{"id":8255,"date":"2020-06-08T18:03:00","date_gmt":"2020-06-08T16:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=8255"},"modified":"2021-07-03T16:12:09","modified_gmt":"2021-07-03T14:12:09","slug":"pensiero-e-linguaggio-al-tempo-del-covid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/pensiero-e-linguaggio-al-tempo-del-covid\/","title":{"rendered":"PENSIERO E LINGUAGGIO AL TEMPO DEL COVID"},"content":{"rendered":"<p>Da fine febbraio stiamo convivendo con un virus, il Covid-19, che ha alterato le nostre vite, le nostre dinamiche famigliari, le nostre certezze. Abbiamo vissuto un periodo buio di diffusione della malattia e di un\u2019<em>escalation<\/em> del numero dei contagi. La curva epidemica, con le misure restrittive adottate, sta finalmente calando, contribuendo a restituirci parte di una nuova quotidianit\u00e0 dove, non solo il nostro <em>modus<\/em> <em>operandi<\/em>, ma anche il nostro pensiero si \u00e8 modificato. L\u2019interdipendenza tra linguaggio e pensiero \u00e8 un tema fortemente dibattuto nella letteratura psicologica. Se dovessimo seguire la teoria del grande psicologo e pedagogista Lev Sem\u00ebnovi\u010d\u00a0Vygotskij, secondo il quale il linguaggio \u00e8 in grado di influenzare e trasformare il pensiero, potremmo chiederci come questo periodo, composto anche da nuove riscoperte terminologiche, possa aver influito sul modo di pensare. Da qui nasce l\u2019idea di mettere nero su bianco e in ordine alfabetico ecco alcuni fra i termini maggiormente adoperati in questi tre mesi. Come avranno influito queste parole sul nostro modo di pensare?<\/p>\n<p><strong>Assembramento. <\/strong>Dopo un primo momento di smarrimento semantico, in cui la \u201cr\u201d veniva sostituita dalla \u201cl\u201d (quante volte abbiamo sentito \u201c<em>assemblamento<\/em>?\u201d), abbiamo capito che questo termine sarebbe stato fra i pochi ad accompagnarci nell\u2019epoca covid e, soprattutto, in quella post-covid. Evitare dunque l\u2019aggregazione, con la curiosit\u00e0 che ancora presenzia nelle nostre menti rispetto al numero che comporta l\u2019etichettamento di un gruppo come un assembramento.<\/p>\n<p><strong>Applausi<\/strong>. A met\u00e0 marzo, a seguito del <em>lockdown<\/em>, migliaia di persone hanno dedicato applausi e brevi momenti di ringraziamento al personale sanitario in prima linea durante l\u2019epidemia. Da \u201cAzzurro\u201d all\u2019Inno di Mameli, abbiamo tentato tutti di sentirci parte di un gruppo. Ci siamo fatti promesse, ci siamo sentiti piccoli o grandi eroi della resistenza, abbiamo pianto e ci siamo preoccupati. Ci siamo goduti il tempo diversamente, sbandierando tricolori in segno di un\u2019unit\u00e0 pi\u00f9 immaginaria che reale. S\u00ec, perch\u00e9 mentre cantavamo \u201cNel blu dipinto di blu\u201d con la bandiera italiana appesa sul balcone, diversi presidenti delle Regioni e cittadini comunicavano di voler tenere lontani i lombardi e i veneti: \u201cCi hanno sempre dato dei terroni ora non li vogliamo noi\u201d (Cit.). Come si suol dire, la paura fa 90?<\/p>\n<p><strong>Avigan<\/strong>. Google Trends ci ricorda che il potere mediatico, sia esso riconosciuto ufficialmente in televisione, sia quello meno validato dei social, abbia decisamente effetto nella nostra ricerca di una soluzione ad un problema. Avigan, il cui nome generico \u00e8 Favipiravir, \u00e8 un farmaco antivirale, che sarebbe stato sperimentato da alcuni medici in Giappone come cura del Covid-19. C\u2019\u00e8 chi grida al complotto \u2013 \u201cle case farmaceutiche vogliono arricchirsi\u201d, \u201ci giapponesi che non ci dicono la verit\u00e0\u201d, \u201ctroviamo valore scientifico dai <em>post<\/em> scritti sui <em>social\u201d<\/em> &#8211;\u00a0 e comunque anche questo antivirale \u00e8 stato protagonista di accesi dibattiti e video virali, parrebbe quasi ironico l\u2019aggettivo in questa circostanza, per poi essere rapidamente dimenticato dai pi\u00f9. Un po\u2019 come l\u2019ospite in casa: dopo tre giorni \u00e8 il caso di congedarlo. Cos\u00ec anche l\u2019Avigan.