{"id":9804,"date":"2020-10-20T16:16:53","date_gmt":"2020-10-20T14:16:53","guid":{"rendered":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/?p=9804"},"modified":"2021-06-10T22:45:56","modified_gmt":"2021-06-10T20:45:56","slug":"la-violenza-cosi-esaltata-da-film-tv-e-social-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilvelodimaya.eu\/bulgaria\/la-violenza-cosi-esaltata-da-film-tv-e-social-media\/","title":{"rendered":"LA VIOLENZA, COS\u00cc ESALTATA DA FILM, TV E SOCIAL MEDIA"},"content":{"rendered":"<p><strong>Arnold Schwarzenegger in \u201cLast Action Hero &#8211; L&#8217;ultimo grande eroe\u201d, film commedia d&#8217;azione del 1993 interpreta un macho eroico che nel film fa tutto quello che devono fare i machi eroi di questo tipo di film sparando, picchiando e saltando in aria. Il tutto ovviamente senza alcuna frattura, conseguenza ospedaliera o morte dolorosa per s\u00e9 e per gli avversari, magari un po\u2019 malconci ma tutti si rialzano sempre e subito.<\/strong><\/p>\n<p>A un certo punto la trama lo porta ad uscire dallo schermo e ad entrare in una realt\u00e0 in cui cerca di fare le stesse cose che faceva nella finzione, cominciando subito col fratturarsi un dito mentre cerca inutilmente con un pugno di spaccare il finestrino di un\u2019auto.<\/p>\n<p>Quel film oggi mi pare paradigmatico rispetto a ci\u00f2 che vediamo in ogni dove: la violenza fisica quotidiana, e soprattutto quella giovanile, e la sua percezione.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3><strong><em>Stupefacenti e risse<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>E quel che vedo \u00e8 un mondo giovanile che sta usando la forza fisica in modo sempre pi\u00f9 spesso violento, fino a finire in casi come quello del povero Willy Monteiro, ucciso a calci e pugni durante una rissa a Colleferro. Gli assassini pare (definizione sospesa, come giusto in attesa di processo) siano quattro giovani, indagati e arrestati dai carabinieri che li hanno rintracciati poco dopo il pestaggio nella vicina Artena, dove erano fuggiti con un&#8217;auto di grossa cilindrata, ragazzi tra i 22 e i 26 anni, bulli con precedenti di polizia per lesioni, stupefacenti e non nuovi a risse, botte e minacce.<\/p>\n<p><strong>Tra loro due fratelli praticano Mma, sport da combattimento in cui si usano pi\u00f9 forme di arti marziali, e quindi si suppone fossero informati dalla palestra che frequentavano circa la pericolosit\u00e0 dell\u2019uso della violenza fisica fuori dal tatami. <\/strong>Restando in tema cinematografico, avete presente i consigli del Maestro Miyagi?<\/p>\n<p>Gli addetti del settore hanno pensato di identificare alcune delle \u201cragioni\u201d in base a cui potrebbero aver pestato a morte un loro coetaneo senza un vero motivo, probabilmente senza accorgersi nemmeno che lo stavano uccidendo: l\u2019educazione dei genitori, la situazione disagiata in cui vivono, il difficile inserimento nella societ\u00e0, l\u2019accesso ai social media in un\u2019et\u00e0 ancora precoce\u2026 e via di questo passo con le spiegazioni degli esperti.<\/p>\n<p>Poche volte si parla apertamente di <strong>vigliaccheria<\/strong>, perch\u00e9 di questo, fondamentalmente si tratta.<\/p>\n<p>Qualcuno ha sottolineato come in effetti questi giovani non fossero poi cos\u00ec disagiati, e che comunque ce ne siano anche altri che, nonostante abbiano alle spalle genitori per bene, arrivino a seguire la stessa strada.<\/p>\n<p>La polizia e la Prevenzione Svizzera della Criminalit\u00e0 (PSC) \u2013 un centro intercantonale della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (<strong><a href=\"https:\/\/www.skppsc.ch\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2016\/12\/giovanieviolenza.pdf\">https:\/\/www.skppsc.ch\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2016\/12\/giovanieviolenza.pdf<\/a><\/strong>)- ha identificato le origini per atti come questi in tre presupposti generali. Eccole:<\/p>\n<p>1 &#8211; <strong>Economico<\/strong>: una situazione economica che offre ai giovani poche prospettive professionali, carenza di posti di apprendistato, e l\u2019accademizzazione del mondo del lavoro.