{"id":6780,"date":"2018-03-20T10:27:10","date_gmt":"2018-03-20T09:27:10","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=6780"},"modified":"2020-06-21T13:52:04","modified_gmt":"2020-06-21T11:52:04","slug":"milano-le-periferie-trascurate-tesoro-culture-fermento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/milano-le-periferie-trascurate-tesoro-culture-fermento\/","title":{"rendered":"Milano, le periferie trascurate  tesoro di culture in fermento"},"content":{"rendered":"<p>(In home page) <strong>MILANO D&#8217;UN TEMPO<\/strong> &#8211; Nino de&#8217; Pietro &#8211; Milano. Trattoria del Risveglio, 1970 (Raccolte Museali Fratelli Alinari &#8211; archivio De Pietro, Firenze).<\/p>\n<p><em>Il cielo sopra Milano e noi l\u00e0, in un volo immaginario. Guardiamo gi\u00f9 e molto brilla, in questa citt\u00e0 nuova, ricostruita, pi\u00f9 bella. Brilla l\u2019acqua della Darsena, brillano le luci di Fontana, splendono piazza Gae Aulenti e i grattacieli di Citylife. Ma dall\u2019alto lo sguardo \u00e8 ampio, e qualcosa luccica anche lungo il perimetro: un brulicare di idee e fermento che fa muovere i cittadini come formichine operose nel cerchio estremo, quello delle periferie. <\/em><\/p>\n<p><em>E s\u00ec, perch\u00e9 se gli edifici della moderna citt\u00e0 che sale risplendono di luce propria, le case troppo spesso malandate, le vie senza vetrine e le strutture fatiscenti abbandonate da troppi anni di disattenzione possono brillare oggi di luce riflessa: quella che i cittadini, con caparbiet\u00e0, e dribblando tra burocrazie e tasche semivuote, conferiscono a questi luoghi che prendono vita grazie a iniziative culturali e sportive, soccorso sociale e appropriazione pi\u00f9 che debita di spazi altrimenti lasciati nel sonno, se non peggio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 quanto emerge, ad esempio, dal racconto di Jacopo Nedbal, 27 anni. \u00a0\u201cStare al Galla\u201d \u00e8 il bel nome del gruppo di cui fa parte, riferito al Gallaratese, prima periferia che ci fa lasciare il volo, scendere a terra e guardare da vicino. <\/em><\/p>\n<h3><strong><em>Un bacino elettorale<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>\u201cIl gruppo \u00e8 nato dalla considerazione che il nostro quartiere ci piace ma non ci va bene cos\u00ec com\u2019\u00e8. \u00c8 evidente la necessit\u00e0 di ricostruire un tessuto sociale. E pensiamo che l\u2019unico modo per avere un quartiere pi\u00f9 sicuro sia fare uscire la gente per strada. Facciamo molta attivit\u00e0 di mutualismo: ad esempio le cene gratuite con colletta alimentare dove ogni volta arrivano ottanta persone. Cerchiamo di avere contatti con tutti \u2013 insiste Jacopo -, uniche pregiudiziali antifascismo e antirazzismo su cui non si transige. Col tempo ho capito che la via pi\u00f9 fruttuosa \u00e8 trovarci fra noi ragazzi a parlare delle problematiche del quartiere consapevoli di chi siamo e com\u2019\u00e8 il territorio, che noi \u00a0conosciamo. \u00c8 un lavoro molto lungo che non abbiamo la pretesa di fare da soli, ma ci fidiamo solo fino a un certo punto delle amministrazioni. Sappiamo benissimo che per il Comune le periferie sono un enorme bacino elettorale, e un atteggiamento paternalistico non pu\u00f2 essere una risposta strutturale. \u00a0Se il Comune fosse davvero interessato a rinfoltire le periferie \u2013 osserva il giovane &#8211; dovrebbe iniziare a mettere a disposizione spazi gratuitamente. Esistono solo gli oratori. Abbiamo ottimi rapporti con i parroci del quartiere per\u00f2 per chi non desidera che intervenga la dimensione religiosa non c\u2019\u00e8 alternativa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE poi a noi piace il bello: vogliamo aggregarci \u2013 conclude Jacopo Nebdal &#8211; ma non mangiando male, guardando brutti film e stando in brutti posti. Spendersi, sporcarsi le mani, fare anche sacrifici per costruire e organizzare, sono l\u2019unica possibilit\u00e0 per vivere bene\u201d.