<\/p>\n<h3><strong><em>La protezione civile<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong>Bimbe di Conte<\/strong>. Succede anche questo. In epoca di quarantena il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte \u00e8 diventato, per la gioia di molti, oggetto di ammirazione quasi come un divo di Hollywood. Un po\u2019 per scherzo un po\u2019 no nasce la pagina \u201cbimbe di conte\u201d, gruppo social che idolatra il look, il presunto fascino, e la presunta bravura di Conte. I post di questo gruppo ha spopolato e ha riempito le bacheche dei <em>social<\/em>. Un modo simpaticamente adolescenziale per appassionarsi di politica.<\/p>\n<p><strong>Comitato tecnico- scientifico<\/strong>. Sono stati i veri protagonisti della quarantena. Ogni giorno si attendevano i numeri comunicati dalla protezione civile e le relative indicazioni del comitato.\u00a0 Una squadra di \u201ctecnici\u201d pronta a ponderare i rischi del virus e a decidere della chiusura parziale o completa della nazione. Un lavoro fondamentale, intenso, basato sull\u2019osservazione dell\u2019anomalo virus senza che ci fosse una letteratura sul tema pronta a supportarne le valutazioni. Un\u2019immensa responsabilit\u00e0 per queste persone, forse troppe volte lasciate sole dalla politica.<\/p>\n<p><strong>Convivenza<\/strong>. Forzata, desiderata, mal gestita. Ci hanno chiesto di rimanere a casa e questo ci ha inevitabilmente fatto fare i conti con la nostra realt\u00e0, con quanto siano effettivamente stabili i nostri legami e quanto siamo bravi a gestire un\u2019eventuale solitudine. La casa \u00e8 spesso riconosciuta come \u201cbase sicura\u201d, ovvero come quel posto che ci rasserena, che ci culla nella tranquillit\u00e0: pensando a casa nostra stiamo spesso meglio, anche a migliaia di chilometri di distanza. Abbiamo per\u00f2 scoperto, o meglio, ri-scoperto, come questo non possa essere cos\u00ec per tutti, perch\u00e9 spesso si tratta di convivere con le proprie paure, in piccoli spazi con molte persone, a combattere per chi ha diritto a usare il pc o il bagno. Convivenza pu\u00f2 anche generare o aumentare il conflitto, l\u2019aggressivit\u00e0 verbale e\/o fisica. E cos\u00ec fondamentalmente nulla \u00e8 cambiato quando tutto \u00e8 cambiato, dietro l\u2019indicazione \u201crestate a casa\u201d ognuno ha dovuto combattere ancora pi\u00f9 consapevolmente le proprie battaglie, il cui risultato si potr\u00e0 vedere tra qualche mese.<\/p>\n<p><strong>Congiunto<\/strong>. Nella fase di allentamento delle misure abbiamo scoperto che anche lo Stato ha riconosciuto il valore dei legami affettivi, dandoci la possibilit\u00e0 di riabbracciare &#8211; o quanto meno rivedere a distanza di sicurezza &#8211; i nostri famigliari, i nostri figli, i nostri mariti\/mogli, compagni di vita. Da questo passaggio fondamentale per la restituzione di una vita semi-normale ne deriva il ramo indubbiamente ironico sul \u201ccut off\u201d, ovvero il limite, entro il quale una persona si possa definire congiunto (dal parente fino al sesto grado che non sapevamo esistesse, all\u2019amante occasionale, difficile a dirsi). Con buona pace di carabinieri e militari al controllo delle nuove autocertificazioni.