{"id":4376,"date":"2017-09-13T16:09:19","date_gmt":"2017-09-13T14:09:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=4376"},"modified":"2020-06-20T11:39:08","modified_gmt":"2020-06-20T09:39:08","slug":"lafrica-terra-di-conquista-e-scorrerie-per-loccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/lafrica-terra-di-conquista-e-scorrerie-per-loccidente\/","title":{"rendered":"OLTRE IL VELO \u2013 TESTIMONIANZE<\/br>L\u2019Africa terra di conquista (e scorrerie) Per l\u2019Occidente &#8220;prosperoso&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019Italia negli ultimi sessant\u2019anni \u00e8 sempre stata il crocevia di molteplici flussi migratori<\/strong>, sia in entrata che in uscita. Il ricordo dei barconi provenienti dai Paesi della ormai ex Jugoslavia \u00e8 quanto pi\u00f9 vivido negli occhi di chi \u00e8 nato negli anni sessanta e settanta, e ancora oggi i risultati di quelle traversate si possono constatare agilmente facendo un giro lungo la costa adriatica, dove vi sono intere comunit\u00e0 nelle quali da anni convivono pacificamente italiani e persone di origine slava.<\/p>\n<p>Le ondate migratorie che stiamo subendo negli ultimi quindici anni per\u00f2 si differenziano per almeno due caratteri: il primo \u00e8 rappresentato dal massiccio aumento quantitativo dei migranti e il secondo dal fatto che i movimenti in uscita dall\u2019<strong>Africa<\/strong> ci mettono di fronte ad una serie di responsabilit\u00e0 che noi, come del resto tutto l\u2019occidente, non possiamo pi\u00f9 ignorare. Cambiano i tempi, ma la storia si ripropone ingombrante, e le colpe delle nazioni europee bussano alla porta della nostra consapevolezza con costanza e tenacia. E\u2019 giusto per\u00f2 non guardare sempre al passato anche con irritazione, che sfocia in taluni casi nell\u2019odio, e affrontare il presente con responsabilit\u00e0 e coscienza di causa. Nonostante quindi la storia ci attribuisca degli obblighi nei confronti di quelle popolazioni che per secoli abbiamo cercato di rendere le nostre succursali minerarie ed economiche in generale, le istituzioni devono continuare a rendere onore al patto sociale stipulato con i cittadini e garantire sicurezza, ordine e stabilit\u00e0. E se dunque c\u2019\u00e8 anche una minuscola possibilit\u00e0 che i flussi migratori rappresentino un pericolo per la salvaguardia degli italiani, \u00e8 giusto che si impongano delle regole per un controllo responsabile del fenomeno. Fino a qui siamo tutti pi\u00f9 o meno d\u2019accordo.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3><strong><em>Quelle differenze culturali<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>La faccenda si complica quando risulta evidente che il minimo comun denominatore di questi passaggi \u00e8 il rispetto dei diritti fondamentali dell\u2019uomo, e in tempi in cui la coperta si fa sempre pi\u00f9 corta, per alcuni appare difficile non commettere violazioni in questo senso. \u201cLa tua libert\u00e0 finisce dove inizia la mia\u201d, recitava <strong>Martin Luther King<\/strong>, e quindi fin dove siamo disposti ad arrivare per far valere la nostra libert\u00e0 di vivere senza preoccuparci minimamente per la nostra incolumit\u00e0? Siamo disposti a respingere masse di uomini, donne e bambini in evidente stato di pericolo per paura che tra di loro si possa nascondere una fisiologica, e non patologica in quanto comune ad ogni comunit\u00e0 umana, quantit\u00e0 di soggetti propensi ad atti criminosi? Crediamo davvero che sia giusto negare un futuro lontano da discriminazioni sociali e religiose a intere generazioni per paura di non riuscire ad arginare le loro differenze culturali e quindi di venire lentamente ed inesorabilmente prevaricati da usi e tradizioni cos\u00ec distanti dalle nostre? Perch\u00e9 s\u00ec, bisogna guardarsi allo specchio e ammettere a se stessi che le grandi decisioni prese in questo campo sono quasi sempre mosse dalla paura. Come ad esempio la paura di dover un giorno rendere conto all\u2019umanit\u00e0 di quel mercato di armi e pietre preziose di cui l\u2019Africa rappresenta un tassello fondamentale per tutto l\u2019occidente.