<\/p>\n<p>2 &#8211; <strong>Materiale<\/strong>: mentre lo status sociale viene sempre pi\u00f9 espresso da valori materiali, molti giovani (e settori della societ\u00e0) non hanno la possibilit\u00e0 di accumulare legalmente i mezzi necessari a raggiungere questi status symbol.<\/p>\n<p>3 &#8211; <strong>Social-mediale<\/strong>: anche se si dice che volere \u00e8 potere, in effetti le possibilit\u00e0 di raggiungere i propri obiettivi professionali e privati sono limitate.<\/p>\n<p>Queste tendenze all\u2019emarginazione riflettono una mancanza di solidariet\u00e0 sociale, le cui conseguenze non sono attualmente ancora prevedibili.\u201d<\/p>\n<p>Quindi i motivi e le forme della violenza di e tra i giovani possono essere anche molto diversi: desiderio di riconoscimento sociale: <strong>molti giovani che commettono atti di violenza cercano di raggiungere un riconoscimento sociale o una posizione di supremazia sociale all\u2019interno del loro gruppo di pari, per esempio a scuola, adottando un comportamento aggressivo e di sopruso.<\/strong><\/p>\n<p>Pressione di gruppo: un forte numero di giovani e ragazzi coinvolti in episodi di violenza sono conniventi, o perch\u00e9 vogliono parteciparvi, oppure perch\u00e9 temono di divenire essi stessi vittime di violenza.<\/p>\n<p>Noia: alcuni dei giovani e dei ragazzi che commettono atti di violenza ricercano in questi ultimi un diversivo alla quotidianit\u00e0. \u201cPer loro la violenza rappresenta una sorta di occupazione \u2013 prosegue il rapporto &#8211; per il tempo libero e i colpevoli sono spesso incapaci di immedesimarsi nell\u2019altro.\u201d<\/p>\n<p>Teniamo presente questa frase: non sono capaci di immedesimarsi nell\u2019altro, e nelle conseguenze della relazione violenta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Percentuali e situazioni di vita<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Notizie.it \u00a0<a href=\"https:\/\/www.mammemagazine.it\/10-cause-di-violenza-giovanile\/\"><strong>https:\/\/www.mammemagazine.it\/10-cause-di-violenza-giovanile\/<\/strong><\/a> suggerisce che <strong>\u201cI media giocano un ruolo nel contribuire alla violenza di un adolescente. Se gli adolescenti spesso o ossessivamente guardano film con la violenza, giocano ai videogiochi con contenuti altamente violenti o ascoltano musica con testi violenti, saranno pi\u00f9 suscettibili a comportarsi violentemente.\u201d<\/strong> Imputando quindi ai media un effetto di stimolo imitativo.<\/p>\n<p>Il dottor <strong>Alessandro Costantini<\/strong>, pedagogista, psicologo psicoterapeuta, si concentra in <strong><a href=\"https:\/\/www.psiconline.it\/articoli\/editoriale\/violenza-e-aggressivit-in-aumento-tra-i-giovani.html\">https:\/\/www.psiconline.it\/articoli\/editoriale\/violenza-e-aggressivit-in-aumento-tra-i-giovani.html<\/a><\/strong> sulla capacit\u00e0 o incapacit\u00e0 di controllo della violenza. \u201cE\u2019 una questione che dipende molto dalla capacit\u00e0 di autocontrollo e dalla valutazione, quasi in termini percentuali, di quanto sia necessaria per affrontare le diverse situazioni di vita. In termini ipotetici, se devo affermare una mia opinione con un amico ne user\u00f2 il 5%, se devo difendere la mia dignit\u00e0 sul lavoro il 40% se devo sopravvivere ad una aggressione fisica il 100%.\u201d.<\/p>\n<p>E continua <strong>\u201cche cosa trasmette il mondo adulto ai giovani? E come lo trasmette? Quanta capacit\u00e0 di autocontrollo hanno i giovani? E quanto fanno propri i limiti sociali? L\u2019aggressivit\u00e0 dei giovani, il loro vivere senza limiti, la loro impulsivit\u00e0, \u00e8 il prodotto di una societ\u00e0 in trasformazione, che in parte non ha saputo trasmettere, nella famiglia e nella convivenza civile, autocontrollo, autorevolezza e rispetto delle regole, che non ha saputo proporre modelli costruttivi, che non ha saputo dare loro l\u2019attenzione necessaria ed evitare quelle modalit\u00e0 educative che hanno invece rinforzato gli atteggiamenti trasgressivi\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Dice il