<\/p>\n<p><strong>Draconiano<\/strong>. Uno degli aggettivi che hanno contraddistinto maggiormente il carattere della notizia diffusa dai media. Qualsiasi scelta in ambito \u201cCovid\u201d era una scelta \u201cdraconiana\u201d. Misure draconiane, numeri draconiani, scelte draconiane, chiusure draconiane. Inevitabile pensare che in tanti si siano chiesti chi fosse questo Dracone tanto menzionato e cos\u00ec riportato in auge. Aggettivo che con l\u2019arrivo dell\u2019estate e con la fase due \u00e8 gi\u00e0 stato riposto nei dizionari, il politico e primo giurista ateniese potr\u00e0 dunque continuare a far parte della storia antica.<\/p>\n<h3><strong><em>Docenti volontari<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong>Didattica<\/strong> <strong>a<\/strong> <strong>distanza<\/strong>. Il mondo della scuola in questa epidemia \u00e8 stato completamente (o quasi) dimenticato. Le scuole sono state chiuse in Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche ed Emilia Romagna a fine febbraio, nelle altre regioni a seguito del <em>lockdown<\/em> del 9 marzo. Lezioni sospese. Prima fase di vacanza dovuta alla percezione che si trattasse di una sospensione temporanea, divenuta poi la sospensione pi\u00f9 lunga di un servizio. Cosa \u00e8 successo nel frattempo? Attivazione della celebre Dad &#8211; didattica a distanza. Nell\u2019ottica in cui si possa pensare che ogni insegnante prosegua il proprio lavoro in modalit\u00e0 remota (con tutti i limiti del caso ovviamente) scopriamo che non esiste alcun obbligo per il docente di riattivare la didattica con gli alunni. Si alzano gli scudi dei sindacati, diversi docenti a titolo volontario annullano la propria vita privata per raggiungere e monitorare i propri alunni, altri restano \u201cassenti giustificati\u201d. Una modalit\u00e0 di gestire la docenza assolutamente poco meritocratico, in cui coloro che trascorrono 12 ore davanti al pc per continuare, in primis, una funzione educativa e di accoglienza verso gli studenti, \u00e8 paragonato al docente che ha spento il cellulare il 21 febbraio, sostenendo che nel contratto non sia prevista la didattica a distanza. A tutto ci\u00f2 viene messa una pezza dal 9 aprile (30 giorni dopo il <em>lockdown<\/em>, 45 giorni dopo la chiusura delle scuole nel nord Italia). Se infatti il dpcm del 4 marzo invitava i dirigenti scolastici ad attivare, nella pi\u00f9 totale incertezza contrattuale dei docenti, la Dad, il decreto legge 22\/2020 fugava qualsiasi dubbio: \u201cIn corrispondenza della sospensione delle attivit\u00e0 didattiche in presenza a seguito dell\u2019emergenza epidemiologica,\u00a0<strong>il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche<\/strong>\u00a0nelle modalit\u00e0 a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione\u201d. (art. 2, comma 3 del decreto legge 8 aprile 2020, n. 22). Ma in quarantacinque giorni le esigenze e i bisogni si sono evolute, gli alunni hanno avuto bisogno di mantenere i contatti con i propri docenti per sconfiggere la solitudine, per mantenere la propria routine, per sperimentare le proprie autonomie sapendo che l\u2019insegnante \u00e8 presente, non solo per insegnare a leggere-scrivere-far di conto, ma per sapere come sta, come trascorre le sue giornate, per far sapere che non \u00e8 solo. In questo periodo siamo diventati tutti BES- Bisogni educativi speciali. Perci\u00f2 un plauso vero a tutti i docenti e i dirigenti scolastici che, come soldati in trincea, hanno rischiato rappresaglie sindacali pensando agli interessi dei bambini, sprovvisti di sindacato.