{"id":14827,"date":"2021-12-28T18:07:29","date_gmt":"2021-12-28T17:07:29","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=14827"},"modified":"2022-02-23T21:06:14","modified_gmt":"2022-02-23T20:06:14","slug":"la-crescita-della-finanza-insieme-a-quella-tecnologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/la-crescita-della-finanza-insieme-a-quella-tecnologica\/","title":{"rendered":"LA CRESCITA DELLA FINANZA INSIEME A QUELLA TECNOLOGICA"},"content":{"rendered":"<p><strong>Giorgio Brunetti *<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La nostra societ\u00e0 ha cavalcato una rivoluzione nei gusti, nei comportamenti e nei costumi, trainata essenzialmente dal progresso tecnologico. Il filosofo Emanuele Severino ha denunciato il fatto che l\u2019epoca delle ideologie \u00e8 oramai tramontata e che siamo entrati nell\u2019era della tecnologia. La ICT ha sconvolto il mondo, determinando profonde innovazioni in tutti i campi e rendendo possibili scoperte che in precedenza erano solo sulla carta, non potendo essere realizzate a causa dell\u2019enorme mole di calcoli di cui avevano bisogno.<\/strong><\/p>\n<p>Non sono mancate certo definizioni per l\u2019epoca che stiamo vivendo. \u201cSociet\u00e0 dell\u2019informazione\u201d, per indicare la mole di informazioni nella quale siamo tutti immersi, o \u201csociet\u00e0 della comunicazione\u201d, per segnalare le enormi potenzialit\u00e0 di far circolare e imprimere nell\u2019opinione pubblica immagini non rispondenti alla realt\u00e0, offrendo in chi ha mezzi per farlo la tentazione di avvalersene. Ma anche \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d, per indicare il vertiginoso accrescersi delle conoscenze in tutti i settori e la conseguente necessit\u00e0 per i cittadini e per le imprese di progredire a loro volta in termini di conoscenze, senza le quali i primi sono destinati a ruoli subalterni e le seconde a scomparire dal mercato.<\/p>\n<p><strong>Meno frequente \u00e8 l\u2019impiego dell\u2019espressione \u201csociet\u00e0 del rischio\u201d, sebbene il moltiplicarsi delle innovazioni avrebbe dovuto riservare a questa definizione un\u2019attenzione maggiore. Si parlava di rischio anche negli anni passati, ma forse non si valutava adeguatamente il significato della parola<\/strong>. Rischio, ce lo conferma il dizionario, \u00e8 \u201ceventualit\u00e0 di subire un danno\u201d. Il danno veniva invece trascurato, pensando che si trattasse di un\u2019eventualit\u00e0 remota. Pi\u00f9 corretta, tuttavia, sarebbe stata la parola \u201cincertezza\u201d, dove il rischio non \u00e8 calcolabile.<\/p>\n<h3><strong><em>Una svolta scientifica<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Nel campo della finanza, in particolare, l\u2019innovazione e il rischio sono andati di pari passo. D\u2019altro canto, assieme alla ricerca scientifica<strong>, la finanza \u00e8 un settore veramente globale. Non solo Londra, New York o Tokio, ma tutte le Borse sono piazze che lavorano in tempo reale. Ogni cittadino, collegandosi in rete, pu\u00f2 sapere ogni momento come si evolvono le quotazioni o qual \u00e8 l\u2019andamento dei tassi e dei cambi<\/strong>. In questi anni si \u00e8 assistito, sull\u2019onda dell\u2019innovazione, a una svolta scientifica di questa disciplina. Si sono assegnati molti premi Nobel a studiosi di finanza, le cui scoperte hanno trovato veloce applicazione nei mercati. Il fattore di rischio \u201cbeta\u201d di Sharpe lo si ritrova ormai come un indicatore fondamentale del titolo, assieme alla capitalizzazione di Borsa. Non parliamo poi degli <em>animal spirits <\/em>che in quest\u2019industria tumultuosa hanno potuto soddisfare le loro attese di arricchimento e di potere.<\/p>\n<p><strong>La leva finanziaria ha trovato un uso esteso, sterminato si potrebbe dire, grazie all\u2019abbondante liquidit\u00e0 immessa nei mercati, complice il comportamento opportunistico degli operatori e la colpevole negligenza delle autorit\u00e0, che avevano il compito di regolarla.