{"id":8075,"date":"2020-04-30T19:05:19","date_gmt":"2020-04-30T17:05:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=8075"},"modified":"2021-07-11T14:14:01","modified_gmt":"2021-07-11T12:14:01","slug":"quello-sguardo-alla-ripresa-avvelenato-da-incertezze-e-livore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/quello-sguardo-alla-ripresa-avvelenato-da-incertezze-e-livore\/","title":{"rendered":"QUELLO SGUARDO ALLA RIPRESA AVVELENATO DA INCERTEZZE E LIVORE"},"content":{"rendered":"<p>Scienziati, politici, gente comune. Un popolo. S\u00ec, sono in molti a spingere lo sguardo al di l\u00e0 dell\u2019orizzonte e cercare di prefigurare il mondo che sar\u00e0. Per Marino Niola \u2013 antropologo e giornalista \u2013 \u201cil terzo millennio comincia ora\u201d, come ha dichiarato quale ospite della rubrica Elisir (Rai 3) il 24 aprile scorso. <strong>C\u2019\u00e8 un crinale, un prima e un dopo nelle vite di molti, di tutti, dovuti a un\u2019emergenza sanitaria sconvolgente: inattesa e imprevedibile, ha portato incertezza e paura sull\u2019intero pianeta, una lunga serie di lutti, una ricerca spasmodica al rimedio.<\/strong> Niola presagisce che in Italia \u201cci si avvier\u00e0 verso una ripresa che ci sorprender\u00e0\u201d in quanto gi\u00e0 si avverte una \u201c<strong>fame di vita straordinaria<\/strong>\u201d. \u201csar\u00e0 come nel secondo dopoguerra\u201d, ha chiosato l\u2019antropologo. Il 25 aprile, <strong>Sergio Mattarella<\/strong> ha detto, a sua volta: \u201cL\u2019Italia ha superato, nel dopoguerra, ostacoli che sembravano insormontabili. Le energie positive che seppero sprigionarsi in quel momento portarono alla rinascita\u201d.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un ottimismo incoraggiante, anche nelle parole del presidente della Repubblica, che prefigurano un Paese alacre ove tutti si impegnano, al di l\u00e0 dei sacrifici che molti si sono gi\u00e0 dovuti sobbarcare, per rimodellare questa nazione indubbiamente provata<\/strong>. Nel parallelismo con ci\u00f2 che accadde negli anni seguenti alla fine della guerra, pur prospettato con slancio anche da molti commentatori, non si possono per\u00f2 sottovalutare discrepanze fra due realt\u00e0 distanti settantacinque anni sotto molti aspetti. Vediamole.<\/p>\n<h2><strong><em>Societ\u00e0 <\/em><\/strong><strong><em>scomposta <\/em><\/strong><strong><em>e fame di vita<\/em><\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019agenda del mondo di domani non si presenta come un ritorno del passato, un suo prosieguo. A uno sguardo pi\u00f9 attento, si assiste all\u2019epifania di un crinale temporale e fattuale in cui c\u2019\u00e8 un prima e un dopo, con una percezione piuttosto diffusa per un \u201cdopo\u201d alquanto differente da come abbiamo visto e vissuto finora.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ci differenzia dal passato post bellico \u00e8 prima di tutto un pensiero comune unificante: nel 1945, di fronte a un Paese distrutto \u2013 mancava di tutto, non c\u2019erano supermercati aperti, c\u2019era la borsa nera per procurarsi un po\u2019 di cibo di qualit\u00e0, rovine e distruzione ovunque, per non parlare di chi aveva perduto la vita, tanti, troppi, anche in una fratricida guerra civile \u2013 via via la societ\u00e0 si ricompose e fece fronte comune verso quel processo di ricostruzione che non conobbe sosta fino a portare, gi\u00e0 negli anni 50, l\u2019Italia fra i primi Paesi al mondo per solidit\u00e0 economica, con una crescita di un benessere sempre pi\u00f9 diffuso che prese il nome di boom. A quel tempo la \u201cfame di vita\u201d aveva dato i suoi frutti.