<\/p>\n<p>Tornando a noi, \u00e8 ormai chiaro l\u2019indirizzo che l\u2019Europa intende seguire: <strong>non siamo pi\u00f9 disposti ad interpretare il ruolo della terra promessa, del giardino dell\u2019Eden, ma siamo ben propensi a contribuire alla rinascita di un intero continente<\/strong>, e perch\u00e9 questo avvenga il rispetto dei diritti umani talvolta pu\u00f2 passare in secondo piano. C\u2019\u00e8 da immaginarseli i fantastici \u201cgerarchi\u201d di Bruxelles e Strasburgo intenti a spremersi le meningi, alla ricerca di una formula con la quale presentarsi alle porte degli Stati-chiave africani per stringere intricatissimi patti bilaterali, il tutto per portare a una graduale diminuzione degli approdi sulle coste europee, seguitando per\u00f2 a garantire che la stessa Africa continui ad essere la dispensa di risorse e minerali, dispensa che da secoli \u00e8 per l\u2019intero mondo cosiddetto sviluppato. E proprio questo sta succedendo: l\u2019Europa, anche tramite Federica Mogherini, alto rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sta creando una cintura di Stati alleati per trattenere nel continente i potenziali richiedenti asilo e gli eventuali \u201cmigranti economici\u201d, locuzione usata a livello istituzionale per identificare tutta quella fetta di umanit\u00e0 che va da chi scappa dalla pi\u00f9 profonda e sudicia povert\u00e0 a chi cerca lavoro in una nazione economicamente pi\u00f9 avanzata. Non importa quali siano i governi con cui si stringono alleanze; non importa se la mano stretta \u00e8 quella del dittatore sudanese Omar Hasan Ahmad al-Bashir che, dopo essere stato condannato nel 2009 dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanit\u00e0, non pu\u00f2 lasciare il suo Paese senza essere arrestato, e dopo le abominevoli atrocit\u00e0 commesse nel Darfur probabilmente non pu\u00f2 lasciare neanche il nord del Sudan; non importa se la mano stretta \u00e8 quella dei comandanti della polizia libica o delle autorit\u00e0 provinciali locali, ormai apertamente responsabili delle pi\u00f9 spaventose violazioni di diritti umani nelle carceri.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3><em><strong>Un grande lager disorganizzato<\/strong><\/em><\/h3>\n<p>D\u2019altronde come pu\u00f2 l\u2019<strong>Unione Europea<\/strong> essere cos\u00ec selettiva nei suoi rapporti diplomatici se neanche l\u2019Onu negli anni ha saputo imporsi o anche solo prendere le distanze da Stati come l\u2019Arabia Saudita che fa il buono e il cattivo tempo su popoli come quello yemenita a suon di dollari e galloni di petrolio? Come pu\u00f2 l\u2019Onu controllare che non vengano violati i diritti umani dei detenuti in Libia se, come hanno testimoniato numerosi operatori umanitari, tramite l\u2019operato di Frontex gi\u00e0 da tempo si \u00e8 tacitamente schierata con la guardia costiera nazionale per riportare i migranti in quelle gabbie che, a quanto pare, neanche al-Sarraj e Haftar hanno mai potuto visitare, visto che ignorano che siano teatro di innumerevoli e costanti barbarie? La risposta \u00e8 semplice: non pu\u00f2. Si sta creando il pi\u00f9 grande lager disorganizzato della storia dell\u2019umanit\u00e0, grande come un continente intero e protetto su ogni fronte da milizie e guardie armate, e tutto questo grazie a una serie di accordi diplomatici e ad un sistematico scambio di denaro in uscita dall\u2019Europa, cosa alla quale l\u2019Unione ci ha gi\u00e0 abituato dai tempi dello scabroso accordo con Erdogan che, in breve, prevedeva che per ogni migrante che sarebbe