{"id":15123,"date":"2022-01-18T11:31:30","date_gmt":"2022-01-18T10:31:30","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=15123"},"modified":"2022-01-18T14:29:42","modified_gmt":"2022-01-18T13:29:42","slug":"nuove-tecnologie-cognitive-la-mente-estesa-e-i-cyborg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/nuove-tecnologie-cognitive-la-mente-estesa-e-i-cyborg\/","title":{"rendered":"NUOVE TECNOLOGIE COGNITIVE <BR>LA MENTE ESTESA E I CYBORG"},"content":{"rendered":"<p><strong>di PAUL DUMOUCHEL*<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Alla fine degli anni Novanta Andy Clark e David Chalmers, nel celebre articolo <em>\u201cThe extended mind\u201d<\/em>, hanno proposto la tesi della mente estesa. L\u2019espressione \u201cmente estesa\u201d va compresa sia in senso metaforico, sia in senso letterale. Nel senso metaforico la mente estesa \u00e8 la mente aumentata, potenziata dall\u2019uso di tecniche \u2013 dalla scrittura a internet \u2013 atte a moltiplicare e ad accrescere le nostre capacit\u00e0 cognitive. Ma la mente estesa \u00e8 anche e soprattutto \u201cestesa\u201d in senso proprio, nello spazio<strong>. Se la mente, propriamente parlando, \u00e8 una cosa materiale \u2013 come vuole la teoria del dualismo delle propriet\u00e0 \u2013 allora si tratta di un oggetto situato in un luogo specifico dello spazio fisico.<\/strong> E\u2019un oggetto materiale che, tra le sue molteplici propriet\u00e0, ha anche quella, straordinaria, di avere stati mentali, i quali corrispondono a \u2013 o \u201csopravvengono su\u201d \u2013 processi fisici realizzati mediante la concatenazione di varie sue parti.<\/p>\n<p>In questo senso la mente, in quanto oggetto, \u00e8 letteralmente estesa nello spazio fisico. La sua estensione spaziale \u00e8 generalmente ritenuta corrispondere allo spazio occupato dal cervello umano. Ma, come argomentano Clark e Chalmers, quando i processi cognitivi di un individuo coinvolgono o mobilitano oggetti esterni al suo cervello, non c\u2019\u00e8 motivo di limitare la mente all\u2019apparato cerebrale di cui dispone.<\/p>\n<h3><strong><em>Estensione delle capacit\u00e0<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>La tesi della mente estesa \u00e8 quindi anche l\u2019ipotesi di una mente che \u201cfuoriesce\u201d dal cervello e si estende nello spazio fisico esterno a esso. \u00c8 una tesi empirica e metafisica. \u00c8 empirica nel riferimento al ruolo svolto dalle tecniche intellettuali e dalle tecnologie cognitive nell\u2019esplicazione e nell\u2019accrescimento delle capacit\u00e0 cognitive umane. E\u2019metafisica nell\u2019affermare che, se si accetta di caratterizzare la mente come un oggetto esteso nello spazio fisico, allora \u00e8 incoerente attribuirle esclusivamente un\u2019estensione intesa nei termini di un\u2019amplificazione delle sue capacit\u00e0 realizzata mediante oggetti fisici esterni a essa. Tale estensione ne comporta inevitabilmente un\u2019altra: un\u2019estensione dello spazio fisico. Questa ipotesi della mente estesa si prospetta come l\u2019integrazione di una tesi materialista sulla natura della mente e di una tesi empirica sul ruolo svolto da alcune tecniche materiali nel funzionamento e nello sviluppo della mente umana.<\/p>\n<p>Per illustrare questa proposta teorica, Clark e Chalmers propongono un esempio che ha come protagonisti Otto, un individuo che soffre di Alzheimer e la sua amica Inga. Otto vuole andare al Museo di Arte Moderna per vedere una mostra che gli interessa, ma non ricordando pi\u00f9 l\u2019indirizzo consulta la sua fidata rubrica. Inga, che vuole vedere la stessa mostra, ricorre invece alla propria memoria biologica. L\u2019idea di Clark e Chalmers \u00e8 che il processo mentale sia lo stesso \u2013 ricordare l\u2019indirizzo del Museo di Arte Moderna \u2013 ma venga realizzato mediante supporti fisici diversi.