<\/p>\n<p>Oggi c\u2019\u00e8 un\u2019involuzione rispetto alla <strong>societ\u00e0 liquida<\/strong> delineata da Zigmunt Bauman e ci troviamo di fronte, come gi\u00e0 detto in questo giornale, alla <strong>societ\u00e0 scomposta,<\/strong> ove quest\u2019ultimo termine deve essere interpretato secondo due accezioni. In primis, proprio la sguaiatezza, la maleducazione e la violenza sono sempre pi\u00f9 diffuse. Si cerca lo scontro, la rissa. Alcuni hanno evocato il periodo a cavallo fra le due guerre mondiali, con particolare riferimento agli anni 30, periodo caratterizzato da forti tensioni sociali, dall\u2019avvento di regimi totalitari, da colpi di stato per rovesciare governi eletti dal popolo, con capri espiatori ben identificati \u2013 l\u2019industria della paura gi\u00e0 attiva \u2013 ovvero gli ebrei, il comunismo (altro regime totalitario), la speculazione finanziaria folle \u2013 il crack del 1929 port\u00f2 conseguenze gravissime fino alla fine del secondo conflitto mondiale -, il diverso, visto come pericolo, cio\u00e8 le persone di colore o di altra etnia rispetto a quella \u201cdominante\u201d in uno stato.<\/p>\n<p><strong>Nella seconda accezione, dobbiamo intendere questo assunto come incapacit\u00e0 di condividere, di essere coesi, di far fronte comune verso ci\u00f2 dovrebbe rappresentare un nemico comune\u2026 \u00c8 il trionfo del narcisismo<\/strong>: \u201cIl narcisista divide la societ\u00e0 in due gruppi: da una parte i ricchi, i grandi, i famosi, e dall\u2019altra la gente comune\u201d. Cos\u00ec scriveva gi\u00e0 nel 1979\u00a0<strong>Christopher Lasch<\/strong>, uno dei maggiori studiosi di critica sociale, nel suo libro \u201cLa cultura del narcisismo\u201d (pag. 99, Bompiani, 1995). La\u00a0<strong>societ\u00e0 scomposta<\/strong>\u00a0va intesa anche come realt\u00e0\u00a0<strong>frammentata<\/strong>\u00a0in clan dove \u201cil mito degli eroi\u201d \u2013 sempre per citare Lasch \u2013 \u00e8 dominante: l\u2019eroe \u00e8 anche il politico di turno che con toni e atteggiamenti arroganti sobilla la plebe che plaude estasiata di fronte al nuovo \u201cverbo\u201d, non importa se violento e volgare. Anzi, tanto meglio se \u00e8 cos\u00ec: \u201cfinalmente parla come noi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il pensare comune \u00e8 di livello medio basso<\/strong>. Basta prendere in considerazione, fra i molti accadimenti, il comportamento di alcuni incivili \u2013 eufemismo \u2013 nei confronti di medici e operatori sanitari: violenze, ingiurie, accuse infondate contro quella medesima popolazione sanitaria oggi giustamente elogiata per il sacrificio \u2013 troppi i morti fra medici e infermieri \u2013 e l\u2019abnegazione dimostrata.<\/p>\n<p>Violenze, ingiurie, accuse formulate con grande livore vengono rivolte a giornalisti, politici, esponenti delle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<h2><strong><em>Banche incerte e povert\u00e0 imprenditoriale<\/em><\/strong><\/h2>\n<p>Trecento miliardi. Questo il potenziale di liquidit\u00e0 garantito dal governo. Ma, appunto, garantito. Cio\u00e8 il Ministero dell\u2019economia e delle finanze \u00e8 un fidejussore per le richieste e le erogazioni di prestito alle aziende. Il Fondo di garanzia per le Pmi, piccole e medie imprese, prevedeva \u201cun forte snellimento nelle procedure burocratiche\u201d. <strong>Cos\u00ec non \u00e8 stato, in quanto abbiamo assistito a una serie di comportamenti <\/strong><strong>difformi da istituto a istituto: al cliente che sollecita un prestito vengono richiesti anche 19 documenti. I tassi praticati oscillano dal 7 all\u20198% circa<\/strong>. Quindi, il tutto si traduce in un\u2019operazione prettamente bancaria, tant\u2019\u00e8 che di fronte alle molteplici proteste degli imprenditori, l\u2019Abi \u2013 l\u2019associazione bancaria italiana \u2013 il 21 aprile emana una circolare ove, fra l\u2019altro, si legge: \u201cSi ricorda che \u2026 \u00e8 prevista una procedura \u201csemplificata\u201d