{"id":7067,"date":"2018-05-24T10:53:01","date_gmt":"2018-05-24T08:53:01","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=7067"},"modified":"2020-06-18T20:43:43","modified_gmt":"2020-06-18T18:43:43","slug":"arte-e-stravolgimenti-quando-unopera-viene-alterata-per-educare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/arte-e-stravolgimenti-quando-unopera-viene-alterata-per-educare\/","title":{"rendered":"Arte e stravolgimenti. <br> Quando un\u2019opera viene alterata per \u201ceducare\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u00abAnche nel caso della riproduzione pi\u00f9 perfetta, manca un elemento: l&#8217;hic et nunc dell&#8217;opera d&#8217;arte &#8211; la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova. Ma proprio su questa esistenza unica, e in null&#8217;altro, si \u00e8 attuata la storia a cui essa \u00e8 stata sottoposta nel corso del suo durare (&#8230;) L&#8217;hic et nunc dell&#8217;originale rappresenta l&#8217;idea della sua autenticit\u00e0 (&#8230;) L&#8217;intero ambito dell&#8217;autenticit\u00e0 si sottrae alla riproducibilit\u00e0 tecnica, e naturalmente non soltanto a quella tecnica\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico d\u2019arte e letterario tedesco vissuto nei primi decenni del secolo scorso, \u00a0nel suo saggio, \u201cL\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica\u201d. Era il 1936.<\/p>\n<p>Lasciamolo l\u00ec, per ora, e guardiamo a quanto Benjamin non avrebbe potuto immaginare. Altro che hic et nunc: oggi le mostre cosiddette \u201cimmersive\u201d fanno a meno anche dell\u2019opera d\u2019arte che promettono di mostrare, o la stravolgono per \u2013 cos\u00ec sembra\u00a0 &#8211; avvicinare i pi\u00f9 alle arti, in particolare i bambini.<\/p>\n<p>Al grido di \u201c<em>experience<\/em>!\u201d propongono elementi dei quadri in movimento, proiezioni su pareti o calpestabili sul pavimento, giravolte di ritratti con sottofondo musicale, puzzle di capolavori, pezzi d\u2019opere da ricomporre a fantasia dell\u2019utente, flash e zoom su girasoli e ninfee. Dirli decontestualizzati \u00e8 un eufemismo.<\/p>\n<p>\u201cVan Gogh Alive\u201d, \u201cKlimt Experience\u201d, \u201cChagall. Sogno di una notte d\u2019estate\u201d sono alcuni dei titoli di questo circo dell\u2019arte.<\/p>\n<p>Intendiamoci: belli sono belli, coreograficamente ottimi, coinvolgenti, anche. E se guardiamo al successo che hanno avuto in termini di presenze (500mila in Italia per Van Gogh, \u00a0quasi 600 mila per Chagall in Francia, 103mila per Klimt solo a Milano) hanno ragione gli organizzatori. Beh, anche il Grande Fratello versione tv , con buona pace di Orwell, registra record di ascolti. \u00a0Ma il punto \u00e8 un altro, e il discorso vale anche se ci spostiamo alla letteratura dove il fenomeno dell\u2019alleggerimento della proposta al pubblico \u00e8 pi\u00f9 antico e si manifesta nelle riduzioni per l\u2019infanzia dei grandi capolavori del calibro dei Promessi Sposi e della Divina Commedia.<\/p>\n<p>Il punto, secondo noi (un punto di vista di semplici fruitori, senza i titoli dei critici) \u00e8 questo: lungi dall\u2019essere educativa, la pratica di stravolgere, manovrare, modificare un\u2019opera d\u2019arte, offrirla in pasto a chi possa sbranarla, offendendo il suo autore, ottiene l\u2019effetto opposto.\u00a0 Sia che si tratti di adulti che desiderano comprenderla, sia nel caso in cui vogliano semplicemente goderne per trarne beneficio dei sensi, sia che si voglia educare il bambino alla sua fruizione, questa modalit\u00e0 cavalca il triste messaggio dei nostri tempi: puoi arrivarci senza fare fatica, e senza impiegare troppo tempo.<\/p>\n<p>E invece no. Studiare e capire richiedono fatica e lavoro, un impegno peraltro anche con risvolti piuttosto piacevoli e gran soddisfazione.<\/p>\n<p>E senn\u00f2 c\u2019\u00e8 un altro modo per mettere un bambino piccolo (o un adulto) davanti a un quadro: metterlo davanti a un quadro. Punto.