{"id":7372,"date":"2018-10-18T21:31:29","date_gmt":"2018-10-18T19:31:29","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=7372"},"modified":"2020-06-18T20:20:54","modified_gmt":"2020-06-18T18:20:54","slug":"violenza-verbale-nazione-in-decadenza-ecco-la-societa-scomposta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/violenza-verbale-nazione-in-decadenza-ecco-la-societa-scomposta\/","title":{"rendered":"Violenza verbale, nazione in decadenza.  Ecco la societ\u00e0 scomposta"},"content":{"rendered":"<p>Non si \u00e8 mai parlato (e scritto) tanto di politica sui mass media. Il che potrebbe significare e tradursi in una presa di coscienza su ci\u00f2 che agita la gestione della cosa pubblica. Questo in un Paese ove il senso civico sia evoluto, il senso dello stato diffuso e condiviso.<\/p>\n<p>Ma il nostro, sotto questi aspetti, non \u00e8 un Paese evoluto, anzi. Non c\u2019\u00e8 dibattito politico mediatico che non si traduca in uno scontro verbale spesso accompagnato da espressioni decisamente violente. Non c\u2019\u00e8 alcun rispetto per l\u2019interlocutore, lo si descrive come il nemico da (ab)battere. In rete, poi, le cose vanno ancora peggio: basta esprimere un commento di natura politica per essere subissati da ingiurie, improperi, auguri di morte\u2026 Molto spesso in una lingua che \u00e8 un\u2019offesa all\u2019italiano, tali e tante sono le sgrammaticature, gli errori ortografici, a ulteriore conferma della natura intellettuale (sic!) di chi scrive, cio\u00e8 insulta.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una protervia ormai generalizzata, ben coniugata a una dose intollerabile di ignoranza, per cui chiunque si sente autorizzato a rovesciare addosso a chi esprime un parere diverso dal proprio \u2013 o dal proprio clan di appartenenza \u2013 tutto il livore che porta dentro, frutto di sensi di frustrazione, in taluni casi, e di beatificazioni secolari ora di questo ora di quel politico, per cui ci\u00f2 che fa e che dice \u00e8 il verbo.<\/p>\n<h3><strong><em>Fra barbarie e irrazionalit\u00e0<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>E certamente si avvalora la considerazione del docente di antropologia culturale <strong>Fabio Dei<\/strong>: \u201cLa cultura umanitaria e buona parte del discorso mediale sembrano considerare le manifestazioni della violenza nel mondo contemporaneo come legata a sacche di arretratezza, alla permanenza di una barbarie e di una irrazionalit\u00e0 che stridono scandalosamente rispetto alle conquiste di civilt\u00e0\u201d. (pagina 13 da Antropologia della violenza, Meltemi, 2005). Uno stridore insopportabile, anche perch\u00e9 si nota uno iato sempre pi\u00f9 evidente fra ci\u00f2 che siamo in grado di realizzare quando la parte raziocinante e creativa prevale su quella istintuale, insensata. Violenta.<\/p>\n<p><strong>Zigmunt Bauman<\/strong>, sociologo e filosofo polacco, scomparso nel 2017, si era soffermato sulla trasformazione in atto nella societ\u00e0 elaborando una teoria nella quale evidenziava l\u2019esistenza di una <em>societ\u00e0 liquida<\/em>: \u201cIn particolare \u2013 si legge su Wikipedia -, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l&#8217;industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre pi\u00f9 frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e cos\u00ec via\u201d.<\/p>\n<p>Ecco che compaiono i concetti di frenesia, dell\u2019industria della paura, della creazione di rifiuti umani\u2026 Gi\u00e0 nel 1964 <strong>Herbert Marcuse<\/strong>, anch\u2019egli sociologo e filosofo, di origine tedesca, naturalizzato statunitense, nel suo \u201cL\u2019uomo a una dimensione\u201d, parlava di <em>societ\u00e0 bloccata<\/em> sotto ogni profilo, politico, sociale, culturale. Una decadenza <em>in fieri <\/em>che ritroviamo anche ai tempi nostri.