in favore di imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e con un ammontare del fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro, mentre per le imprese con fatturato e dipendenti superiori alle soglie anzidette, il rilascio della copertura \u00e8 decisa con decreto del Ministro dell\u2019economia e delle finanze\u2026\u201d. La procedura di erogazione dei fondi viene racchiusa in un riepilogo in sette punti. Il presidente dell\u2019Abi, Antonio Patuelli, in un intervento televisivo \u2013 Rai 3, Piazza Affari &#8211; afferma che i tassi da praticare oscilleranno fra lo zero virgola qualche punto e l\u2019uno per cento circa, massimo due. In effetti si registra, in generale, l\u2019applicazione di un tasso fisso dell1,25% per le richieste di 25.000 euro, con gratuit\u00e0 delle spese istruttorie. Per le altre tipologie di richieste, i tassi saranno inferiori al 7%, stabiliti caso per caso. E i tempi di erogazione? Ancora lunghi, fino a 15 giorni\u2026 Di banchieri come Raffaele Mattioli e Stefano Siglienti, che nel periodo bellico finanziarono l\u2019opposizione al regime, di uomini che veramente rischiarono la vita con un contributo decisivo alla ripresa oggi ve ne sono ancora in ambito finanziario? (\u201cDue banchieri nella Resistenza romana: Raffaele Mattioli e Stefano Siglienti\u201d, il titolo di una ricerca proposta da Intesa San Paolo\u201d)<\/p>\n<p>Anche la classe imprenditoriale mostra non poche falle. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono ancora modesti. In base ai dati relativi al 2017, diffusi dall\u2019Istat nell\u2019autunno scorso, i 23,8 miliardi di euro in Italia sono infatti una quota\u00a0<strong>pari all\u20191,38% del Pil<\/strong>, con un miglioramento di 0,01 punti sul 2016. La percentuale \u00e8 bassa sia rispetto alla\u00a0<strong>media della zona euro (2,15%)<\/strong>\u00a0sia nel confronto diretto con le altre grandi economie industriali d\u2019Europa:\u00a0in Germania tale quota \u00e8 del 3%, in Francia del 2,2, la media europea \u00e8 del 2,15%. L\u2019innovazione tecnologica langue, vediamo cosa scriveva su Industry4Business.it, il 20 febbraio scorso, Mauro Fassi, consulente Zerod srl: \u201cLa prima cosa da notare \u00e8 che\u00a0<strong>investire solo in tecnologia non \u00e8 vera integrazione<\/strong>; fino a quando non sar\u00e0 presente all\u2019interno dell\u2019azienda qualcuno che la sappia gestire in modo appropriato. Secondo, ci sono una serie di doverose\u00a0<strong>osservazioni e distinguo da fare<\/strong>\u00a0che inducono a riflettere su come sarebbe attualmente la situazione in assenza di investimenti IT e a come individuare strategie pratiche per fare in modo che gli investimenti nell\u2019informatizzazione aziendale abbiano il massimo ritorno economico possibile\u201d, oltre al fatto che \u201c<strong>anche l\u2019IT ha una sua <\/strong><strong>obsolescenza al pari di ogni altro bene strumentale<\/strong>, in relazione alle condizioni di impiego e agli obiettivi da conseguire. Software e hardware datati o non accuratamente bilanciati, ben difficilmente potranno essere un valido strumento, come non lo potrebbe essere un Erp di vecchia generazione in cui era insita una certa rigidit\u00e0 operativa e strutturale che a fatica potrebbe soddisfare le esigenze attuali\u201d.<\/p>\n<p>In altri termini: c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 di una diversa <strong>cultura d\u2019impresa <\/strong>coniugata a una capacit\u00e0 innovativa <strong>degli strumenti che si utilizzano nei processi di informatizzazione.