{"id":9094,"date":"2020-06-29T12:53:59","date_gmt":"2020-06-29T10:53:59","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=9094"},"modified":"2020-07-01T15:51:43","modified_gmt":"2020-07-01T13:51:43","slug":"parole-e-ignoranza-la-pandemia-acuisce-la-violenza-verbale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/parole-e-ignoranza-la-pandemia-acuisce-la-violenza-verbale\/","title":{"rendered":"PAROLE E IGNORANZA LA PANDEMIA ACUISCE LA VIOLENZA VERBALE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di PAOLO CORTICELLI<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi tempi ricorre con maggiore frequenza sui mass media un argomento: c\u2019\u00e8 una crescente, diffusa riscoperta della solidariet\u00e0, con la pandemia, oppure <em>homo hominis lupus<\/em>, per citare il motto di Thomas Hobbes, filosofo inglese vissuto fra il XVI e il XVII secolo? Secondo il pensatore britannico, la natura umana \u00e8 fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell&#8217;uomo sono soltanto l&#8217;istinto di sopravvivenza e di sopraffazione. Egli nega che l&#8217;uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virt\u00f9 di un amore naturale. \u00a0<strong>\u00a0<\/strong>Un giudizio severo, senza remissioni.<\/p>\n<p>Durante questa pandemia abbiamo assistito a molteplici gesti che non lasciano dubbi: spirito di abnegazione, sacrificio \u2013 anche fisico -, grande attenzione nell\u2019individuare un percorso terapeutico contro il virus hanno caratterizzato spesso le azioni non solo del personale sanitario ma anche di alcuni pubblici amministratori, cos\u00ec come di gente comune che si \u00e8 attivata per prestare soccorso, assistere, recare conforto a chi \u00e8 stato in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un aspetto che continua a segnalare una difformit\u00e0 di comportamenti rispetto al gesto solidale, e tutto ha inizio con il linguaggio: greve, offensivo, violento. Nella globalizzazione dei mezzi di informazione, c\u2019\u00e8 il rischio tutt\u2019altro latente, anzi, ormai sempre pi\u00f9 consolidato dell\u2019annientamento dell\u2019autocoscienza di s\u00e9: siamo ormai rivolti in modo esasperato verso l\u2019esotico, con un consumo di immagini e notizie \u2013 o presunte tali \u2013 sempre pi\u00f9 affrettato. Noi non tendiamo a soddisfare una corretta esigenza informativa, bens\u00ec mostriamo una voracit\u00e0 cognitiva che, illusoriamente, rincorre la velocit\u00e0 delle proposte.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una violenta messa in atto di modelli, o presunti tali, di libert\u00e0 e di successo. Prevale l\u2019estetizzazione superficiale, l\u2019ostentazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Applichiamo lo zapping anche al nostro pensiero: <strong>tutto deve essere fatto in fretta. <\/strong>Applichiamo lo zapping nel dialogo con i nostri figli e lasciamo loro messaggi caratterizzati da sublime superficialit\u00e0: <strong>per\u00f2 si \u00e8 detto molto. <\/strong>Nel lavoro il dialogo \u00e8 in funzione della gerarchia. Ci sono i progetti qualit\u00e0, con banali riferimenti alla <strong>sostenibilit\u00e0 \u2013 che mette al centro di ogni percorso personale e professionale proprio l\u2019uomo \u2013 e alla comunicazione. Nei fatti prevale il taylorismo, ovvero la razionalizzazione del ciclo produttivo elaborata da Frederic Taylor alla fine del XIX secolo: il termine indica tutti gli aspetti di un lavoro, sia manuale sia impiegatizio, organizzato secondo criteri ripetitivi, parcellizzati e standardizzati.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><em>Linguaggio e cultura<\/em><\/h3>\n<p>L\u2019elemento che collega la cultura al dinamismo della vita sociale \u00e8 la lingua. Il linguaggio che utilizziamo oggi \u00e8 il riflesso dell\u2019impoverimento culturale nel quale siamo progressivamente sprofondati: <strong>l\u2019ignoranza di cui ci pasciamo quotidianamente \u2013 notizie false sui <em>social network, <\/em>trasmissioni televisive in cui, oltre a una ripetitivit\u00e0 di <em>\u00a0<\/em>partecipazione degli \u201cospiti\u201d, si aggiunge talora una fastidiosa sagra dell\u2019insulto, delle voci sempre pi\u00f9 alte, a sovrapporsi, e l\u2019acuta e vacua capacit\u00e0 espressiva riverbera spesso la povert\u00e0 di \u00a0contenuti, che scaturisce da un\u2019esibizione costante di incompetenza, esibita come \u201cnuovo sapere\u201d, mentre un percorso realmente culturale richiederebbe ben altro.