<\/p>\n<p><strong><em>Droplet<\/em><\/strong>. Ovvero le temute \u201cgoccioline\u201d che diffondiamo a seguito di uno starnuto, di un colpo di tosse o anche durante l\u2019eloquio ravvicinato. Quanti video di ricostruzione dei<em> droplet <\/em>abbiamo visto in queste settimane: quanto pesano, quali sono i <em>droplet<\/em> pi\u00f9 minacciosi, quanto restano attivi. I cari vecchi plastici presentati in seconda serata da Bruno Vespa nella sua trasmissione \u201cPorta a Porta\u201d sono stati sostituiti da immagini computerizzate delle nostre goccioline, ricordandoci che, forse, le buone prassi igieniche sono proprio la base per tutelarci da quest\u2019infezione e da molte altre.<\/p>\n<p><strong>Distanziamento sociale<\/strong>. Sembrerebbe quasi una nuova figura retorica, una nuova forma di ossimoro, e invece cos\u00ec \u00e8 stato definito il confine entro il quale poter stare con gli altri. L\u2019aggettivo \u201csociale\u201d poteva essere forse sostituito da \u201cfisico\u201d, sarebbe parso forse meno anomalo, ma non puntualizziamo troppo pur sapendo che le parole hanno un valore ben preciso e bisogna sceglierle con cura.<\/p>\n<p><strong>Educazione<\/strong>. Dal latino educ\u0115re, \u201ctirar fuori\u201d. Tutti in ogni ambito di vita personale e professionale abbiamo dovuto tirar fuori competenze e consapevolezze di prevenzione e di cura per l\u2019altro. L\u2019educazione \u00e8 alla base di qualsiasi progresso evolutivo. In primis l\u2019educazione all\u2019igiene. Abbiamo quindi sperimentato nuovi valori educativi, nuovi codici affettivi, per sentirci vicini nella lontananza, per far capire ai propri figli come poter essere cittadini responsabili nel mondo. A tal proposito, ricollegandoci con il mondo scuola, riconosciamo il valore aggiunto delle figure educative che lavorano nelle scuole, che spesso non vengono menzionate (il ministro all\u2019istruzione Lucia Azzolina ha citato una volta gli educatori come \u201cassistenti alla comunicazione\u201d) e che hanno mostrato nella maggior parte dei casi una flessibilit\u00e0 e creativit\u00e0 che li ha fatti andare oltre il proprio mandato, arrivando ai bambini e diventando per loro un vero e proprio esempio di educazione, di cura uno per l\u2019altro, quando ancora si combatteva il dualismo \u201cDidattica a distanza si o no\u201d. Un sincero grazie agli educatori professionali.<\/p>\n<p><strong>Focolaio<\/strong>. Codogno e le province del lodigiano; poi Vo\u2019 Euganeo, nel Veneto. Da qui iniziano i focolai del virus. Un termine medico per indicare l\u2019inizio di uno stato patologico che ha segnato il confine tra vita di prima e vita ai tempi del Covid. Ogni giorno abbiamo vissuto con la preoccupazione che ci fossero nuovi focolai, abbiamo polemizzato rispetto al riconoscimento di alcune zone come focolai o meno, osservando l\u2019espansione incontrollata, soprattutto in Lombardia del virus. Il paziente 1, il famoso Mattia, \u00e8 stato purtroppo protagonista non solo dell\u2019esplosione della malattia, ma di tutta una serie di ricostruzioni rispetto alla sua vita privata con relativi commenti (ma questo era sempre in giro? Ma vai a correre con la febbre? Vai a fare gli aperitivi non stando bene?, ecc. ecc.).<\/p>\n<p><strong>Governatori di regione<\/strong>. Mentre lo Stato e i suoi rappresentanti diffondevano dpcm di chiusura, di limitazioni, di riaperture, i Governatori di Regione \u2013 usiamo il termine ormai diffuso, ma inesistente nei protocolli ufficiali: si tratta di Presidenti di Regione &#8211; \u00a0hanno deciso di ricorrere alla loro autorit\u00e0 nei modi pi\u00f9 svariati. Alcuni hanno eseguito quanto indicato da Roma senza esitazione, altri hanno sperimentato quanto l\u2019incertezza e\/o la latenza di alcune informazioni si ripercuotesse sul loro lavoro, altri hanno infine deciso di sfoderare un linguaggio ai limiti del comico (pensiamo al \u201clanciafiamme\u201d di De Luca, o al patentino sanitario di Solinas). Il riverbero di queste prese di posizione ci ha fatto sentire tutelati, scherniti, vicini o distanti ai Governatori, rimarcando ancora le immense differenze che esistono tra le diverse regioni.