<\/strong><\/p>\n<p>Che il debito sia \u201ccroce e delizia\u201d di chi se ne serve, \u00e8 cosa risaputa. Solo che gli atteggiamenti sono ben differenti in relazione all\u2019epoca in cui si vive. In questi anni la leva finanziaria era un\u2019opportunit\u00e0 da sfruttare, mettendo in secondo piano i parametri volti a misurare la solidit\u00e0 aziendale. La Borsa addirittura puniva le aziende che non sfruttavano le potenzialit\u00e0 di indebitamento che possedevano. Non parliamo poi delle operazioni di finanza straordinaria che utilizzavano i multipli con parametri, come l\u2019Ebitda, sopra ogni livello ragionevole. Ora queste realt\u00e0 aziendali, affogate dalla leva, sono in grande sofferenza e alcune hanno gi\u00e0 dichiarato default. \u00c8 paradossale che ora, per uscire dalla crisi del debito privato, si sia passati al debito pubblico, ai debiti sovrani, area dalla quale originano le odierne preoccupazioni. <strong>Dopo la crisi immobiliare dei mutui subprime, la crisi finanziaria e quella economica, si \u00e8 aperto un periodo che qualcuno ha chiamato della \u201cnuova normalit\u00e0\u201d, nel quale una modesta ripresa convive con la stagnazione e la fiducia si accompagna allo sconforto.<\/strong><\/p>\n<p>Anche il compianto Ralf Dahrendorf coglieva in una sua acuta analisi il ruolo che in questi anni ha svolto il debito. Vedeva un passaggio dal \u201ccapitalismo del risparmio\u201d, di matrice calvinista (nell\u2019aldil\u00e0 si trova il luogo della ricompensa per il sudore versato nell\u2019aldiqu\u00e0) al <strong>\u201ccapitalismo del debito\u201d, un capitalismo avanzato che agisce con il \u201cfiato incredibilmente corto\u201d, che anticipa tutto, i consumi e gli investimenti, tanto da formare una panna montata<\/strong>. Nel caso estremo dei commercianti di derivati, significa che essi hanno gi\u00e0 passato di mano il denaro fittizio, prima ancora di porsi il quesito di quanto esso realmente valga. Un comportamento diffuso, figlio di una frenesia pi\u00f9 generalizzata che andava dalle \u201ctrimestrali\u201d delle societ\u00e0 quotate ai manager che non fornivano pi\u00f9 prospettive di lungo termine, ai <em>tourbillon <\/em>dei manager stessi che passavano da un\u2019azienda all\u2019altra con liquidazioni irragionevoli. Secondo Dahrendorf, occorre riportare al centro delle decisioni un concetto che negli anni del \u201ccapitalismo del debito\u201d \u00e8 stato dimenticato, ovvero quello degli <em>stakeholder<\/em>. In realt\u00e0, molte imprese dell\u2019economia reale non lo hanno mai dimenticato, a cominciare da quelle che rivolgono l\u2019attenzione al cliente, che \u00e8 \u201cil motivo per cui l\u2019impresa vive e opera\u201d. E sono proprio quelle che vivono meglio questo momento difficile.<\/p>\n<h3><strong><em>La posizione di dominio<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Un altro aspetto su cui riflettere \u00e8 quello del valore e del riferimento primario all\u2019azionista da parte dei mercati finanziari. La domanda \u00e8 se il valore per l\u2019azionista tenga conto o meno delle attese degli altri interlocutori sociali (lavoratori, fornitori, clienti, ambiente). C\u2019\u00e8 infatti un\u2019evidente posizione di dominio dell\u2019azionista di controllo che tende a dirottare verso di s\u00e9 il valore prodotto dagli altri interlocutori sociali che vengono, in tal modo, relegati a ruoli meramente strumentali. Tuttavia, la dottrina aziendale ha sempre sostenuto che il benessere degli azionisti nel lungo periodo si ottiene soltanto se vengono assicurati stabili rapporti con gli altri interlocutori e se si crea una reputazione aziendale basata sull\u2019integrit\u00e0 e sull\u2019equit\u00e0. <strong>Ma \u00e8 evidente che occorre distinguere tra \u201cvalore\u201d e soggetti imprenditoriali e manageriali, assegnando soltanto a questi la responsabilit\u00e0 di agire in modo eticamente corretto, un modo che tenga conto delle giuste attese degli altri soggetti coinvolti<\/strong>. Dal momento che l\u2019impresa non pu\u00f2 essere considerata un \u201cagente etico autonomo\u201d, il valore alla fin fine risente molto del comportamento dell\u2019imprenditore e del management.