. E purtroppo, gli esseri umani spesso tendono a dimenticare le lezioni di chi \u00e8 venuto prima, e quindi, qui, ricordiamoci di Aristotele. Come esseri umani sprigioniamo il nostro potenziale quando pensiamo insieme, lavoriamo insieme e agiamo insieme, perch\u00e9 siamo in grado di condividere i punti di forza e superare le debolezze. Questo \u00e8 ovviamente riflesso nelle aziende, comprese le<em> startup<\/em>. Speriamo di vedere fiorire molto di pi\u00f9 i posti in cui le idee viaggiano pi\u00f9 rapide verso la loro realizzazione, specialmente in quei luoghi in cui la pigrizia, se non l\u2019inerzia, negli ultimi tempi ha preso il comando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Paragrafo tratto dal libro \u201c<em>La duplice alleanza\u201d, <\/em>pubblicato da Franco Angeli Editore, Milano, anno 2019 (pagg. 73 \u2013 79).<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-14747 alignleft\" src=\"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/MARTA-BASSO.jpg\" alt=\"\" width=\"140\" height=\"154\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marta Basso, <\/strong>si \u00e8 laureata in Management a Ca\u2019 Foscari e alla Hult International Business School. \u00c8 imprenditrice e blogger. \u00c8 stata CEO for One month di Adecco Group Italy nel 2017. Lavora come consulente in ambito innovazione early-stage, cura progetti di collaborazione start up \u2013 aziende e intrapreneurship. \u00c8 anche co-founder di Generation Warriors, azienda di consulenza e produzione media che mira a risolvere il problema del generation gap.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marta Basso \u00a0 \u201cE guarda il caso ha voluto che fossimo salvi ma salvando ha sovrascritto su file precedenti prima di noi non \u00e8 rimasto niente\u201d (\u201cLettera al prossimo\u201d \u2013 Eugenio in Via di Gioia) &nbsp; La crescita economica \u00e8 sempre stata spinta fortemente dai distretti, non solo dalla prima rivoluzione industriale, com\u2019\u00e8 facile aspettarsi, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":12963,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[362],"tags":[],"wps_subtitle":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14745"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14745"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14745\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12963"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14745"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}