<\/p>\n<h3><strong><em>Lavorare da casa<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong>FFP2 FFP3.<\/strong> Chiunque di noi ora conosce o riconosce di che cosa si stia parlando se citiamo questi \u201ccodici\u201d. Nell\u2019oblio della rincorsa alle mascherine (che inizialmente non servivano, poi forse s\u00ec, poi certamente s\u00ec ma se cambi regione anche no se sei all\u2019aperto) chiunque di noi si \u00e8 imbattuto con la ricerca di queste mascherine. Un dispositivo di protezione individuale con diverso fattore di filtraggio.<\/p>\n<p><strong><em>Home office<\/em><\/strong>. Home Office: l&#8217;ufficio a casa. In molti si sono trovati, volenti o meno, a trasferire nella propria abitazione il luogo di svolgimento del proprio lavoro. Abbiamo imparato anche a diversificare il telelavoro dallo smart working: il primo un mero spostamento dei luoghi e dei tempi della prestazione lavorativa dall&#8217;ufficio a casa, il secondo un pi\u00f9 radicale cambiamento del paradigma del lavoro, basato su obiettivi anzich\u00e9 mansioni, orari flessibili e libert\u00e0 di svolgimento del lavoro da qualsiasi luogo adatto. Questo ci ha richiesto un riadattamento dei confini tra vita privata e vita professionale, con l\u2019indubbia difficolt\u00e0 di autogestire il tempo lavoro e il tempo famiglia. Ma da una prima fase di assestamento, come per ogni novit\u00e0, abbiamo anche incrementato le nostre competenze digitali, cogliendo talvolta questa possibilit\u00e0 come una risorsa. In un sottile gioco di equilibri, chi \u00e8 riuscito a gestirsi tra lavoro, figli, bonus baby-sitter, call aziendali, ne \u00e8 uscito sicuramente rinforzato.<\/p>\n<p><strong>Isolamento<\/strong>. Aristotele definisce l\u2019uomo animale sociale, per questo il concetto di isolamento incide sulle nostre vite pi\u00f9 di altri fattori. Perch\u00e9 \u00e8 un ossimoro di come intendiamo la nostra vita e le relazioni con gli altri. L\u2019isolamento dei malati, dei loro famigliari \u00e8 stato l\u2019aspetto forse pi\u00f9 drammatico con il quale dover convivere. La paura di restare da soli, di non potersi salutare, di non poter offrire degna sepoltura a coloro che ci hanno lasciati ha indubbiamente lasciato un senso di vuoto indescrivibile, che accumula il dolore dell\u2019isolamento al dolore della perdita.<\/p>\n<p><strong><em>Lockdown<\/em><\/strong>. Insieme all\u2019aggettivo \u201cdraconiano\u201d il sostantivo inglese<em> lockdown<\/em> ha invaso ogni telegiornale. Abbiamo con il tempo compreso il significato e interiorizzato il fatto che fosse sinonimo di una chiusura totale di aziende, negozi, servizi, vite.<\/p>\n<p><strong>Movida<\/strong>. Milano da bere, insomma, come trent\u2019anni fa. La citt\u00e0 pi\u00f9 cosmopolita d\u2019Italia, con un trend di crescita e in continua evoluzione viene cos\u00ec ridotta al binomio navigli-movida. Si sprecano i commenti su Zingaretti che fa l\u2019happy hour in compagnia, sui \u201cgiovani d\u2019oggi\u201d incoscienti (dimenticandoci tutti di esser stati giovani un tempo che fu). Tutti pronti ad additare le cattive condotte milanesi. Milano un po\u2019 come la prima della classe che inciampa e, in fondo, ben le sta, cos\u00ec impara a fare quella sempre avanti e innovativa. Ma Milano \u00e8 e rester\u00e0 sempre \u201cMilan col coeur in man\u201d.<\/p>\n<p><strong>Negativit\u00e0<\/strong>. Quello che solitamente connotiamo come qualcosa di infelice, complicato, avverso, in tempi di Covid, come negli altri test medici, ha invece significato la fine di un incubo. Doppia negativit\u00e0 di un tampone ha significato per tanti una ritrovata libert\u00e0 e la rassicurazione di essere, finalmente usciti da un virus subdolo.