<\/p>\n<p><strong>Nel caso di Inga l\u2019unico supporto fisico della mente \u00e8 il cervello, contenente la memoria biologica a cui lei ricorre<\/strong>. Le cose vanno diversamente nel caso di Otto, il cui stato mentale \u201cricordarsi &#8211; l\u2019indirizzo &#8211; del Museo &#8211; di Arte \u2013 Moderna\u201d si appoggia sia sul cervello, sia sulla rubrica, la quale sostituisce la memoria (biologica) difettosa di Otto. Secondo Clark e Chalmers, nei casi in cui il supporto materiale della cognizione risiede parzialmente al di fuori del cervello dell\u2019agente cognitivo, a rigore gli apporti esterni sono parte della sua mente, la quale in queste circostanze si estende al di l\u00e0 della piattaforma cerebrale dell\u2019individuo. In altri termini, Clark e Chalmers sostengono che quando esiste un\u2019equivalenza funzionale tra un processo interno e uno esterno, come accade nel caso di Otto, non c\u2019\u00e8 motivo di non riconoscere il processo esterno come parte integrante della mente dell\u2019agente. Secondo Clark questa capacit\u00e0 di estendersi, propagarsi, dilatarsi oltre i limiti di \u201ccranio e pelle\u201d \u00e8 caratteristica della mente umana. In tal senso, dal suo punto di vista, siamo tutti cyborg per natura (<em>natural-born\u00a0 cyborgs).<\/em><\/p>\n<p><strong>Clark non riconosce per\u00f2 che questi \u201ccyborg naturali\u201d, che noi costituiremmo, sono essenzialmente<\/strong> \u201ccyborg metafisici\u201d \u2013 disincorporati. La capacit\u00e0 della nostra mente di estendersi al di l\u00e0 del nostro corpo, per come lui la definisce e la caratterizza, non richiede alcun impianto, alcuna macchina aggiuntiva che incrini l\u2019integrit\u00e0 fisica dell\u2019individuo. Oggetti ordinari come un buon libro o una rubrica sono sufficienti. L\u2019idea non pu\u00f2 che essere quella di \u201ccyborg intellettuali\u201d, perch\u00e9 l\u2019unit\u00e0 dei processi fisici che dovrebbero dare appoggio alla \u201cmente estesa\u201d non esiste. Al livello fisico abbiamo a che fare con processi disgiunti, radicalmente indipendenti gli uni dagli altri. Se \u00e8 legittimo pensare che esista una continuit\u00e0 o una unit\u00e0 tra i processi neuronali che si realizzano nel mio cervello quando ricordo un indirizzo, risulta difficile immaginare quale connessione possa sussistere tra i processi fisici, cio\u00e8 molecolari, che supportano le caratteristiche visibili dell\u2019indirizzo annotato sulla pagina di un taccuino e le dinamiche che si sviluppano nel mio cervello quando leggo quell\u2019indirizzo. \u00c8 certo che, quando leggo un indirizzo, qualcosa accade nel mio apparato cerebrale, ma quanto si produce nel mio cervello al livello fisico non ha nulla a che fare con ci\u00f2 che costituisce l\u2019indirizzo come oggetto fisico. Quanto succede \u201cnel mio cervello\u201d come stato o processo mentale ha a che fare con l\u2019indirizzo solo in quanto segno convenzionale. Non c\u2019\u00e8 alcuna unit\u00e0 fisica tra i processi fisici su cui Clark e Chalmers appoggiano la \u201cmente estesa\u201d. C\u2019\u00e8 semplicemente un rapporto mentale tra il pensiero del Museo di Arte Moderna e il relativo indirizzo trovato scritto da Otto nel proprio taccuino. A rigore, nell\u2019esempio proposto, la mente non \u00e8 \u201cestesa\u201d, ma \u00e8 distribuita. Un processo mentale \u2013 ricordare un indirizzo \u2013 \u00e8 realizzato attraverso processi fisici molto diversi tra loro, che non manifestano alcuna unit\u00e0 a livello fisico o spaziale.<\/p>\n<h3><strong><em>Apporti esterni<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Clark e Chalmers rimangono intrappolati nell\u2019alternativa dualista strutturata da Descartes. Per loro incorporare la mente significa riconoscerle come sede il corpo, un luogo determinato, e confinarla in una dimensione fisica concepita come semplice estensione spaziale. In tal modo Clark e Chalmers si precludono la possibilit\u00e0 di rendere conto delle dimensioni dinamiche e processuali della mente, che i due sono obbligati a ridurre alla mera equivalenza funzionale. Questa cancella le fondamentali differenze fisiche e psichiche tra Inga, che ricorda, e Otto, che legge \u2013 ossia scopre e apprende \u2013 l\u2019indirizzo del museo. In tal modo l\u2019approccio di Clark e Chalmers ripropone una concezione astratta e disincorporata della mente.