tornato nella penisola anatolica dalla Grecia, la Turchia avrebbe mandato un profugo siriano nell\u2019Ue. Tutto questo in cambio non solo di denaro ma anche di una <strong>sostanziale accelerata nel processo di adesione della Turchia all\u2019Unione europea<\/strong>. Il potere contrattuale delle nazioni africane \u00e8 ovviamente molto pi\u00f9 basso rispetto a quello del presidente turco, infatti i circa 1,8 miliardi di euro stanziati di recente dalla Commissione europea per il continente nero, a cui ne sono stati aggiunti altri 500 milioni, non si avvicinano neanche lontanamente ai 6 miliardi di euro destinati alla sola Turchia. Quello che poi dovrebbe essere un incentivo per una crescita economica e strutturale di questi Paesi pu\u00f2 essere facilmente interpretato come un ricatto bello e buono tramite la logica della condizionalit\u00e0 negativa: praticamente se fai quello che ti dice l\u2019Europa, l\u2019Europa ti dar\u00e0 i soldi pattuiti, altrimenti non ce n\u2019\u00e8 per nessuno. Quella che i pi\u00f9 chiamano \u201cesternalizzazione delle frontiere\u201d consiste proprio in una serie di dettami e procedure a cui alcuni Paesi, considerati chiave perch\u00e9 si trovano nel bel mezzo delle rotte migratorie, devono attenersi per ricevere gli stanziamenti previsti. Parliamo, tra le altre cose, della nascita di veri e propri hot spot militarizzati, dotati di controlli biometrici e foto-segnalazioni, e coperti da milizie addestrate e certificate in Europa, come nel caso della Libia che spessissimo manda i suoi soldati ad essere istruiti in Italia. I pi\u00f9 maliziosi potrebbero pensare che non riuscendo ad amministrare il fenomeno delle migrazioni l\u2019Europa stia davvero cercando di estendere i suoi confini istituzionali per avere una sorta di controllo giurisdizionale indiretto su gran parte dell\u2019Africa tramite stati satellite come il Niger. <strong>Proprio il Niger ha un ruolo centrale anche in un sistema avanguardistico che l\u2019Organizzazione Internazionale per le Migrazioni sta sperimentando come ulteriore mezzo per reprimere le migrazioni di massa.<\/strong><\/p>\n<p>Come da accordi, il governo nigerino offre infatti alle persone in transito la possibilit\u00e0 di fermarsi a lavorare come agricoltori, in modo da dissuaderli dal continuare la loro marcia. Il patto prevede che lo stato faccia rispettare il divieto di organizzarsi in gruppi per partire alla volta della Libia, cosa che costringe i migranti ad incontrarsi nel deserto e a studiare nuove rotte, alternative e infinitamente pi\u00f9 pericolose. Inoltre il governo locale si \u00e8 impegnato a registrare tutte le persone che attraversano il paese cos\u00ec che ognuno di loro risulti transitato dal Niger e, dunque, in stretto legame con il Niger stesso, prerogativa che per la comunit\u00e0 internazionale \u00e8 sufficiente a dichiarare quella nazione una meta plausibile per un eventuale rimpatrio. In altri termini: se sei un migrante e transiti per uno Stato, secondo gli organi istituzionali internazionali tu hai stretto un legame cos\u00ec forte con quel Paese da poterci tornare senza correre alcun pericolo. E\u2019 successo con la Turchia e succeder\u00e0 con molte altre nazioni, cos\u00ec da creare una schiera di paesi terzi nella quale rimpatriare le persone che arrivano illegalmente in Europa. Se poi una nazione africana ha il piacere di ospitare gli operatori di UNHCR sul proprio suolo, allora ha proprio tutti i requisiti necessari per essere scelta come meta priva di pericoli e nella quale non c\u2019\u00e8 paura che i diritti umani siano violati, in quanto il compito dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati \u00e8 proprio quello: garantire la sicurezza dei profughi e dei rifugiati.