<\/p>\n<p><strong>Oms. Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0<\/strong>. Costituitasi a Ginevra nel 1948 L\u2019Oms \u00e8 l\u2019organismo di indirizzo e coordinamento in materia di salute all\u2019interno del sistema delle Nazioni Unite. Tra le altre funzioni, \u00e8 impegnata a fornire una guida sulle questioni sanitarie globali, indirizzare la ricerca sanitaria, stabilire norme e standard e formulare scelte di politica sanitaria basate sull\u2019evidenza scientifica; inoltre, garantisce assistenza tecnica agli stati membri, monitora e valuta le tendenze in ambito sanitario, finanzia la ricerca medica e fornisce aiuti di emergenza in caso di calamit\u00e0. Attraverso i propri programmi, l\u2019Oms lavora anche per migliorare in tutto il mondo la nutrizione, le condizioni abitative, l\u2019igiene e le condizioni di lavoro (definizione ritrovabile sul sito salute.gov.it). In fase di epidemia e, successivamente pandemia, l\u2019Oms ha cercato di ricordare a tutti protocolli di gestione e di dare indicazioni rispetto a cosa fosse epidemia e cosa fosse pandemia. Abbiamo avuto giornate in cui le dichiarazioni di Oms, Protezione Civile, Comitato Tecnico Scientifico, ricercatori, biologi, medici si sono susseguiti in una sorta di \u201cfrullato\u201d di informazione talvolta risultato indigesto e, a volte, poco coerente.<\/p>\n<p><strong>Pandemia<\/strong>. Abbiamo imparato a conoscerla sui libri di storia e nei B-movie degli anni \u201990. Quando il Covid-19 \u00e8 stato dichiarato ufficialmente pandemia, abbiamo avuto tutti probabilmente la sensazione di trovarci sul set di uno di quei film. Dichiarazione arrivata mentre in Italia si stava gi\u00e0 combattendo la malattia in modo incessante e senza tregua, come a dire che medicina e definizioni scientifiche non vanno sempre di pari passo.<\/p>\n<p><strong>Politica<\/strong>. Compito dei politici, e anche nostro, \u00e8 indubbiamente occuparsi della \u201c<em>res publica\u201d, <\/em>della cosa pubblica. In questo tempo di Covid un dubbio sorge sull\u2019effettivo confine che c\u2019\u00e8 tra scienza e politica e sul fatto che, forse, laddove ci sia stata anche una scelta sensatamente politica si sia apprezzato il beneficio. Nulla da togliere alla fondamentale importanza dei tecnici, ma la politica non \u00e8 fatta solo di scelte tecniche, bens\u00ec anche di decisioni e di responsabilit\u00e0 alle quali essa non si pu\u00f2 sottrarre. Si tratta quindi di un giusto bilanciamento con scienza e medicina, che \u00e8 stato vincente in alcune realt\u00e0 (pensiamo al \u201clavoro di squadra\u201d compiuto da Zaia con la parte scientifica. Ciascuno con le proprie responsabilit\u00e0). Ma \u00e8 davvero cos\u00ec nascosta la politica in questa fase 2? Parrebbe di no. Le scuole restano chiuse ma la serie A riparte (con rassegnazione dei tecnici), per la gioia di sponsor e <em>pay tv<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Quarantena<\/strong>. Manzoni ci raccont\u00f2 la peste nei \u201cPromessi sposi\u201d e cos\u00ec, ancora oggi, la quarantena \u00e8 rimasto quel filo comune da applicare in caso di epidemia. Una prassi che porta con s\u00e9 rischi e opportunit\u00e0, ma che purtroppo coincide con il vero e proprio isolamento sopracitato.<\/p>\n<h3><strong><em>Il concetto di sanificazione<\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong>Resilienza<\/strong>. Termine amato dagli psicologi, resilienza implica la capacit\u00e0 di adattarsi ai traumi e\/o superare periodi di difficolt\u00e0. Si tratta di una forma di adattamento, di rimodellamento che rinforza la nostra abilit\u00e0 di affrontare e reagire alle difficolt\u00e0. Il <em>trend<\/em> della parola resilienza \u00e8 decisamente aumentato, diventando quasi inflazionato.