<\/p>\n<p>Ma oggi ci troviamo di fronte a una <strong>societ\u00e0 scomposta<\/strong>, nel senso che proprio la sguaiatezza, la maleducazione e la violenza sono sempre pi\u00f9 diffuse. Si cerca lo scontro, la rissa. Alcuni hanno evocato il periodo a cavallo fra le due guerre mondiali, con particolare riferimento agli anni 30, periodo caratterizzato da forti tensioni sociali, dall\u2019avvento di regimi totalitari, da colpi di stato per rovesciare governi eletti dal popolo, con capri espiatori ben identificati \u2013 l\u2019industria della paura gi\u00e0 attiva \u2013 ovvero gli ebrei, il comunismo (altro regime totalitario), la speculazione finanziaria folle \u2013 il crack del 1929 port\u00f2 conseguenze gravissime fino alla fine del secondo conflitto mondiale -, il diverso, visto come pericolo, cio\u00e8 le persone di colore o di altra etnia rispetto a quella \u201cdominante\u201d in uno stato.<\/p>\n<h3><strong><em>Squallidi spettacoli<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Oggi la situazione nel nostro Paese ci pone di fronte a una <strong>classe politica scomposta<\/strong>, riverbero di una nazione in cui i valori fondanti quali la libert\u00e0 di espressione, il che si traduce in libera circolazione di idee e persone, vengono messe in discussione: questo \u00e8 un atto di una violenza inaudita. \u201cSe non la pensi come me sei un <em>diverso, <\/em>una persona da combattere, da isolare, alla quale rendere la vita difficile. E se lavori in un giornale che ci critica, quel giornale deve chiudere\u201d. E poi via agli improperi verso le varie istituzioni, nazionali ed europee, a squallidi spettacoli in Parlamento con urla, insulti, con una sordida teatralit\u00e0. Chi governa, oggi, favorisce una visione manichea della societ\u00e0: \u201cdi qua noi, i giusti, che cambiano tutto, di l\u00e0 i cattivi, che hanno sbagliato tutto\u201d.\u00a0 Ecco, questo \u00e8 l\u2019innesco, il \u201cnemico\u201d \u00e8 identificato con una sorta di giustificata avversione. Su di lui strali e denigrazioni a non finire.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 cos\u00ec disarticolata prevalgono i disvalori, la non-etica, proposta, propagandata come \u201cnuova\u201d etica: <strong>la triade maledetta denaro-potenza-bellezza<\/strong> ha inquinato ampiamente il modo di pensare, di rapportarsi con l\u2019altro da s\u00e9 nelle varie espressioni della vita sociale, anche di coppia.<\/p>\n<p>\u00c8 il trionfo del narcisismo: \u201cIl narcisista divide la societ\u00e0 in due gruppi: da una parte i ricchi, i grandi, i famosi, e dall\u2019altra la gente comune\u201d. Cos\u00ec scriveva gi\u00e0 nel 1979 <strong>Christopher Lasch<\/strong>, uno dei maggiori studiosi di critica sociale, nel suo libro \u201cLa cultura del narcisismo\u201d (pag. 99, Bompiani, 1995). La <strong>societ\u00e0 scomposta<\/strong> va intesa anche come realt\u00e0 <strong>frammentata<\/strong> in clan dove \u201cil mito degli eroi\u201d \u2013 sempre per citare Lasch \u2013 \u00e8 dominante: l\u2019eroe \u00e8 anche il politico di turno che con toni e atteggiamenti arroganti sobilla la plebe che plaude estasiata di fronte al nuovo \u201cverbo\u201d, non importa se violento e volgare. Anzi, tanto meglio se \u00e8 cos\u00ec: \u201cfinalmente parla come noi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec viene a mancare l\u2019ascolto<\/strong>. Che significa anche confronto. La <strong>societ\u00e0 scomposta <\/strong>non accetta la prassi democratica, ne vuole fare a meno: \u201cio