{"id":7205,"date":"2018-07-10T22:10:36","date_gmt":"2018-07-10T20:10:36","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=7205"},"modified":"2020-06-21T13:33:53","modified_gmt":"2020-06-21T11:33:53","slug":"lautore-occulto-il-mondo-nascosto-dei-traduttori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/lautore-occulto-il-mondo-nascosto-dei-traduttori\/","title":{"rendered":"L\u2019autore occulto, il mondo  nascosto dei traduttori"},"content":{"rendered":"<p>\u201c1984\u201d di Gabriele Baldini, \u201cMoby Dick\u201d della Minoli e \u201cI fratelli Karamazov\u201d di Maria Rosaria Fasanelli. Follia? Ignoranza abissale? No. Sono, questi, i nomi dei traduttori italiani di cos\u00ec alta letteratura. Ora alzi la mano chi li conosceva o avrebbe saputo attribuire il nome all\u2019opera. Eppure parliamo di professionisti che hanno in mano le parole scelte dai pi\u00f9 grandi autori, e che devono trasportare quelle parole su pagine ancora bianche, in altra lingua, lasciandone intatto il valore, oltre naturalmente al senso. Una responsabilit\u00e0 talmente alta da poter considerare questi professionisti i co-autori dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Ma talvolta gi\u00e0 l\u2019editore, anche nel predisporre la quarta di copertina, relega il nome del traduttore in posizioni poco \u201cvisibili\u201d.\u00a0 \u201cGente di Dublino\u201d della Universale Economica Feltrinelli o \u201cLa Metamorfosi\u201d edita da Bur sono rari esempi di onore in copertina al traduttore, ma si fa fatica a trovarne.<\/p>\n<h3><strong><em>Numeri significativi<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Quanti sono i traduttori in Italia? Ci risponde <strong>Stefania Marinoni<\/strong>, referente della Commissione Nazionale Traduttori Editoriali di AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti):<\/p>\n<p><em>&#8220;\u00c8 difficile stabilirlo con certezza perch\u00e9 non ci sono dati ufficiali: in Italia non esiste un albo o un elenco a cui \u00e8 necessario iscriversi per esercitare. Tra i traduttori editoriali pochi sono quelli &#8220;puri&#8221;: molti affiancano un altro lavoro, ad esempio insegnano, o traducono anche in ambito tecnico. AITI \u00e8 l&#8217;associazione di gran lunga pi\u00f9 numerosa, con 1145 soci tra traduttori e interpreti (992 donne e 153 uomini) di cui 120 editoriali, ma ne esistono anche altre, e bisogna considerare che non tutti i colleghi sono iscritti a un&#8217;associazione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Migliaia di professionisti, dunque, che spesso si trovano ad operare con scarse se non nulle tutele e compensi inadeguati. A questo pensa \u201cStrade\u201d, la sezione traduttori editoriali di Slc-Cgil.<\/p>\n<p>Parliamo con <strong>Elisa Comito<\/strong>, coordinatrice del servizio di consulenza contrattuale e co-autrice del\u00a0 Vademecum (<a href=\"http:\/\/www.traduttoristrade.it\/vademecum\/\">http:\/\/www.traduttoristrade.it\/vademecum\/<\/a>). Aggiornato a dicembre 2017, il documento contiene anche un capitolo sui contratti diretti tra traduttori e scrittori.<\/p>\n<p>Chiediamo a Comito anche del protocollo d\u2019intesa \u201cLe buone pratiche per un\u2019editoria sana\u201d firmato nel 2016: ha dato i suoi frutti? Quanti editori lo hanno sottoscritto?<\/p>\n<p><em>\u201cIl protocollo \u00e8 stato sottoscritto dagli editori di Odei (<\/em><a href=\"http:\/\/www.odei.it\/i-nostri-soci\/\"><em>http:\/\/www.odei.it\/i-nostri-soci\/<\/em><\/a><em>), che sono un&#8217;ottantina. E s\u00ec, sta dando i suoi frutti perch\u00e9, anche se ancora capita che alcuni di questi editori (o i loro redattori) propongano modelli con clausole difformi dal protocollo, quando i colleghi li mettono di fronte alle condizioni concordate modificano il contratto. Nel complesso i risultati sono positivi, al punto che i colleghi usano queste buone prassi anche con editori non Odei\u201d.<\/em><\/p>\n<p>E se <strong>Daniel Pennac<\/strong> paga di tasca sua i diritti alla traduttrice italiana <strong>Yasmina Melouah<\/strong>, \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 rimasto esterrefatto nell\u2019apprendere che lei non avrebbe ottenuto diritti dall\u2019editore.