criminologo e sociologo <strong>Marino D\u2019Amore<\/strong>: \u201cLa violenza \u00e8 un evento esecrabile, un disvalore, ma storicamente \u00e8 un fenomeno sociale. La mancanza di punti di riferimento stabili, la presenza e l\u2019emulazione di modelli sbagliati, soprattutto nel momento della socializzazione, e l\u2019assenza della possibilit\u00e0 di un futuro da poter pianificare rappresentano tutti elementi che influenzano la costruzione dell\u2019identit\u00e0 e lo sviluppo delle relazioni. Tutto questo scatena dinamiche di prevaricazione riconducibili a un bullismo fuori da ogni tempo, in cui perde significato ogni sorta di categoria valoriale che punta alla convivenza, alla solidariet\u00e0 e all\u2019aiuto reciproco. Emerge uno sfrenato individualismo che si unisce, in determinati contesti, allo svuotamento del significato della vita in quanto tale e all\u2019apparente sensazione di una costante immunit\u00e0 rispetto alla sanzione\u201d<\/p>\n<p><strong>A questo punto farei rientrare Arnold (Schwartzenegger) nel discorso.<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 nessuna delle analisi citate, n\u00e9 nelle molte pi\u00f9 che ho letto, analizza un aspetto di questo problema, che invece secondo me sarebbe degno di attenzione, o almeno di pi\u00f9 attenzione anche da parte degli addetti ai lavori: <strong>la non percezione e\/o consapevolezza delle conseguenze della violenza che si esercita. E ritorniamo a parlare della vigliaccheria, che sta alla base di questi atti criminosi.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Giocare alla lotta<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Qualche anno fa, in una piscina, ho assistito ad una breve e non importante rissa fra due gruppi di ragazzi. Uno di loro arriv\u00f2 alle spalle di un \u201cavversario\u201d e gli sferr\u00f2 un <strong>tobi-geri<\/strong>, calcio di Karate che si esegue compiendo un salto in avanti, raccogliendo al torace le gambe per poi lanciarne una protesa avanti. Lo fece al centro della schiena. Non successe nulla, perch\u00e9 per fortuna probabilmente il colpo arriv\u00f2 a lato della spina dorsale. Se l\u2019avesse centrata probabilmente la vittima sarebbe rimasta invalida, rovinata per tutta la vita e l\u2019attaccante per altrettanto tempo, al di l\u00e0 delle conseguenze penali.<\/p>\n<p>Sono ragionevolmente certo che quel giovane Jackie Chan, uscito da un normalissimo istituto professionale della mia zona, non voleva n\u00e9 uccidere n\u00e9 menomare permanentemente il suo obiettivo: semplicemente pensava di poter \u201cgiocare\u201d alla lotta. Cos\u00ec come presumibilmente i fratelli Bianchi e i loro colleghi bulli, che gi\u00e0 prima del pestaggio di Willy diverse volte si erano accaniti contro altri giovani e che avevano un curriculum da picchiatori seriali. Ma evidentemente ancora senza gravi conseguenze. Quante volte avete sentito parlare del paradosso della nobile arte della boxe, sport e gioco, in base a cui si rispetta, non si danneggia seriamente e quasi ama l\u2019avversario, a cui si rifilano colpi terribili sul ring e poi lo si abbraccia?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno degli aspetti che mi colpiscono e che vorrei sottolineare in queste righe: la percezione ludica di un gesto terribilmente serio e pericoloso, accettabile solo se limitato nelle regole sportive, e che si trasferisce fuori da quelle in un continuum ipotizzando che poi non ci siano conseguenze. <strong>Alcuni hanno evidenziato come \u201cmotore\u201d della violenza fra tanti altri la percezione della non conseguenza penale dell\u2019azione, e io credo che non sia questa la sola percezione errata. <\/strong><\/p>\n<p>In palestra come nel cinema o nelle serie tv: quasi ogni film d\u2019azione, o serie poliziesca, o di supereroi, o videogoco, il colpo inferto fa volare l\u2019avversario attraverso vetri e muri, viene potenziato da mazze, assi, randelli, tirapugni, viene inferto su vittime a terra e in piedi, davanti e dietro, in qualunque parte del corpo, e le conseguenze nella quasi totalit\u00e0 dei casi sono qualche livido, un