<\/p>\n<p>In chiave economico-aziendale la crisi, dalla quale non siamo ancora usciti del tutto e che rischia ora di riapparire, pu\u00f2 essere interpretata come il fallimento delle \u201ccultura degli eccessi\u201d, ovvero la \u201criscoperta dei fondamentali del fare impresa\u201d. Debito s\u00ec, ma attenzione al rischio elevato che esso comporta; finanza indispensabile per qualsiasi attivit\u00e0 economica (lo vediamo proprio in questi momenti), ma attenzione a non tradurre tutto in chiave finanziaria; la remunerazione incentivante agli operatori \u00e8 prassi commendevole, ma attenzione che questa non diventi l\u2019arma per ottenere tutto, per inventare qualcosa che d\u00e0 tanto reddito ma anche alti rischi, oltre che sconvolgere qualsiasi principio di equit\u00e0. La crisi sottolinea l\u2019importanza dell\u2019equilibrio, della funzionalit\u00e0 economica duratura, indicando un ritorno alla cultura degli equilibri che pu\u00f2 costituire un riconoscimento per le imprese virtuose e un monito per le altre, ma che potrebbe anche modificare strutturalmente l\u2019economia e la nostra societ\u00e0. Pi\u00f9 sobriet\u00e0 nei consumi e maggior ricerca di sostenibilit\u00e0, insomma.<\/p>\n<p>Osservando da vicino le imprese possiamo dire che vi sono opportunit\u00e0 e rischi, come \u00e8 normale che avvenga in qualsiasi fase critica. In questo momento entrambi gli aspetti sono esasperati. Difficile fare generalizzazioni senza tenere conto delle filiere e dei settori in cui le imprese operano, per non parlare degli assetti proprietari che adottano.<\/p>\n<p>I rischi sono elevati se non si seguono le regole della funzionalit\u00e0 economica duratura di matrice zappiana, ovvero degli equilibri da perseguire nella continuit\u00e0 (l\u2019azienda vive in quanto si trasforma). Corre rischi chi si \u00e8 troppo indebitato e chi non ha un posizionamento strategico adeguato. Il rischio \u00e8 che molti imprenditori gettino la spugna, sentendosi inadeguati o pi\u00f9 spesso maldisposti a rischiare ancora. Cos\u00ec molti altri, quelli che stavano per lasciare il testimone, vedono la crisi come una \u201cbotta di giovent\u00f9\u201d, per riprendere il timone dell\u2019azienda, rallentando il passaggio generazionale.<\/p>\n<p>In altra chiave la crisi pu\u00f2 essere vista come un\u2019opportunit\u00e0, specie per le aziende equilibrate, quelle che il principio dell\u2019equilibrio lo hanno sempre praticato, quelle che guardano e investono a lungo termine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Brano tratto dal libro <strong>Artigiani, visionari e manager<\/strong>, pubblicato da Bollati Boringhieri, Torino, anno 2012 (pagg. 125 \u2013 129).<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-14828 alignleft\" src=\"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Giorgio-Brunetti-28.jpg\" alt=\"\" width=\"185\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Giorgio-Brunetti-28.jpg 185w, https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Giorgio-Brunetti-28-70x60.jpg 70w\" sizes=\"(max-width: 185px) 100vw, 185px\" \/><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giorgio Brunetti<\/strong> Laureato in Economia e Commercio &#8211; Universit\u00e0 C\u00e0 Foscari di Venezia (1960) Diploma di Organizzazione aziendale al CUOA &#8211; Universit\u00e0 di Padova (1963). Libero docente in Ragioneria generale e applicata (1967). Professore emerito di Strategia e politica aziendale all\u2019Universit\u00e0 Bocconi di Milano dal 1992 al 2006. In precedenza, ha insegnato, prima come assistente, professore incaricato e quindi come professore ordinario all\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia. Docente presso vari enti e societ\u00e0 di formazione. Consigliere di amministrazione in Chase Gemina (1989-96), RCS Editoriale Veneta (1988-1993), SME (1995), GS Supermercati (1995-1997), De Longhi (2001-2003), Messaggerie Libri (1984-2007), Carraro (1997-2008), Messaggerie Italiane (dal 2005), Autogrill (1996-2011), Benetton Group (dal 2005) Revisore dei conti all\u2019Autorit\u00e0 per l\u2019Energia e il Gas (dal 2003) Revisore dei conti alla Fondazione Levi (1986-1992), Vice Presidente Fondazione Teatro La Fenice (1998-2001; 2010 -), Revisore dei conti alla Fondazione Cini (dal 1996), Consigliere di amministrazione dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Venezia Ca\u2019 Foscari, (2004-2006; 2009-), Consigliere di amministrazione della Fondazione di Venezia (2006-2007).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio Brunetti * \u00a0 La nostra societ\u00e0 ha cavalcato una rivoluzione nei gusti, nei comportamenti e nei costumi, trainata essenzialmente dal progresso tecnologico. 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