<\/strong><\/p>\n<h2><strong><em>Divisione politica e potenzialit\u00e0 di ripresa<\/em><\/strong><\/h2>\n<p>Le risse verbali, sia in ambito parlamentare che nei programmi televisivi, non si contano pi\u00f9. Qui si ha la patente dimostrazione della mancanza di senso dello stato. Il divisionismo \u00e8 all\u2019ordine del giorno. Sarebbe invece necessario un tavolo comune con l\u2019apporto delle diverse voci, maggioranza, opposizione, ricerca scientifica, per giungere a un modello di ripartenza condiviso e non oggetto di continui attacchi\u2026 <strong>mentre il virus circola\u2026<\/strong> Il richiamo a un maggior utilizzo del Parlamento ha una sua ratio, anche se c\u2019\u00e8 da considerare che la situazione emergenziale non offre molto tempo: bisogna decidere tempestivamente e nel migliore dei modi, con particolare riferimento ai parametri di sicurezza per garantire l\u2019incolumit\u00e0 della popolazione.<\/p>\n<p>Le potenzialit\u00e0 di ripresa in ogni caso ci sono. Anzi, ci devono essere. <strong>Paolo Giordano<\/strong>, autore del libro <strong>\u201cNel contagio\u201d (<\/strong>Einaudi-Corriere della Sera (2020), ci ricorda che \u201cl\u2019epidemia c\u2019incoraggia a pensarci come appartenenti a una collettivit\u00e0. Ci obbliga a uno sforzo di fantasia che in un regime normale non siamo abituati a compiere: vederci inestricabilmente connessi agli altri e tenere in conto la loro presenza nelle nostre scelte individuali. Nel contagio siamo un organismo unico. Nel contagio toniamo a essere una comunit\u00e0\u201d e \u201cnel contagio quello che facciamo o non facciamo non riguarda pi\u00f9 esclusivamente noi\u201d. Una riflessione condivisibile, peccato che in rete circolino gi\u00e0 affermazioni pseudo scientifiche da parte di chi <strong>motiva gi\u00e0 <\/strong>il suo rifiuto a un eventuale vaccino, che dovrebbe essere senz\u2019altro obbligatorio. Una \u201cexcusatio non petita\u201d (\u201caccusatio manifesta\u201d) ove la scusa, il cavillo, diventa un\u2019auto accusa.<\/p>\n<p>Delicata, molto umana, la riflessione del <strong>poeta spagnolo Manuel Vilas<\/strong> (L\u2019Espresso, n\u00b0 16 \u2013 12 aprile 2020 -, \u201cE torneranno i baci\u201d, pagine 74 e seguenti), pur con una visione un po\u2019 esclusivista. \u201cGli esseri umani hanno bisogno degli altri per sapere di essere vivi, e questo vale specialmente per le culture latine, come l\u2019italiana e la spagnola. <strong>Le nostre culture sono una conversazione con la nostra famiglia, gli amici, la gente. In questo c\u2019\u00e8 una grande differenza con gli abitanti del Nord Europa. Per noi parlare con la nostra famiglia, con nostra madre, i nostri figli, \u00e8 una necessit\u00e0\u201d.<\/strong> Dopo aver rilevato queste differenze comportamentali con i Paesi nordici e aver sottolineato che \u201csenza l\u2019Italia, l\u2019Europa non avrebbe senso\u201d, Vilas si sofferma ancora sulla condivisione di valori, in ambito internazionale, con un auspicio quasi utopico: \u201cPenso che dovremmo camminare vicini, pi\u00f9 di quanto non facciamo normalmente. \u00c8 il momento di dare vita a un grande patto politico tra i Paesi del Sud Europa, un patto in cui Spagna e Italia devono essere i principali protagonisti\u201d. \u201cSi potrebbe cominciare rilanciando la collaborazione culturale tra i due Paesi\u2026\u201d. Ecco, la cultura. La chiave di volta di ogni aspetto di una convivenza civile, la spinta propulsiva per vedere, non solo immaginare, il nuovo mondo. Perch\u00e9 ci sarebbe la certezza di lottare e vincere anche un virus tanto letale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scienziati, politici, gente comune. Un popolo. S\u00ec, sono in molti a spingere lo sguardo al di l\u00e0 dell\u2019orizzonte e cercare di prefigurare il mondo che sar\u00e0. Per Marino Niola \u2013 antropologo e giornalista \u2013 \u201cil terzo millennio comincia ora\u201d, come ha dichiarato quale ospite della rubrica Elisir (Rai 3) il 24 aprile scorso. 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