\u00a0 Un\u2019inchiesta svolta nel 2011 dall&#8217;associazione culturale Biblit su un campione di 272 traduttori (<a href=\"http:\/\/www.biblit.it\/risorse\/inchieste\/\">http:\/\/www.biblit.it\/risorse\/inchieste\/<\/a>) fotografa la situazione compensi:\u00a0 per la maggior parte del campione la tariffa massima a cartella si situa tra gli 11 e i 15 euro. La tariffa minima, invece, si concentra tra i 6 e i 12 euro e i compensi pi\u00f9 bassi si hanno per le traduzioni di letteratura per ragazzi.<\/p>\n<h3><strong><em>Una professione affascinante: due testimonianze<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Resta, e certamente non ultima, la ricchezza di una professione affascinante.<\/p>\n<p>Ce ne parla<strong> Marco Rossari<\/strong>, traduttore e autore.<\/p>\n<p><strong>Lei traduce e scrive. Di tutto. Saggi, poesia, narrativa. Quanto ruba, o per dirla con pi\u00f9 grazia, quanto rimane nella sua penna delle parole dei grandi autori che ha tradotto?<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cVorrei dirle molto. Sarebbe fantastico poter assorbire grandi scrittori come Twain o Lowry. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che non lo so. Di sicuro mi resta l&#8217;esperienza di avere attraversato un capolavoro in ogni anfratto, virgole comprese (si traduce anche la punteggiatura, anche se non lo dice mai nessuno). Inoltre \u00e8 stato bello e singolare, per quanto casuale, che i miei due romanzi pi\u00f9 recenti, \u2018Le cento vite di Nemesio\u2019 e \u2018Nel cuore della notte\u2019, trovassero una rima o un&#8217;eco in altre due opere tradotte, ossia \u2018Il Circolo Pickwick\u2019 e \u2018Sotto il vulcano\u2019, senza naturalmente voler fare paragoni imbarazzanti\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Ironia e umorismo sono temi per lei importanti. Vorrei per questo soffermarmi su Alan Bennet, e chiederle due cose:\u00a0si riesce a far ridere in italiano mantenendo letteralmente il proverbiale <em>humor<\/em>? Ha lavorato alla traduzione de \u201cLa cerimonia del massaggio\u201d insieme a Giulia Arborio Mella: come si fa a tradurre in due? <\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cAlan Bennett \u00e8 un mio grande amore, tanto che \u00e8 finito anche nell&#8217;antologia curata per Einaudi \u2018Racconti da ridere\u2019. L&#8217;umorismo british \u00e8 meraviglioso e difficile da rendere, anche se nulla in fondo in fondo dovrebbe essere considerato intraducibile. Semmai il problema con Bennett \u00e8 che fu proprio la mia prima traduzione e non mi sentivo per nulla all&#8217;altezza. Fu Giulia Arborio Mella cos\u00ec generosa da offrirmi questa chance, ma tutti i meriti di quel delizioso libretto sono suoi. Ad ogni modo non trovo disdicevole lavorare in coppia. Per molti editori \u00e8 un tab\u00f9: la voce dell&#8217;autore deve trovarsi con la voce di un solo traduttore, ma secondo me la traduzione \u00e8 anche, \u00e8 gi\u00e0, un lavoro collettivo, con l&#8217;editor e il revisore e il correttore di bozze, quindi reputo possibile tradurre a quattro mani, avendo forse anche uno sguardo pi\u00f9 vigile\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019indagine anche veloce sul lavoro del traduttore propone temi tristi e tuttavia reali, quali la solitudine, la carenza di tutele. Cosa pu\u00f2 dire della sua esperienza? Crede ci sia un grado di frustrazione? <\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cNon saprei. La frustrazione esiste in molti mestieri. Il traduttore \u00e8 spesso una persona schiva, che preferisce non apparire,\u00a0altrimenti non starebbe tutto il giorno in casa a lavorare sulle parole altrui. La mia esperienza \u00e8\u00a0stata questa: cercare di ottenere sempre di pi\u00f9, cercando di lavorare bene e puntuale, e costruirsi un nome, un profilo affidabile, coltivando altri lavori paralleli. \u00c8 l&#8217;unica. Del nome in copertina (che pure caldeggio) non mi importa molto, visto che gi\u00e0 mi capita con i romanzi ed \u00e8 un&#8217;emozione subito sbiadita. Alla fine credo che ben poco ti possa restituire la fatica spesa dietro le righe di uno scrittore ad esempio come Malcolm Lowry.