{"id":8316,"date":"2020-06-18T10:03:17","date_gmt":"2020-06-18T08:03:17","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=8316"},"modified":"2020-06-20T12:04:07","modified_gmt":"2020-06-20T10:04:07","slug":"salvare-la-vita-o-il-benessere-dilemma-e-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/salvare-la-vita-o-il-benessere-dilemma-e-paradosso\/","title":{"rendered":"Salvare la vita o il benessere? Dilemma e paradosso"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8418 alignleft\" style=\"padding-right: 30px;\" src=\"https:\/\/ursheva.com\/wp\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/RAGNO-NERO-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" \/>Un patto non osservato con il diavolo, la sua vendetta che semina la morte in un villaggio dell\u2019Oberland bernese. Corre possente ed epico, fra le due sponde della storia orrorifica e del sermone, Il ragno nero di Jeremias Gotthelf, racconto fra i massimi delle letterature in lingua tedesca dell\u2019800.<\/p>\n<p>In una casa di agiati contadini \u00e8 festa, si sta per celebrare il battesimo dell\u2019ultimo nato di casa. La levatrice-cuoca e le serve preparano la colazione per i padrini e per la florida madrina, una colazione che gli inglesi che hanno preso a visitare le vallate elvetiche, e le loro lady dalle gambe ossute, se la sognano. Latte, caff\u00e8, panna, pane appena sfornato, Emmental, dolcetti, vino speziato.<\/p>\n<p>Si va in chiesa, si torna con il neonato battezzato \u2013 Hans Uli, come molti protagonisti degli idilli paesani di Gotthelf \u2013 e ci si mette a tavola, fra cerimonie e portate da paese della cuccagna. Prima che servano gli arrosti i commensali chiedono tregua, e sotto un albero in fiore fumano e conversano. Uno degli ospiti chiede al patriarca perch\u00e9 una trave della facciata sia tutta annerita e stoni con il resto del legno. E il nonno, dopo aver tentato invano di sviare il discorso, comincia a raccontare.<\/p>\n<p>Seicento anni prima, in quella vallata, i contadini vivevano sotto il tallone feudale dei Cavalieri Teutonici. Lo spietato Hans Von Stoffeln, il loro capo, li aveva costretti a costruirgli il castello in cima a un\u2019altura e, non contento, aveva ingiunto loro di scalzare cento faggi dalla foresta vicina e di trapiantarli entro un mese all\u2019ingresso del maniero. Si era all\u2019inizio dell\u2019estate: per i contadini quella corv\u00e9e avrebbe significato disertare i campi e condannarsi alla fame nella stagione fredda.<\/p>\n<p>Mentre sedevano demoralizzati, era apparso fra loro \u00abun lungo e secco cacciatore vestito di verde. Sul berretto baldanzoso oscillava una penna rossa, nel viso oscuro fiammeggiava una barbetta rossa\u00bb. Il cacciatore, il diavolo, propone un patto: se a lavoro terminato gli consegneranno il primo bambino non battezzato che nascer\u00e0 fra loro, penser\u00e0 lui a mettere gli alberi a dimora. I contadini prendono tempo, ma qualche giorno dopo la moglie di uno di loro, Christine, una forestiera di Lindau con le parvenze e le spavalderie della strega (eccolo, il capro espiatorio che viene da fuori) accetta il patto, che il diavolo suggella baciandola su una guancia.<\/p>\n<p>I contadini eludono il patto, i primi due neonati del villaggio vengono battezzati e il diavolo si vendica: sulla gota di Christine spunta un neo, presto assume la forma di un ragno nero che le procura dolori terribili e genera altri ragni che uccidono tutto il bestiame e cominciano ad assalire gli uomini.