<\/p>\n<p><em>Sul sogno di bellezza ci rialziamo in volo, e viriamo di 180 gradi: da nord ovest a sud est: Rogoredo. L\u00e0 c\u2019\u00e8 Silvio Anderloni, presidente del Centro di Forestazione Urbana e direttore di<strong> Boscoincitt\u00e0<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>\u201cSiamo in un\u2019area abbandonata da parecchio tempo e ahim\u00e8 conosciuta come Boschetto della droga di Rogoredo. In realt\u00e0 stiamo parlando di un totale di 80 ettari, di cui 15 di parco urbano (in buono stato) e 65 di area incredibilmente bella dal punto di vista paesaggistico, con presenza di animali, praterie ondulate e una veduta sull\u2019Abbazia di Chiaravalle. Il luogo dello spaccio \u2013 aggiunge Anderloni &#8211; occupa 3 o 4 ettari, quindi parliamo di un fenomeno enorme e veramente triste dal punto di vista umano e della sicurezza, ma piccolo dal punto di vista dell\u2019occupazione di territorio. Che per\u00f2 tiene lontani da tutto il resto. Il nostro tentativo, con Italia Nostra, \u00e8 innanzitutto di ripulire tutte le aree intorno al boschetto. Contiamo per inizio estate di poter consegnare un percorso fruibile alla popolazione. Naturalmente con la collaborazione delle forze dell\u2019ordine: occorre insistere su prevenzione, assistenza e controllo. \u00a0E serve che i cittadini si riapproprino della zona e la utilizzino. Ad aprile torneranno anche le pecore, a sistemare il prato. Noi siamo presenti \u00a0tutti i giorni, non si tratta di interventi di emergenza. Sono processi lunghi, per\u00f2 ogni giorno deve succedere qualcosa\u201d.<\/p>\n<p><em>Jacopo aveva detto di fidarsi \u201csolo fino a un certo punto\u201d delle istituzioni\u2026 aggiriamo allora le guglie e ci buttiamo a capofitto in pieno centro. Palazzo Marino, sede del Comune. Ci accoglie Elisabetta Strada, consigliera comunale. <\/em><\/p>\n<p>\u201cSette anni all\u2019interno del Consiglio comunale, sette anni che giro e guardo Milano con occhi diversi. Le zone sono diventate municipi, e il nostro obiettivo \u00e8 di avere tanti centri e tanti municipi, e non pi\u00f9 \u201cla periferia\u201d. Molto \u00e8 stato fatto, e ancora si stanno facendo investimenti non solo di manutenzione, ma anche a carattere sociale. Ad esempio, \u00e8 cambiato il Fuorisalone, \u00a0non pi\u00f9 circoscritto in zona Tortona, e quest\u2019anno arriver\u00e0 anche in viale Monza. C\u2019\u00e8 stata la Prima della Scala diffusa con maxi schermi in molte zone della citt\u00e0, cos\u00ec come \u00e8 stato per\u00a0 Bookcity. Abbiamo deciso investimenti importanti: individuati 5 quartieri (Giambellino-Lorenteggio, Adriano-Padova-Rizzoli, Corvetto-Chiaravalle-Porto di Mare, Niguarda-Bovisa e Qt8-Gallaratese) abbiamo stanziato 540mila euro per un piano hardware\/software: interventi strutturali e di tipo socio-aggregativo. L\u2019anno scorso \u00e8 stato firmato un accordo tra Comune, Regione e Ferrovie per la riqualificazione dei sette scali ferroviari. Nelle linee guida proposte da noi si chiedono mix abitativi: una convivenza che ribalta totalmente la filosofia della divisione\u201d.<\/p>\n<p><em>Le chiediamo quale sia il suo sogno per Milano. <\/em>\u201cUna citt\u00e0 pi\u00f9 pulita, pi\u00f9 verde, con meno macchine, ancora pi\u00f9 viva, senza zone tristi, con cose belle\u201d, risponde Elisabetta Strada.<\/p>\n<p><em>E cos\u00ec sembra che almeno le parole chiave \u201cmischiarsi\u201d e \u201cbellezza\u201d incontrino quelle di Jacopo. <\/em><\/p>\n<h3><strong><em>Il Comune non risolve tutti i problemi<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><em>Il nostro volo immaginario ci sposta anche nel tempo: torniamo indietro di 13 anni e atterriamo al Centro Culturale Rosetum, via Pisanello, dove il 27 settembre del 2005 si \u00e8 costituita la Consulta cittadina delle Periferie di Milano. Vi partecipano associazioni, circoli storici, gruppi di commercianti, comitati. E consiglieri di zona. Incontriamo il portavoce Walter Cherubini, che ha qualcosa da contestare: \u201cl\u2019organizzazione dell\u2019Amministrazione comunale di Milano \u2013 i fatti lo dimostrano ogni giorno \u2013 non \u00e8 strutturata per amministrare le periferie, essendo centralistica, deficitaria, in cronico ritardo\u201d, scrive sul sito. Il tono deciso non cambia nelle parole che ascoltiamo dalla sua voce: <\/em>\u201cLa periferia esiste perch\u00e9 esiste un centro. Periferia, a Milano, sono i territori che un tempo erano Comuni autonomi. Che sono stati annessi (annessi, non fusi), espropriati