po\u2019 di sangue che si toglie con la manica, uno scotimento del capo\u2026 Nelle peggiori delle situazioni si ricuciono i tagli anche da soli davanti allo specchio. Si potrebbe dire che pure chi muore lo fa leggermente, sul colpo, senza soffrire pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p><strong>Faccio riferimento a serie tv e action movie attuali,<\/strong> ma ricordiamoci delle scazzottate nei saloon di John Ford, nelle risse di Trinit\u00e0, negli scontri fra <em>hoolingan<\/em> di Abatantuono. Nessuno resta paralizzato, a nessuno si spappola la milza o il fegato, nessuno ha un\u2019emorragia interna, nessuno perde la vista o resta con una lesione cerebrale. Davvero, mi chiedo, ma chi di noi persone reali e normali potrebbe reggere anche soltanto tre dei colpi che subisce qualsiasi protagonista di Gomorra senza morire (salvo ricovero urgente)?<\/p>\n<p>Unica eccezione che mi viene in mente \u00e8 <strong>Arancia Meccanica<\/strong> di Stanley Kubrick, in cui una delle vittime della violenza dei Drughi (a proposito, si sono autonominati cos\u00ec i volonterosi scalmanati juventini\u2026) resta poi bloccato su una sedia a rotelle.<\/p>\n<p>Insomma, nella finzione in cui siamo immersi medialmente la violenza c\u2019\u00e8, ma non ha vere conseguenze. E a forza di vederlo ci si convince che anche la realt\u00e0 funziona cos\u00ec, proprio come lo Schwartzenegger di inizio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Un suggerimento efficace<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Con questo non voglio in alcun modo giustificare i fratelli Bianchi ma cercare di capire: Gabriele, con l\u2019aiuto del suocero aveva aperto una frutteria, aveva un lavoro. Come suo fratello Mario aveva una famiglia ragionevolmente normale; gli altri due, pare non andassero neanche in palestra, sono tutti figli di piccola borghesia, forse prossima al mondo della malavita dato il regime patrimoniale che ostentavano ingiustificatamente, ma nulla di drammatico. Non avevano alle spalle drammi o catastrofi, o povert\u00e0. Insomma, n\u00e9 l\u2019ambiente n\u00e9 il passato danno molte spiegazioni, come del resto non ne forniscono per quei ragazzi della piscina di cui sopra. Ma certo vivevano in un ambiente in cui il narcisismo macho (vedi i tatuaggi esposti in ogni foto), il culto della forza estetica, il piacere di dominare il pi\u00f9 debole probabilmente sono considerati normalit\u00e0 praticamente innocua. Come forse lo erano anche ai tempi passati delle bande di <strong>Marlon Brando<\/strong> e <strong>James Dean<\/strong>. La differenza potrebbe stare nella quantit\u00e0 di impulsi alla violenza senza conseguenze, ripeto il punto, che recepiscono i ragazzi oggi rispetto a ieri. Ieri erano tempi in cui la guerra appena finita fra altre cose ricordava drammaticamente a tutte le famiglie che un colpo di lama fa davvero molto male, fa rovesciare fuori le viscere, fa perdere sangue da morirne, \u00e8 doloroso su serio.<\/p>\n<p>Come soluzione non possiamo certo pensare a lobotomie come quelle inferte a <strong>Alex<\/strong> nel film di Kubrick: il programma di &#8220;rieducazione\u201d, <em>il trattamento Ludovico<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Tuttavia mi viene in mente una possibilit\u00e0, mutuata da altri stimoli meno violenti ma evidentemente abbastanza efficaci da essere rinnovati da anni pare con successo: se sui pacchetti di sigarette campeggia la scritta \u201cil fumo uccide, il fumo fa male anche a chi ti sta accanto, il fumo rende impotenti\u201d ecc. perch\u00e9 a fine visione di qualsiasi spettacolo con violenze non allegare uno spot che mostri le conseguenze di una rissa reale su chi ne resta offeso, magari permanentemente?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arnold Schwarzenegger in \u201cLast Action Hero &#8211; L&#8217;ultimo grande eroe\u201d, film commedia d&#8217;azione del 1993 interpreta un macho eroico che nel film fa tutto quello che devono fare i machi eroi di questo tipo di film sparando, picchiando e saltando in aria. 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