parlo, tu ascolti ed esegui perch\u00e9 condividiamo le stesse idee\u201d. Cos\u00ec si avvia un processo di obnubilazione delle menti \u2013 con falsit\u00e0, errori, ma abbondanza di insulti \u2013 che abbassa il livello medio culturale con conseguente diffusione di una ignoranza crassa percepita, per\u00f2, come (dis)valore da condividere. Non si pensi solo all\u2019ambito politico, ma anche a quello lavorativo e familiare: la violenza verbale si diffonde con estrema facilit\u00e0. Grazie anche alla rete dove i <em>social network <\/em>abbondano di falsit\u00e0 e nefandezze.<\/p>\n<p>Ma su quella che possiamo definire <strong>comunicazione scomposta <\/strong>lascio la parola al <strong>professor Alberto Castelvecchi, <\/strong>docente di comunicazione all\u2019Universit\u00e0 Luiss di Roma, nell\u2019articolo che compare di seguito.<\/p>\n<h3><strong><em>Genitorialit\u00e0 diseducativa<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong>Proviamo a parlare di buona educazione con diversi interlocutori. <\/strong>Si viene guardati con sufficienza, non in tutti i casi, ben inteso, ma in molti s\u00ec. La buona educazione viene vista come qualche cosa che appartiene al passato e cos\u00ec alcuni genitori, padri e madri, si rivolgono ai propri figli, anche in tenera et\u00e0, con un linguaggio scurrile, dove abbonda la trivialit\u00e0. Ne consegue una semplice considerazione: con genitori di tal risma com\u2019\u00e8 possibile auspicare un ricambio generazionale e sociale che riporti un tratto di convivenza civile accettabile?<\/p>\n<p>Eppure i sani principi, i valori, dovrebbero essere trasmessi prima di tutto dalla famiglia. Ma anche la famiglia \u00e8 talvolta un qualcosa di scomposto, di frammentato: divorzi, nuovi matrimoni \u2013 o nuove convivenze -, figli di genitori diversi che spesso si ritrovano disorientati nella ricerca di riferimenti affettivi che ritenevano consolidati, certi. In un andirivieni di genitori e nuove convivenze, le maggiori difficolt\u00e0 di identificazione dei valori ricadono proprio sui figli, spesso in et\u00e0 scolare. <strong>Anche in questo caso non si vuole generalizzare<\/strong>: l\u2019ascolto empatico, la condivisione di un valido percorso educativo, sono presenti anche in molte nuove realt\u00e0 familiari e talora sono inesistenti in ambiti che la vulgata corrente definisce tradizionali.<\/p>\n<p><strong>Ci\u00f2 che appare piuttosto diffusa, comunque, \u00e8 la delega educativa affidata alla scuola. <\/strong>La scuola &#8211; del tutto ignorata dal documento di programmazione economica appena varato \u2013 non pu\u00f2 e non deve sostituire in toto i genitori. Svolge un ruolo educativo e formativo molto importante, tant\u2019\u00e8 che ad essa \u00e8 demandata la creazione delle basi culturali dello studente, ma non pu\u00f2 essere vista come l\u2019alternativa del padre e della madre. Famiglia e scuola sono due realt\u00e0 educative che si devono integrare ciascuna con il proprio compito. Purtroppo oggi assistiamo spesso ad una contrapposizione tra le due realt\u00e0 educative come se fossero in conflitto perenne. <strong>Il ruolo del docente \u00e8 mal vissuto da genitori troppo protettivi e permissivi, le regole vigenti in una comunit\u00e0 come la scuola vengono contestate e sminuite agli occhi dei minori<\/strong> \u2013 e anche in questo caso compaiono violenze non solo verbali -, come se gli stessi debbano essere sempre protetti anche quando l\u2019evidenza \u00e8 disarmante \u2013 i problemi comportamentali &#8211; ed ecco la contrapposizione che genera confusione nei bambini e negli adolescenti.