del loro centro amministrativo mentre \u00a0tutto si \u00e8 accentrato a palazzo Marino. Le periferie hanno sostanzialmente una cosa in comune: la mancanza di una <em>governance<\/em>. Il Sindaco non \u00e8 in grado di risolvere tutti i problemi \u2013 sottolinea Cherubini -, l\u2019unica cosa che deve fare \u00e8 decentrare. Cosa che invece non accade. Inizialmente lavoravamo come Coordinamento zona Ovest, soprattutto nell\u2019ottica dell\u2019incontro amministratore\/amministrati. \u00a0A un certo punto ci siamo detti: I problemi della periferia ovest non si risolvono a ovest. Ed \u00e8 cos\u00ec nata la Consulta. Bisogna avere un approccio sistemico. Il che vuol dire, ad esempio, che se il Comune fa nuove palestre, ma i campi non sono delle metrature corrette per l\u2019agonistica, invece di avere nuovi centri sportivi abbiamo giovani atleti senza casa. Il sistema di regole e il meccanismo burocratico non sono adeguati a rispondere ai problemi, \u00e8 un sistema autoconservativo. C\u2019\u00e8 bisogno di rigenerare socialmente questi quartieri. Utilizzare gli spazi vuoti, che ci sono. E non \u00e8 una questione di soldi. Per quanto riguarda la cultura, nelle periferie \u00e8 gi\u00e0 sufficientemente innestata. 400 soggetti tra teatri, centri culturali, biblioteche e cori amatoriali. Il bilancio della Scala &#8211; che non ha fatto la \u201cPrima\u201d diffusa, ha fatto il cinema diffuso &#8211; \u00a0\u00e8 di 125 milioni di euro. Il Piccolo prende 20 milioni. \u00c8 chiara dunque l\u2019attenzione se la misuriamo in termini di risorse dedicate\u201d.<\/p>\n<p><em>Chiediamo conto delle eccellenze a Giorgio Bacchiega, direttore del Centro Studi, ma la domanda cos\u00ec posta non gli piace. <\/em>\u201c\u00c8 la rete delle periferie milanesi l\u2019eccellenza.\u00a0 Noi possiamo portare grandi nomi in sedi prestigiose delle periferie, oppure possiamo dare stimoli a coloro che gi\u00e0 operano l\u00ec ogni giorno. Se scegliamo la prima ipotesi perdiamo la societ\u00e0 civile. Avremmo potuto costruire il museo del 900 a Baggio, ma quanto avrebbe partecipato la popolazione al processo organizzativo e all\u2019elaborazione dei contenuti?\u201d<\/p>\n<p><em>Ricchi di spunti di riflessione su un teatro di vite a volte drammatiche se non tragiche, a volte palcoscenico di commedie vivaci e felicit\u00e0 progettuali, riposiamo il nostro volo nello spazio e nel tempo tornando a terra, \u00a0ma negli anni \u201950, quando estrema periferia era gi\u00e0 la circonvallazione esterna, e piazzale Abbiategrasso un quartiere di cascine. Succede di ritrovarsi negli anni \u201850 alla Fondazione Luciana Matalon di Foro Buonaparte, 67 dove fino al 31 marzo si pu\u00f2 visitare la mostra \u201cSchegge di Periferie: il neorealismo a Milano. Fotografie di Nino De Pietro\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>E ci sediamo l\u00e0, con la suggestione in bianco e nero di mondi lontani, quello dei bambini nei cortili arrampicati su finestre sbilenche, fuori da ogni controllo di sicurezza ma felici; e di mondi meno lontani, perch\u00e9 la foto della Martesana 1950 sembra uguale a quella di oggi, e in fondo ci piace tanto che sia cos\u00ec.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(In home page) MILANO D&#8217;UN TEMPO &#8211; Nino de&#8217; Pietro &#8211; Milano. Trattoria del Risveglio, 1970 (Raccolte Museali Fratelli Alinari &#8211; archivio De Pietro, Firenze). Il cielo sopra Milano e noi l\u00e0, in un volo immaginario. Guardiamo gi\u00f9 e molto brilla, in questa citt\u00e0 nuova, ricostruita, pi\u00f9 bella. Brilla l\u2019acqua della Darsena, brillano le luci [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":6784,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[230],"tags":[],"wps_subtitle":"Da una parte la citt\u00e0 nuova, con splendidi edifici; dall\u2019altra, i quartieri ove il tessuto sociale \u00e8 da ricostruire. Ma le iniziative non mancherebbero\u2026","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6780"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6780"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6780\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6784"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}