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNoi intendiamo la cultura come <strong>memoria non ereditaria di una collettivit\u00e0 che esprime un sistema determinato di divieti e prescrizioni\u201d: <\/strong>la definizione del semiologo Jurij Lotman (Semiotica e cultura, Ricciardi, 1975, pagina 66) merita qualche considerazione. Prima di tutto l\u2019aspetto relativo alla <strong>non ereditariet\u00e0 <\/strong>del patrimonio culturale. In altri termini, ci\u00f2 che sappiamo l\u2019abbiamo conquistato in una personale \u2013 l\u2019impegno \u00e8 sempre individuale \u2013 ricerca del sapere. Gli esiti sono differenti, talora incompatibili (un mussulmano e un cattolico, per stare a un esempio di stretta attualit\u00e0). La cultura non \u00e8 quindi soltanto una \u201cmemoria della collettivit\u00e0\u201d ma \u00e8 un palese arricchimento della persona. Diviene sociale nel momento stesso in cui l\u2019individuo si pone in confronto all\u2019altro da s\u00e9 e procede a uno scambio\/verifica di informazioni.<\/p>\n<p>Il linguaggio che usiamo \u00e8 il riflesso dell\u2019impoverimento culturale nel quale siamo progressivamente sprofondati a partire dai primi anni Settanta. Oggi, nel terzo millennio, abbiamo amplificato a dismisura questo depauperamento con i <strong><em>social network<\/em>,<\/strong> palestra dove l\u2019ostentazione dello sproloquio, dell\u2019insulto, della <strong>maleducazione<\/strong> \u2013 termine caduto in disuso, ahinoi! \u2013 \u00e8 abnorme, priva di efficaci controlli.<\/p>\n<p>Hannah Arendt, filosofa tedesca, ripercorre nel suo libro \u201cLa banalit\u00e0 del male\u201d (Feltrinelli, 2019) il processo che si tenne in Israele a partire dal 1961 e che port\u00f2 alla condanna a morte di Adolf Eichmannn \u2013 sentenza eseguita il 31 maggio 1962 \u2013 per aver commesso, \u201cin concorso con altri\u201d, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l\u2019umanit\u00e0 e crimini di guerra, nel corso della seconda guerra mondiale. Hannah Arendt si sofferma su un aspetto che susciter\u00e0 diverse reazioni fra i commentatori: ci\u00f2 che la filosofa vuole sottolineare \u00e8 il fatto che Eichmann e <strong>altri esponenti nazisti erano persone mediocri, modesti culturalmente, comuni e banali, come il male che hanno rappresentato. <\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019ultimo fatto di cronaca \u00e8 sconvolgente e paradigmatico, poich\u00e9 purtroppo \u00e8 l\u2019ultimo, ferale evento di una lunga serie. Siamo di fronte allo sterminio, in ambito familiare: in una coppia che sta per separarsi, il padre uccide i due figli, gemelli, e si uccide. Abitavano a Gessate, in provincia di Milano, il padre aveva portato i figli in Valsassina, dove avevano una casa. E nella sua mente era stato tutto programmato. Che tipo era il pluriomicida? Una persona normale, precisa, attenta all\u2019educazione dei figli, secondo le testimonianze\u2026 Poi ecco l\u2019ipotesi della separazione e qualcosa si incrina nella mente, fino a giungere a un gesto inenarrabile, atroce. Il male si palesa in un contesto di normalit\u00e0 ormai illusoria. <\/strong><\/p>\n<p>Spesso sono del tutto persone comuni coloro che commettono femminicidi, che investono e uccidono chi sta attraversando la strada, senza fermarsi per prestare soccorso, che addirittura adeguano e trasformano strutture criminali in realt\u00e0 che assomigliano molto pi\u00f9 a <em>holding<\/em> finanziarie che non a bande pronte a uccidere seminando di morti le citt\u00e0 dopo sparatorie, definite curiosamente \u201cregolamenti di conti\u201d.<\/p>\n<p>Figuriamoci se un palcoscenico come quello offerto dai <em>social network <\/em>non risveglia istinti primordiali addirittura in ambito planetario, con le manifestazioni troppo spesso disdicevoli se non turpi cui abbiamo fatto cenno prima.