\u00a0 Come diceva una grande traduttrice: cerca di ottenere il massimo, che rester\u00e0 comunque poco. Ma goditi anche un lavoro bellissimo. Essere coautori non \u00e8 poco per nulla\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Con <strong>Ilide Carmignani<\/strong>, traduttrice e ispanista, partiamo da una domanda provocatoria:<\/p>\n<p><strong>Quanti hanno letto in italiano \u201cStoria di una gabbianella e del gatto che le insegn\u00f2 a volare?\u201d E quanti di loro sanno di aver letto Ilide Carmignani? Ovviamente mi riferisco ai temi dell\u2019invisibilit\u00e0 del traduttore e della co-paternit\u00e0 dell\u2019opera, sui quali le chiedo un commento.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cCredo che lo abbiano letto in tanti quel libro, che tanti altri lo leggeranno in futuro e che difficilmente qualcuno far\u00e0 caso al nome del traduttore. Questa invisibilit\u00e0 non mi dispiace del tutto. La traduzione in fondo \u00e8 un lavoro oblativo, mosso da una profonda passione per la letteratura e per la lingua. Si d\u00e0 voce ad altri cercando di non perdere nulla dell\u2019originale e contemporaneamente di non aggiungere nulla di proprio. Si vive nello spazio bianco fra le righe. Al tempo stesso restituire in italiano non solo un\u2019altra lingua-cultura, irriducibilmente diversa, ma il modo originalissimo in cui uno scrittore utilizza le risorse a sua disposizione per crearsi una voce letteraria unica, richiede una grande creativit\u00e0 (oltre a non pochi saperi e competenze), tanto \u00e8 vero che i traduttori sono per legge autori a tutti gli effetti. La letteratura, quando \u00e8 al di fuori dei suoi confini e del suo tempo, \u00e8 come la musica, ha bisogno di un interprete per prendere voce, altrimenti resta muta.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019invisibilit\u00e0 del traduttore invece mi dispiace, e molto, quando viene usata per negare qualsiasi importanza al passaggio da una lingua all\u2019altra, e si tagliano i compensi e i tempi di lavorazione, e il libro che esce in italiano finisce per diventare una brutta copia dell\u2019originale. Gli altri paesi europei sono pi\u00f9 consapevoli, difendono i traduttori, sanno che difenderli vuol dire difendere anche la propria cultura e la propria lingua\u201d. <\/em><\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 molto attiva nell\u2019opera di valorizzazione e tutela della professione. Tra l\u2019altro cura gli incontri de \u201cL\u2019AutoreInvisibile\u201d per il Salone del Libro di Torino dall\u2019anno 2000. In diciotto anni quali cambiamenti ha visto? <\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cBe\u2019, per fortuna sono cambiate molte cose. Vent\u2019anni fa i traduttori erano anche per i colleghi semplici nomi sulla carta. Oggi sono finalmente diventati una comunit\u00e0 che prende la parola davanti alle altre componenti del mondo culturale. Non solo c\u2019\u00e8 l\u2019AutoreInvisibile al Salone di Torino, ma da sedici anni anche le Giornate della traduzione letteraria a Roma, e da sei anni Traduttori in Movimento al castello di Fosdinovo. Certo, sul versante contrattuale, dei compensi e della tutela c\u2019\u00e8 ancora moltissimo da fare, la situazione con la crisi economica che abbiamo appena attraversato \u00e8 tutt\u2019altro che migliorata. Si \u00e8 tagliato sulla traduzione e pi\u00f9 in generale sul lavoro che viene fatto sul testo, e purtroppo si vede. Per fortuna c\u2019\u00e8 anche una minoranza di editori che continuano a credere pi\u00f9 che nel marketing, nella qualit\u00e0 dei contenuti\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Infine, per sfiorare il fascino del suo mestiere: lei traduce dallo spagnolo, \u00e8 conosciuta soprattutto per le traduzioni di Bola\u00f1o e Sep\u00falveda, ma ha toccato pagine anche di altri nomi altissimi