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3><em><strong>Il diritto internazionale completamente eluso<\/strong><\/em><\/h3>\n<p>Arrivati fino a questo punto qualcuno potrebbe chiedersi come facciano le Nazioni Unite a permettere questo sistema di contenimento e rimpatri criminosi in posti dove la sicurezza delle persone \u00e8 in costante rischio senza violare il diritto internazionale. Secondo l\u2019avvocato Salvatore Fachile, ricercatore giuridico e coordinatore scientifico di progetti in ambito nazionale ed europeo dedicati alla tratta internazionale di esseri umani e al diritto dell\u2019immigrazione, \u00e8 la natura di questi accordi a costituire il vero nocciolo della questione. Infatti, trovandoci di fronte sempre pi\u00f9 spesso a patti informali, come nel caso della Turchia, o a patti di polizia, cio\u00e8 tra comandanti delle rispettive forze dell\u2019ordine come nel caso del Sudan, il diritto internazionale viene completamente eluso, aggirato, e gli accordi sono validi nonostante non siano mai passati da un\u2019approvazione parlamentare. Tutta questa rete di accordi bilaterali e questo scambio di denaro e tecnologie, a detta della Mogherini, non va assolutamente confuso con il piano di investimenti e sviluppo che l\u2019Europa ha in serbo per l\u2019Africa, e i 20 miliardi di dollari l\u2019anno che, secondo l\u2019European External Action Service, sar\u00e0 speso per il continente in questione insieme a circa altri 44 miliardi di dollari di fondi privati che la stessa Mogherini ha annunciato che saranno resi disponibili per la crescita economica di questi Paesi nei prossimi mesi, e non servono a creare un mercato parallelo grazie al quale togliere quello europeo dalla stagnazione in cui si trova ormai da tempo.<\/p>\n<p>Insomma, <strong>tutti ci tengono a sottolineare che non ci troviamo al cospetto di un nuovo piano Marshall<\/strong> e che un progetto per l\u2019Europa gi\u00e0 c\u2019\u00e8 e non include il coinvolgimento di altre realt\u00e0, ma \u00e8 vero anche che gli interessi di Francia, Germania e Italia in Africa sono tanti, soprattutto quando parliamo di import-export di armamenti. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute nel 2014 l\u2019Italia ha venduto pi\u00f9 di 300 milioni di dollari di armi tra Algeria, Turchia, Chad, Marocco e Mauritania, e nel 2016 le esportazioni sono cresciute di pi\u00f9 dell\u201980% rispetto all\u2019anno precedente. Insomma, questo commercio sembra proprio non volersi arrestare, anzi tutt\u2019altro. E molti credono che in questo calderone di armamenti bisognerebbe aggiungerci quelli che Paesi come la Libia acquistano per respingere i migranti, spacciando la loro destinazione per sicurezza nazionale. Ecco a cosa ci stanno portando attualmente le precauzioni studiate dalle istituzioni europee e mondiali per far fronte a questa crisi migratoria.<\/p>\n<p>Tutto questo poi va inserito in un contesto pi\u00f9 circoscritto, nazionale, italiano, in cui se anche il famoso patto sociale che ognuno di noi alla nascita stringe con lo stato che lo accoglie alla vita viene rispettato per quanto riguarda la sicurezza fisica dei cittadini, lo stesso accordo viene spesso violato sul piano della stabilit\u00e0 e della sicurezza economica tramite pratiche del tutto illegali, quali la corruzione, l\u2019evasione fiscale, l\u2019abusivismo edilizio o la criminalit\u00e0 organizzata. Siamo sicuri che stiamo guardando dalla parte giusta e che non siamo vittime di un immenso gioco di prestigio? <strong>Quando ci lamentiamo, sappiamo davvero con certezza di lamentarci di cose che contano davvero nella vita della nostra comunit\u00e0? Sappiamo sempre trovare la fonte dei nostri problemi? Evidentemente no<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia negli ultimi sessant\u2019anni \u00e8 sempre stata il crocevia di molteplici flussi migratori, sia in entrata che in uscita. 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