<\/p>\n<p><strong>Per non parlare di quanto accade nel Parlamento italiano, talora trasformato in un saloon del Far West: esibizioni di cartelli, di forche (sic!), di manette\u2026 con improperi scambiati senza alcun ritegno, con una totale mancanza di rispetto delle istituzioni rappresentate e degli elettori, molti dei quali per altro sono troppo distratti, sul <em>web,<\/em> a scambiarsi insulsaggini frammiste a reiterate violenze verbali.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><em>Guerra santa e anoressia del pensiero<\/em><\/h3>\n<p>Nella \u201cguerra santa contro gli infedeli, il <em>jihad, <\/em>troviamo una totale radicalizzazione dell\u2019annientamento dell\u2019altro da s\u00e9 in nome di Dio, il quale ha la propria legge, la <em>shari\u2019a<\/em>, che deve essere seguita e applicata senza obiezioni n\u00e9 esitazioni. <strong>Roberto Calasso<\/strong>, saggista e editore, nel suo \u201cL\u2019innominabile attuale\u201d (Adelphi, 2017), si sofferma proprio sui termini che caratterizzano un percorso sanguinario perpetrato da coloro che devono combattere gli infedeli. Prima di tutto, nell\u2019Islam pi\u00f9 radicale \u201cil paradiso \u00e8 riservato ai martiri del j<em>ihad<\/em>, ed \u00e8 colmo di piaceri, come si legge nel Corano<strong>\u201d. Per raggiungere il paradiso \u00e8 necessario il martirio, il sacrificio, individuale o di pi\u00f9 soggetti. Fondamentale seminare morte e terrore.<\/strong> \u201cPer il terrorismo islamico \u2013 scrive Calasso -, una chiesa copta o un grande magazzino scandinavo sono bersagli altrettanto appropriati. Occorre solo manifestare <strong>il rigetto dell\u2019Occidente in tutta la sua estensione<\/strong>, dalla cristianit\u00e0 alla secolarit\u00e0\u2026 Occorre concentrare <strong>l\u2019odio su un punto, se possibile fitto di vita<\/strong>. Ma quel risentimento non \u00e8 nuovo. Sussisteva gi\u00e0 cinquanta anni fa. Perch\u00e9 soltanto ora assume queste forme? \u00c8 uno dei tanti risultati della <em>disintermediazione<\/em>, direbbe subito un teorico del web. E del fatto che il mondo tende a diventare <em>istantaneo e simultaneo<\/em>. Chi si uccide uccidendo \u00e8 un modello supremo di <em>disintermediazione<\/em>\u201d (op. cit. pagine 20 e 21).<\/p>\n<p>Le parole vestono il nostro pensiero e tanto pi\u00f9 sono volgari e violente, tanto pi\u00f9 la nostra mente ne assumer\u00e0 la forma. Ma dobbiamo insistere nel cercare uno sguardo alto, di profondit\u00e0, per allontanarci da quella superficialit\u00e0 che avvilisce la nostra capacit\u00e0 critica. Nel libro di Ivano Dionigi \u2013 presidente della Pontificia accademia di latinit\u00e0 e direttore del Centro studi \u201cLa permanenza del classico\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna \u2013 dal titolo \u201cParole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo\u201d (Raffaello Cortina Editore, 2020), nell\u2019introduzione troviamo un monito del cardinale Gianfranco Ravasi: \u201cL\u2019anoressia del pensiero contemporaneo \u2013 scrive Ravasi \u2013 paradossalmente produce un\u2019ipertrofia della chiacchiera che \u00e8 la parola degenerata. Bisogna ritrovare il rigore della ragione, esercitare con impegno l\u2019<em>intus legere, <\/em>che \u00e8 la base etimologica del termine <em>intelligere<\/em>, cio\u00e8 l\u2019approfondimento che esorcizza la superficialit\u00e0 e la banalit\u00e0\u201d (pag. 12). E l\u2019opera di Dionigi ci prende per mano, con uno stile semplice e diretto, per farci percorrere un viaggio in cui incontriamo parole tratte dai classici come dall\u2019attualit\u00e0, dalla filosofia come dalla politica per riscoprirne significato e valore. Ad esse \u00e8 affidata la non impossibile riscoperta dell\u2019<em>homo sapiens<\/em>. \u00c8 un auspicio. In attesa di conferme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO CORTICELLI Negli ultimi tempi ricorre con maggiore frequenza sui mass media un argomento: c\u2019\u00e8 una crescente, diffusa riscoperta della solidariet\u00e0, con la pandemia, oppure homo hominis lupus, per citare il motto di Thomas Hobbes, filosofo inglese vissuto fra il XVI e il XVII secolo? 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