\u00a0 \u00c8 importante invece preservarne il valore e il suo significato, perch\u00e9 \u00e8 quello che ci ha consentito di gestire anche questo periodo complicato e che ci preserver\u00e0 dall\u2019ondata psicopatologica che investir\u00e0 probabilmente diverse persone nella seconda fase.<\/p>\n<p><strong>Sanificazione<\/strong>. In linea con l\u2019educazione all\u2019igiene, anche il concetto di sanificazione ha invaso la nostra vita, i nostri uffici, le nostre mura di casa. Questo \u00e8 un fattore rassicurante, che ci garantisce, insieme ai Dispositivi di protezione individuale (Dpi), di tutelarci, di dar valore alle piccole\/grandi azioni che spesso fanno la differenza e che, soprattutto sono sotto il nostro controllo.<\/p>\n<p><strong>Tampone\/test<\/strong>. Tanti hanno rivendicato e rivendicano comprensibilmente il diritto di accedere ai tamponi. L\u2019ondata emergenziale ha sovraccaricato laboratori di ricerca, chiamando in campo anche personale sanitario in pensione e neolaureati pur di garantire un minimo di turn-over agli ospedali. Dal tampone oggi si assiste ad un \u201cvia libera\u201d ai test sierologici, alla ricerca di una immunit\u00e0 di gregge ancora probabilmente lontana.<\/p>\n<p><strong>Universalit\u00e0<\/strong>. Per quanto le teorie complottiste abbiano cercato di dare una connotazione razionale al virus, con <em>fake news<\/em> di ogni genere che hanno destato reazioni di disgusto e imbarazzo giusto per rimanere sul politicamente corretto (le persone di colore si ammalano meno, gli immigrati non si ammalano perch\u00e9 hanno fatto vaccino contro la tubercolosi), abbiamo riscoperto di essere tutti vulnerabili, senza distinzione di etnia e di classe sociale. Ci\u00f2 che cambia sicuramente \u00e8 invece la possibilit\u00e0 di ricevere cure immediate, destino riservato ancora a troppo pochi fortunati.<\/p>\n<p><strong>Vaccino<\/strong>. Con buona pace dei no-vax siamo tutti in attesa di una cura specifica. La storia ci insegna che di fatto il vaccino curi e contribuisca a vivere in salute senza dover affrontare determinate malattie infettive. Anche in questo caso il rischio di dar spazio all\u2019animo complottista \u00e8 talvolta irresistibile. Ricordiamoci per\u00f2, come buona prassi, che la laurea in medicina non si acquisisce su Google.<\/p>\n<p><strong>Zona rossa<\/strong>. Fine della libert\u00e0, della vita di prima. I paesi del Nord Italia coinvolti e i loro cittadini hanno realizzato in poche ore di trovarsi in una zona di guerra. Dai nostri televisori guardavamo i confini di Codogno e ci chiedevamo come potesse essere vivere stando chiusi in casa, rimanendo in stand by. Abbiamo avuto poi modo si sperimentarlo poche settimane dopo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Cosa ci rester\u00e0 di tutto ci\u00f2? La memoria.<\/strong><\/h3>\n<p>A volte la memoria gioca brutti scherzi ma speriamo che questa fase della nostra vita non venga dimenticata, che ci ricordi che possiamo essere tutti vulnerabili e possiamo essere tutti cittadini migliori se non alziamo muri ma se combattiamo realmente insieme. Solo cos\u00ec daremo valore ai tanti arcobaleni disegnati e che nascono dopo il buio e la pioggia. Solo cos\u00ec sapremo che \u201c\u00e8 andato tutto bene\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da fine febbraio stiamo convivendo con un virus, il Covid-19, che ha alterato le nostre vite, le nostre dinamiche famigliari, le nostre certezze. Abbiamo vissuto un periodo buio di diffusione della malattia e di un\u2019escalation del numero dei contagi. 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