<\/p>\n<p>Per sottrarsi a quel morso continuo che la devasta, Christine rapisce il figlio neonato della cognata e lo porta al cacciatore-diavolo. Quando sta per consegnarlo, il parroco del villaggio si interpone e riesce a battezzarlo. Il bambino muore, assieme al prete, per i morsi del ragno, ma la sua anima \u00e8 salva. E Christine si dissolve, la sua forma umana viene assorbita dal ragno nero. Che imperversa, sterminando i contadini e i cavalieri, finch\u00e9 la giovane madre del bimbo morto, dopo avere scavato un buco in una trave, lo attira e lo rinchiude, tappando il buco con un cavicchio.<\/p>\n<p>Il prigioniero resta l\u00ec per duecento anni, quando un\u2019ondata di superbia, di vanit\u00e0 mondana e di abbandono della fede da parte dei contadini, e la mossa spavalda di un giovane servo che non crede nella sua esistenza, fanno s\u00ec che il cavicchio venga strappato e il ragno sia di nuovo libero di fare strage, finch\u00e9 il giovane Cristiano, mite sposo della padrona della casa, affronta il mostro e sacrificando la vita torna a rinchiuderlo.<\/p>\n<p>Il racconto \u00e8 terminato e gli ospiti possono tornare a tavola fatti pi\u00f9 vecchi e pi\u00f9 saggi, come chi ha ascoltato il racconto del vecchio marinaio nel poemetto di Coleridge. Il ragno nero porta con s\u00e9, oltre a una morale dichiarata ed esibita che pone interrogativi sotto traccia (l\u2019abbandono del retto sentiero della fede e le sue devastanti conseguenze; il male tenuto a bada ma non sradicato, come le epidemie, da una rettitudine ieri religiosa e oggi forse ecologica e sanitaria), una potenza visionaria che si carica di echi storici e leggendari: il patto con il diavolo che gi\u00e0 Goethe aveva riportato in auge con gli esiti altissimi del Faust (ma quel patto col diavolo, allora e oggi, in tempi di Covid-19, adombra il dilemma di dover scegliere fra salvare vite umane e salvare economia e produzione), le epidemie di peste che avevano flagellato l\u2019Europa, le donne-streghe i cui roghi avevano smesso, ai tempi in cui Gotthelf scriveva, di ardere da poco meno di un secolo.<\/p>\n<p>Scritto in svizzero-tedesco, cio\u00e8 nel dialetto bernese, il racconto \u2013 come l\u2019opera di Gotthelf \u2013 ha avuto estimatori eccellenti: Gottfried Keller, Thomas Mann, da ultimo Elias Canetti che, in La lingua salvata, rievoca l\u2019impressione che gli fece da ragazzo: \u00abLessi Il ragno nero e me ne sentii perseguitato, era come se fosse penetrato nel mio proprio viso: nella mia mansarda non sopportavo gli specchi, ma ora, vergognandomi un po\u2019, chiesi a Trudi che me ne prestasse uno, e me lo portai in camera, chiusi la porta a chiave \u2013 cosa che in quella casa nessuno faceva mai \u2013 e su entrambe le guance mi misi a cercare le tracce del ragno nero\u00bb.<\/p>\n<p>Jeremias Gotthelf, che si potrebbe tradurre con Geremia Diotaiuti, era lo pseudonimo che il figlio di ecclesiastici e patrizi bernesi Albert Bitzius (1797-1854) scelse per s\u00e9 quando nel 1836 cominci\u00f2 a scrivere. Era pastore evangelico in un paesino dell\u2019Emmental, ma battagliero di carattere e pronto alle polemiche, liberale in giovent\u00f9 e poi conservatore ma estroso \u2013 si diceva che, agli inizi della sua carriera ecclesiastica, di notte abbandonasse la canonica travestito da carrettiere, per andare a bere e a giocare a carte nelle osterie dei paesi vicini \u2013 e vicino ai contadini che volle, battendosi per questo, istruiti e assistiti dai medici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il ragno nero <em> \u2013<\/em><\/strong>Jeremias Gotthelf<em>\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>(Adelphi, 1996 \u2013 pagine 177, traduzione di Massimo Mila)<br \/>\n<strong>Euro 12,00<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un patto non osservato con il diavolo, la sua vendetta che semina la morte in un villaggio dell\u2019Oberland bernese. 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