<\/p>\n<p>Recentemente a Milano sono state ospitate nella Cripta di San Sepolcro tre installazioni di <a href=\"https:\/\/www.milanocard.it\/ita\/project\/bill-viola-alla-cripta-di-san-sepolcro\">Bill Viola<\/a>, un artista il cui uso della multimedialit\u00e0 \u00e8 parte dell\u2019opera stessa. Si trattava qui di video, sul tema della nascita e della morte, del passare del tempo, dei sentimenti dell\u2019uomo visti nel dettaglio.<\/p>\n<p>Una bambina saltellava di fronte alle immagini del dramma di una donna che attraversava il tempo della vita sotto un torrente d\u2019acqua passando dal bianco e nero al colore con il volto segnato, un suo coetaneo seduto per terra guardava con occhioni spalancati, per poi scappare dalle immagini in una capriola di risate.<\/p>\n<p>Si spostavano veloci quindi davanti all\u2019uomo che risorge dalla sabbia, e a quel magnifico quadro vivente dai colori caravaggeschi del gruppo di uomini che col volto esprimono la gamma di sensazioni in un <em>rallenty <\/em>volutamente estremo.<\/p>\n<p>Roba per bambini? No. Ma godevano entrambi della suggestione del luogo ipogeo, della grotta rifugio e dei suoi dislivelli, e chiss\u00e0 come e dove nella loro testolina avranno sistemato quelle immagini, e il felice accostamento di quei video in un ambiente che ospita anche la copia (Benjamin cosa direbbe?) della Sacra Sindone.<\/p>\n<p>Eppure quale esperienza educativa sarebbe stata la spiegazione di quell\u2019arte se rivisitata, risistemata, rielaborata per diventare a misura di bambino? E la misura, un bambino, almeno al primo approccio non pu\u00f2 darsela da s\u00e9, come la preferisce e come \u00e8 in grado?<\/p>\n<p>Poi certo ci sono le scuole, i maestri, e con loro si studia, chi per obbligo, chi per forte desiderio. E qui arriviamo all\u2019impopolarit\u00e0, dicendo che non tutto \u00e8 per tutti. Non tutti arriveranno allo stesso grado di comprensione. Ma c\u2019\u00e8 un diritto alla fruizione, che ognuno se la gestisca come preferisce. Al limite, anche guardando un quadro o leggendo una poesia senza interessarsi dell\u2019autore. Ma che sia un quadro, non la sua riproduzione\/distruzione ai tempi della multimedialit\u00e0. Che sia una poesia, non la sua parafrasi.<\/p>\n<p>Quello che segnalava Benjamin (pur senza preoccuparlo, va detto, e piuttosto nell\u2019interrogarsi\u00a0 sulle potenzialit\u00e0 dell\u2019arte riproducibile\u2026 ma si parlava di cose come un concerto di Ravel riascoltabile lontano da Ravel o di un Picasso riprodotto sulla rivista) era il venir meno dell\u2019\u201daura\u201d, un \u00absingolare intreccio di spazio e di tempo: l\u2019apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina. (\u2026) Giorno per giorno si fa valere sempre pi\u00f9 incontestabilmente il bisogno di impadronirsi dell\u2019oggetto da una distanza minima, nell\u2019immagine o meglio nella riproduzione\u00bb (\u201cPiccola storia della fotografia\u201d, 1931)<\/p>\n<p>Benjamin vi vedeva una perdita di sacralit\u00e0, senza contestare la qualit\u00e0 dell\u2019opera riprodotta. Nelle nostre contemporanee \u201c<em>experience<\/em>\u201d non c\u2019\u00e8 l\u2019opera: da qui dobbiamo partire.<\/p>\n<p>E per uscire decisamente dal sacro sar\u00e0 facile supporre che si tratti \u2013 diciamo \u201canche\u201d? \u2013 di una questione di costi. Molto ridotti, rispetto all\u2019allestimento di una mostra d\u2019arte con l\u2019arte.\u00a0 E nella logica \u2013 diciamo \u201cforse\u201d? \u2013 non gi\u00e0 di avvicinare il pubblico all\u2019arte, ma alla biglietteria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAnche nel caso della riproduzione pi\u00f9 perfetta, manca un elemento: l&#8217;hic et nunc dell&#8217;opera d&#8217;arte &#8211; la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova. 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