quali Borges, Garc\u00eda M\u00e1rquez, Garc\u00eda Lorca, Neruda\u2026 come ci si sente ad avere in mano le loro parole? E ha avuto incontri di persona con qualcuno degli autori tradotti? <\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cSono onori e oneri. Onori perch\u00e9 \u00e8 davvero un grandissimo privilegio poter dare parola italiana a libri come \u2018Cent\u2019anni di solitudine\u2019. Oneri perch\u00e9 \u00e8 una responsabilit\u00e0 gravosa nei confronti del lettore che non conosce lo spagnolo e pu\u00f2 leggere un certo capolavoro solo attraverso la mia interpretazione. <\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019incontro pi\u00f9 bello \u00e8 stato quello con Luis Sep\u00falveda. Pi\u00f9 di venti anni fa, quando era appena uscito il suo secondo libro, mi fece invitare a cena dall\u2019editore, Guanda. Era una cosa cos\u00ec insolita che lo presi come una specie di esame per poter continuare a tradurlo. Ero talmente nervosa e preoccupata che arrivai a Milano esausta e appena entrai in albergo cercai invano una faccia nota a cui aggrapparmi, l\u2019editore, l\u2019ufficio stampa, ma nulla. Usc\u00ec invece da un ascensore un tipo alto, robusto, barba e capelli neri, che somigliava terribilmente alla foto di Sep\u00falveda pubblicata su \u2018Linea d\u2019Ombra\u2019. Inevitabilmente lo fissai, lui vide che lo fissavo e venne dritto da me. Nel panico mi presentai e Sep\u00falveda subito mi abbracci\u00f2, quasi mi sollev\u00f2 da terra (i suoi famosi abbracci da orso) e mi disse che voleva ringraziarmi per aver portato le mie parole ai lettori italiani, che ero ormai la sua \u00abcompa\u00f1era de camino\u00bb\u201d.<\/em><\/p>\n<h3><strong><em>Nelle riviste di settore<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>A dare spazio e voce a questo lavoro sotterraneo e indispensabile, esistono alcune riviste di settore (NdT, Il Traduttore Nuovo, Testo a fronte, Intralinea, Mediazioni). L\u2019ultima nata, <a href=\"http:\/\/www.rivistatradurre.it\">Tradurre<\/a>, \u00e8 presto diventata un punto di riferimento.<\/p>\n<p>Ci racconta il direttore <strong>Gianfranco Petrillo<\/strong>:<\/p>\n<p><em>\u201cL&#8217;idea di una rivista che si occupasse di traduzione editoriale \u00e8 nata da un gruppo di traduttrici e traduttori torinesi nel dicembre del 2010; il numero 0 fu presentato al Salone del Libro del 2011. Nel giro di un paio di numeri siamo riusciti ad allargare la cerchia dei collaboratori ad altri traduttori affermati e a diversi docenti e studiosi accademici e non, e da allora siamo costantemente cresciuti. Questo autunno, il numero 15 sar\u00e0 dedicato a &#8220;insegnare\/imparare a tradurre&#8221;. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>E se l\u2019autore \u00e8 analfabeta?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cQuell\u2019ungherese smarrita e senza soldi che ero, \u00e8 diventata una scrittrice [\u2026]Cinque anni dopo essere giunta in Svizzera parlo il francese, ma continuo a non saperlo leggere\u201d [\u2026] questa lingua non l\u2019ho scelta io [\u2026] ma scriver\u00f2 come meglio potr\u00f2. \u00c8 una sfida. La sfida di un\u2019analfabeta\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Quell\u2019ungherese smarrita era la grandissima <strong>\u00c1gota Krist\u00f3f<\/strong>. Il brano \u00e8 tratto da \u201cL\u2019analfabeta\u201d, Edizioni Casagrande. Possiamo leggere questo piccolo gioiello autobiografico, e il tormento della sua autrice davanti a lingue \u201cnemiche\u201d, grazie a <strong>Letizia Bolzani<\/strong>, il cui nome resta l\u00e0, un po\u2019 in ombra, nel frontespizio interno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c1984\u201d di Gabriele Baldini, \u201cMoby Dick\u201d della Minoli e \u201cI fratelli Karamazov\u201d di Maria Rosaria Fasanelli. Follia? Ignoranza abissale? No. Sono, questi, i nomi dei traduttori italiani di cos\u00ec alta letteratura. Ora alzi la mano chi li conosceva o avrebbe saputo attribuire il nome all\u2019opera. 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