<\/p>\n<p>Scuola e famiglia dovrebbero avere obiettivi comuni e favorire insieme lo sviluppo armonico della personalit\u00e0. Ma oggi in molti casi non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<h3><strong><em>L\u2019istruzione \u00e8 il cardine per una svolta<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong>Come rimediare a questa progressiva decadenza<\/strong>? Prima di tutto, bisogna rendersi conto che nulla potr\u00e0 modificarsi in tempi brevi. L\u2019auspicio \u00e8 rivolto a un ricambio generazionale ove l\u2019<strong>istruzione<\/strong> divenga il cardine di una crescita culturale sempre pi\u00f9 ampia e consolidata. <strong>Per l\u2019Italia deve essere la principale risors<\/strong>a. Ma bisogna mettere in atto una riforma strutturale della scuola che valorizzi le competenze dei docenti anche con retribuzioni migliorative per chi dimostra preparazione e desiderio di crescita. Il tutto pu\u00f2 essere attuato se si esce da quell\u2019egualitarismo fortemente voluto e difeso dai sindacati \u2013 con il <em>placet<\/em> un po\u2019 di tutti i partiti \u2013 che appiattisce la professione di insegnante in maniera inaccettabile. Allora s\u00ec che si potr\u00e0 parlare di stipendi adeguati, in linea con quanto percepiscono i docenti dei maggiori Paesi europei. Persino Cipro riconosce retribuzioni pi\u00f9 alte a chi insegna. In passato si \u00e8 cercato di favorire la formazione dei docenti agganciandola al miglioramento economico i cosiddetti scaglioni stipendiali proposti dall\u2019allora ministro Luigi Berlinguer: la rivolta delle organizzazioni sindacali fu immediata, nessuna differenziazione di merito, ma appiattimento generale.<\/p>\n<p>Una vera riforma dovrebbe partire da qui, valorizzare chi ritiene che l\u2019insegnamento sia una professione e non un mestiere in attesa del 27 del mese.<\/p>\n<p><strong>Si conseguirebbe cos\u00ec quel pieno riconoscimento delle capacit\u00e0 di crescita intellettuale dei giovani con un percorso formativo di notevole portata, con un\u2019ampia e articolata valorizzazione della ricerca<\/strong> \u2013 oggi cos\u00ec trascurata -, senza pi\u00f9 dover registrare quella fuga di cervelli che periodicamente dobbiamo registrare.<\/p>\n<p>Il resto, evoluzione e crescita del Paese in ogni ambito, verrebbe a cascata: nei Paesi del Nord Europa a suo tempo si intraprese questa strada, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, basta cercare qualche dato significativo, Pil, assistenza anche ai giovani studenti e alle giovani coppie, un costante perfezionamento della ricerca\u2026 E conseguiremmo anche quella <strong>piena ottimizzazione del turismo <\/strong>\u2013 qualcuno l\u2019ha definito il nostro \u201coro nero\u201d \u2013 che ancora latita, anche in questo caso per carenza di progetti strutturali coordinati o addirittura assenti in regioni, in particolare al Sud, che favorirebbero una crescita costante in termini economici e occupazionali.<\/p>\n<p>Se non si attua un percorso virtuoso, che pu\u00f2 prendere avvio anche dalla sostenibilit\u00e0 applicata a molteplici ambiti produttivi e di servizio, inclusa la pubblica amministrazione, l\u2019Italia \u00e8 destinata a divenire l\u2019anello debole in ambito europeo, data la progressiva, perduta credibilit\u00e0 di politici di basso profilo. Molto dediti all\u2019insulto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si \u00e8 mai parlato (e scritto) tanto di politica sui mass media. Il che potrebbe significare e tradursi in una presa di coscienza su ci\u00f2 che agita la gestione della cosa pubblica. Questo in un Paese ove il senso civico sia evoluto, il senso dello stato diffuso e condiviso. 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