EDITORIALE

 

Che cosa sta succedendo?                                                                                   Il pianeta agonizza ma c’è inerzia nelle istituzioni

 

di EMANUELE PLATA*

Ci sono nella vita situazioni in cui tutti si fanno questa domanda: va via la luce, c’è un blocco stradale , arriva la polizia in casa, i treni non vanno , il telegiornale fa un edizione speciale e tanti altri esempi ma da un po’ di tempo la domanda ha assunto aspetti planetari:
l’Amazzonia viene deforestata, i ghiacciai si sciolgono, l’acqua alta annega Venezia, il Gange inquinato uccide, città capitali del far east devono trasferirsi, l’Australia brucia, e sul suo territorio milioni di animali, le popolazioni africane fuggono dai loro paesi.

Il “cosa sta succedendo” è colossale ma incredibilmente annunciato!
Sembrano ripetersi fenomeni biblici, all’epoca di origine profetica, oggi di origine scientifica e giornalistica.
L’inerzia delle popolazioni appare evidente non tanto in termini di mobilitazioni popolari, seppur in contesti specifici, ma in termini di comportamento e di scelte politiche istituzionali.

La palla passa quindi alle istituzioni in funzione della loro lungimiranza e al capitale in funzione della convenienza.
Le componenti più sensibili della popolazione si trovano quindi a cercare alleati in istituzioni lungimiranti ed in capitali proattivi!
Le istituzioni lungimiranti di fatto tendono a diventare monocratiche per poter decidere e mettere in esecuzione le decisioni ed il capitale proattivo per sua natura sceglie, decide e agisce dove vuole e con chi vuole su scala mondiale.
Se quindi la risposta a “cosa sta succedendo” è un cambiamento climatico che sposta le popolazioni, le economie, e modifica la geopolitica e l’evoluzione dell’umanità, la sensazione è che a posteriori di questa trasfigurazione terrestre vedremo comunità più elitarie e diseguaglianze molto forti.

In questa prospettiva l’agenda Onu 2030, coi suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg) indicati senza una precisa gerarchia e la promozione nel modo dell’adozione di un indicatore di qualità della vita complementare al Pil, sono il tentativo più risoluto per non perderci nell’emergenza.

Onu, Unione Europea e al suo interno il nostro Paese con gli altri 27, costituiscono i riferimenti positivi che abbiamo di fronte e le due Organizzazioni sovrannazionali dovranno evitare che i fondi per il finanziamento della mitigazione dell’inquinamento e dell’adattamento si orientino per interessi particolari e non in coerenza con gli interessi generali.

Ben venga Block Rock – la più grande società di investimento nel mondo con sede a New York -, con le sue scelte di investire solo in conversioni industriali, e ben venga a casa nostra che Intesa destini 50 miliardi per il green new deal; ma le persone e le rappresentanze si adoperino perché queste risorse arrivino anche agli ultimi, alle famiglie alle Pmi, ai piccoli Comuni. È per questi motivi che accanto ai grandi propositi, adatti per le borse, per i fondi di investimento per i leader delle banche e delle assicurazioni e per il sistema delle grandi imprese quotate o no, occorre una promozione della sostenibilità nel retail banking e in nuove formule di finanza per i territori.
Facciamo in modo che anziché chiederci cosa sta succedendo ci si attivi per far succedere quello che le comunità capiscono di aver bisogno. Per la sopravvivenza.

*Presidente Planet Life Economy Foundation.