{"id":5762,"date":"2017-11-29T14:00:26","date_gmt":"2017-11-29T13:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=5762"},"modified":"2020-06-20T11:06:26","modified_gmt":"2020-06-20T09:06:26","slug":"selfie-luci-ombre-dellautoscatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/selfie-luci-ombre-dellautoscatto\/","title":{"rendered":"Selfie: luci e ombre dell\u2019autoscatto"},"content":{"rendered":"<p>Andy Wharol, artista tra i pi\u00f9 influenti del XX secolo, esponente di spicco della <em>pop art<\/em> disse <strong>\u201cNel futuro tutti saranno famosi 15 minuti\u201d<\/strong>. Oltre ad essere stato uno dei primi a trasformare un suo autoscatto in opera d\u2019arte \u00e8 anche vero che la sua citazione si \u00e8 rivelata, per alcuni versi, profetica.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento dei social i \u201c15 minuti di gloria<strong>\u201d <\/strong>hanno sicuramente dato l\u2019impressione di allungarsi, soprattutto per coloro che ne fanno uso smodato. Una delle mode pi\u00f9 facilmente riconducibile al mondo social \u00e8 soprattutto il <em>selfie<\/em>.<\/p>\n<p>Il fenomeno dell\u2019autoscatto nasce ufficialmente nel 2004, quando un utente di Flickr, piattaforma per la condivisioni di immagini e foto, ha utilizzato per la prima volta la parola <em>selfie<\/em>. Il neologismo \u00e8 efficace e si diffonde in tempi rapidi, diventando nel 2013 la parola dell\u2019anno secondo L\u2019Oxford Dictionary. Nel 2015 <em>selfie<\/em> viene inserita anche all\u2019interno del dizionario italiano Zingarelli, diventando ufficialmente un anglicismo adottato anche da noi italiani.<\/p>\n<p><strong>Ma quanto il fenomeno del <em>selfie<\/em> \u00e8 diffuso?<\/strong> Le ricerche sono numerose e condividono il dato che vede i giovani tra i 18 e i 24 anni come maggiori utilizzatori del <em>selfie<\/em>. Nel nostro Paese le donne si scattano pi\u00f9 foto degli uomini.<\/p>\n<p>I motivi che spingono al <em>selfie<\/em> sono stati oggetto di studio psicologico. Oltre che stabilire i fattori scatenanti \u00e8 bene anche capire il confine tra utilizzo normale e disturbo.<\/p>\n<p>Vi sono diverse scuole di pensiero rispetto a quali meccanismi mentali scattino in coloro che desiderino condividere una propria immagine sui social network.<\/p>\n<p>Da un lato si evidenzia una forma di narcisismo rispetto all\u2019evento. Il circolo vizioso legato a questa possibilit\u00e0 potrebbe essere: postare per ottenere consensi, <strong>pi\u00f9 <em>like<\/em> ottengo pi\u00f9 sono desiderato<\/strong>. Una chiave di lettura in tal senso non solo denoterebbe un aspetto narcisistico, ovvero la necessit\u00e0 di percepire ammirazione, ma anche un\u2019insicurezza di fondo che pu\u00f2 essere colmata provvisoriamente con il consenso altrui.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento \u00e8 particolarmente riscontrabile negli adolescenti, i quali spesso si spingono in foto in cui mostrano il proprio a scapito della tutela della loro privacy, e sfociando talvolta nel vero e proprio <em>sexting<\/em> ( immagine e testi sessualmente espliciti condivisi tramite smartphone).<\/p>\n<p>\u00c8 altres\u00ec vero che i social hanno proprio come idea di base la condivisione di s\u00e9, di ci\u00f2 che si sta facendo, con chi e dove. Condividere una propria immagine pu\u00f2 essere un modo per restare in contatto con gli amici, sperando siano quelli del mondo reale, e per confrontarsi con loro rispetto alle proprie esperienze\u00a0 o a ci\u00f2 che accade nella vita. In questo non vi \u00e8 nulla di preoccupante. Non \u00e8 dunque il <em>selfie<\/em> di per s\u00e9 qualcosa di negativo, essendo una conseguenza coerente e naturale del mondo digitale.<\/p>\n<p>Il passaggio tra ricorso adeguato del <em>selfie<\/em> a patologico risiede nella dipendenza che suscita. La<strong> \u201c<em>Selfie<\/em> <em>Syndrome<\/em>\u201d<\/strong> \u00e8 stata recentemente riconosciuta dall\u2019Associazione Psichiatrica Americana (A.P.A) come disturbo mentale.<\/p>\n<p>Nel dettaglio esso viene suddiviso in:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Saltuario<\/strong>: le persone si fotografano almeno 3 volte al giorno senza postare per\u00f2 poi l\u2019immagine sui social.<\/li>\n<li><strong>Acuto<\/strong>: le persone si fotografano almeno 3 volte al giorno e condividono poi l\u2019immagine sui social.<\/li>\n<li><strong>Cronico<\/strong>: vi \u00e8 una componente ossessiva che spinge la persona a fotografarsi e a postare le foto almeno 6 volte al giorno.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Fatte le dovute distinzioni \u00e8 opportuno che coloro che ricorrono spesso al <em>selfie<\/em> capiscano quali siano le reali ragioni che li spinge a condividere nel virtuale le proprie immagini. Se la risposta risiede nella necessit\u00e0 di avere consensi, c\u2019\u00e8 qualcosa che probabilmente non va e sarebbe opportuno prenderne coscienza.<\/p>\n<p>Lo stesso pensiero vale nel momento in cui abbiamo <strong>il pensiero che tutto ci\u00f2 che non viene condiviso sui social network \u00e8 come se non fosse realmente vissuto<\/strong>.<\/p>\n<p>Ricordiamoci infine che i social ci permettono di mostrare una parte di noi, verosimilmente quella che desideriamo condividere. Quando diventa troppo, ricordiamoci quindi di smettere di cercare il nostro riflesso migliore nei <em>like<\/em> di Facebook, Instagram, etc., e ricordiamoci che siamo i protagonisti della nostra vita (reale) e della nostra quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p>Laddove si riscontrasse invece una vera e propria dipendenza, chiedere un supporto psicologico potrebbe essere un primo passo per superare la problematica.<\/p>\n<p><em>Alessia Corticelli\u00a0 &#8211; Psicologa<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andy Wharol, artista tra i pi\u00f9 influenti del XX secolo, esponente di spicco della pop art disse \u201cNel futuro tutti saranno famosi 15 minuti\u201d. Oltre ad essere stato uno dei primi a trasformare un suo autoscatto in opera d\u2019arte \u00e8 anche vero che la sua citazione si \u00e8 rivelata, per alcuni versi, profetica. 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