<\/p>\n<p><strong>La tesi della mente estesa ha dato origine a dibattiti importanti nella filosofia della mente, i quali<\/strong> vertono essenzialmente sullo stabilire se e in quali circostanze sia legittimo affermare che i processi cognitivi parzialmente realizzati al di fuori del corpo di un individuo facciano parte della sua mente. Il problema \u00e8 quello dello status degli apporti esterni che ci rendono intellettualmente pi\u00f9 efficaci. Se uno strumento aumenta e determina \u2013 <em>informa, <\/em>nel senso proprio del termine \u2013 l\u2019abilit\u00e0 di un artigiano, generalmente non riteniamo che faccia parte del corpo di chi lo usa, tranne quando abbiamo effettivamente a che fare con un cyborg. Perch\u00e9 e in che cosa sarebbe diversa la situazione in questo caso? Perch\u00e9 oggetti e tecniche che non fanno parte del nostro corpo farebbero parte della nostra mente? Come la estenderebbero materialmente?<\/p>\n<p>A prima vista pu\u00f2 sembrare che dobbiamo essere grati a Clark per aver ricordato alla filosofia della mente e alle scienze cognitive la rilevanza del ruolo svolto dalle tecniche materiali nello sviluppo e nel funzionamento delle capacit\u00e0 cognitive umane. E\u2019 un ruolo che queste scienze tendono a dimenticare, bench\u00e9, paradossalmente, tali tecniche \u2013 per esempio computer, reti neurali artificiali, etc. \u2013 costituiscano precisamente ci\u00f2 di cui esse vivono ogni giorno \u2013 e ci\u00f2 che le ha rese possibili come complesso disciplinare. Ma il ruolo centrale riconosciuto da Clark agli apporti tecnici nella conoscenza umana \u00e8 piuttosto ambiguo.<\/p>\n<p>La tesi della mente estesa postula che le tecniche materiali della cognizione e degli oggetti in cui esse si realizzano \u2013 dagli inizi pi\u00f9 umili della scrittura fino ai computer contemporanei pi\u00f9 potenti \u2013 potenziano, aumentano e letteralmente estendono la mente umana. Ci\u00f2 significa che la mente \u201cassorbe\u201d tali tecniche, nel senso che tutti i sistemi cognitivi artificiali con cui essa interagisce diventano la mente. La nostra mente li assimila. In questo senso la tesi della mente estesa non riconosce alcuna autonomia, nessuna indipendenza cognitiva a queste tecniche e agli oggetti in cui esse sono materializzate. Questi diventano propriamente cognitivi solo in quanto si caratterizzano come appendici della mente umana, la quale, per quanto estesa sia, continua a risiedere nel cervello dell\u2019individuo.<\/p>\n<p>In questo modo la tesi della mente estesa struttura una versione forte, radicale della teoria dell\u2019omogeneit\u00e0\u00a0 del dominio cognitivo, secondo cui la mente umana, per cos\u00ec dire, trasforma in s\u00e9 tutto quello con cui entra in contatto, regnando incontrastata sull\u2019intera regione del cognitivo. La tesi di Clark e Chalmers, proponendo una ridefinizione dei limiti (spaziali) della mente tesa a prendere le distanze dalla classica nozione di un soggetto conoscente essenzialmente immateriale, rafforza il solipsismo metodologico della filosofia della mente e delle scienze cognitive. Quello che offre \u00e8 l\u2019immagine di una mente cognitiva irrimediabilmente confinato nello spazio astratto dell\u2019individualit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Brano tratto dal libro <em>\u201cVivere con i robot. Saggio sull\u2019empatia artificiale\u201d, <\/em>scritto da Paul Dumouchel con Luisa Damiano, pubblicato da Raffaella Cortina Editore, Milano, anno 2019 (pagg. 76 \u2013 80)<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>\u00a0<img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-15124 alignleft\" src=\"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/18-g.jpg\" alt=\"\" width=\"140\" height=\"154\" \/><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>*Paul Dumouchel<\/strong> insegna presso la RitsumeikanUniversity di Kyoto (Giappone). Le sue ricerche si rivolgono primariamente alla filosofia delle relazioni sociali, alla teoria delle emozioni e alla filosofia della scienza e della tecnologia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAUL DUMOUCHEL* \u00a0 Alla fine degli anni Novanta Andy Clark e David Chalmers, nel celebre articolo \u201cThe extended mind\u201d, hanno proposto la tesi della mente estesa. L\u2019espressione \u201cmente estesa\u201d va compresa sia in senso metaforico, sia in senso letterale. 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