Fifa World Cup in Russia
e la coscienza pubblica

Fifa World Cup in Russia <BR>e la coscienza pubblica

PER LA LIBERTA’ – Manifestazione a Parigi di “Reporters sans frontières”, con un chiaro riferimento alla situazione in Russia (foto TSN).

di MARUSIA CIURAI

 

In Russia ha preso il via il Campionato mondiale di calcio Fifa World Cup 2018, forse il più prestigioso torneo dello sport più popolare al mondo, di uguale popolarità con i Giochi Olimpici.

 

Quindi, nonostante i numerosi scandali degli ultimi anni sul come è stato ottenuto il diritto di ospitare la Coppa del Mondo in Russia nel 2018 e in Qatar nel 2022, anche con le proposte di spostarlo in Inghilterra, il mondiale è iniziato in Russia. La Federazione internazionale di calcio non ha concluso o completato le proprie indagini che aveva iniziato contro i propri capi e alti funzionari precedenti sospettati di  corruzione, sul caso Russia e Qatar.  Per quanto riguarda l’argomento Qatar, il caso non è ancora stato chiuso. Invece, per quanto riguarda il campionato del 2018, la Fifa tranquillamente ha proceduco come da programma ignorando lo  scandalo di corruzione e ha lasciato il torneo in Russia.

 

I fatti e misfatti: la valanga di tragedie

 

Ma dal dicembre del 2008 (pochi mesi dopo la guerra in Georgia), quando la Fifa ha indicato la Russia come il Paese ospitante del mondiale 2018, è accaduto davvero tanto, basti citare l’annessione, appena finite le Olimpiadi invernali a Sochi, nella primavera del 2014, della penisola ucraina di Crimea e l’inizio del conflitto in Donbass, a est dell’Ucraina, con pieno appoggio della Federazione sia militare, sia del commando dei cosiddetti “omini verdi”, ossia i militari dell’esercito russo senza i segni di riconoscimento, con l’aggiunta anche di una grande massa dei mercenari russi di vario genere e provenienza, spesso reclutati presso i Commissariati militari ufficiali dello Stato. Tutto ciò ha fatto scattare le sanzioni contro la Federazione Russa, per le quali è  previsto il rinnovo per  fine giugno.  Il numero delle vittime del conflitto nell’ est  dell’ucraina  ha superato i 10.300 morti secondo i dati Onu (dati dicembre del 2017).

 

Poi è arrivata la tragedia del Boeing MH17 di Malaysia Airlines, il 17 luglio del 2014, abbattuto sopra Donbass dal lanciamissili russo BUK, secondo le ultime conclusioni delle indagini come risulta dal report ufficiale del gruppo investigativo statale in Olanda del 25 maggio scorso. E poi, la Siria, con gli attacchi chimici e i bombardamenti a tappetto, anche dei civili, con “l’amico Assad” protetto, invitato e ospitato al Cremlino. Per non tacere  l’ultimo clamoroso caso riconosciuto in Gran Bretagna come un “attacco chimico terroristico” nella tranquilla cittadina inglese di Salisbury, ovvero l’avvelenamento, con un’arma chimica “Novichok” dell’ex militare russo Sergei Skripal e sua figlia Yulia, sopravvissuti per miracolo… L’elenco è ancora lungo, e varia dalla propaganda alla corruzione, dagli attacchi di hacker ai siti del Partito democratico americano alla vigilia delle votazioni presidenziali alla creazione di un esercito di bot –  da ro-bot sono i programmi che creano gli account finti che aggiscono come le persone, diventano i finti amici – per poi ottenere le informazioni personali, sono presenti soprattutto nei social network ma non solo.

nei social che cercavano di cambiare l’opinione pubblica nei paesi democratici del mondo, all’appoggio finanziario dei partiti di estrema destra in Europa, come il Front National di Marine Le Pen…

 

E cosa dire della situazione nella stessa Federazione?

 

Il 27 febbraio del 2015 sul ponte davanti alla centralissima Piazza Rossa a Mosca è stato ucciso il più popolare e influente oppositore Boris Nemtsov. Le manifestazioni anti-Putin e contro la corruzione vengono disperse dalle forze speciali dello stato, anche quando si tratta di un picchetto singolare. I casi sono tanti e accadono non solo nelle capitali Mosca e San Pietroburgo. E sono molti i Paesi che hanno deciso di non mandare in Russia le proprie alte cariche diplomatiche e politiche, e risolvere la presenza ufficiale solo con quella degli sportivi e dei corrispondenti ambasciatori, già presenti nella Federazione…

 

 

Un discorso a parte, il tema dei prigionieri politici, il cui numero è in continuo aumento, spesso per conto di oppositori russi o i crimeani, tatari e ucraini, che non sono d’accordo con l’annessione della penisola alla Federazione, con le finte accuse basate sulle rivelazioni ottenute sotto le torture. Il numero di prigionieri ucraini attuale è di 64 persone, tra cui il regista e scrittore Oleg Sentsov, di cui abbiamo svolto un’ampia inchiesta proprio su questo giornale on line (articolo tuttora visibile).

 

Bruxelles e la petizione dei Verdi

 

E da Bruxelles è venuto un documento ufficiale proprio il 14 giugno scorso. Il Parlamento europeo – vi  si legge – ha condannato fermamente le massicce violazioni sistematiche dei diritti umani in Russia e nella Crimea occupata, e ancora una volta richiede che la leadership russa immediatamente e senza condizioni rilasci tutti i prigionieri politici detenuti illegalmente.

E ancora: “Il Parlamento europeo invita il governo russo a rilasciare immediatamente e senza condizioni Oleg Sentsov e altri cittadini ucraini detenuti illegalmente in Russia e nella penisola di Crimea”.

 

Qualche giorno fa i Verdi nel Parlamento Europeo hanno diffuso la notizia sui prigionieri politici in Russia con un post / petizione nel loro sito molto esplicito Fair play / Foul play (Gioco onesto/ Gioco sporco): la mappa della Federazione a colori allegri con i 12 stadi che accolgono il Campionato, che con un click si trasforma in un’altra con i colori cupi e neri che mostra innumerevoli prigioni, 87 per la precisione, disseminate su tutto il territorio nazionale russo, dove è anche indicato il numero di prigionieri politici: 158, e si possono leggere i nomi e le storie di ognuno.

 

Il testo che accompagna la petizione è questo, citato dal sito ufficiale:

“La Fifa non può rimanere in silenzio. Mentre gli stadi russi saranno pieni di tifosi, oltre 150 prigionieri politici riempiono le prigioni in tutta la Russia. La Fifa deve chiedere il loro rilascio e lottare per la libertà di tutti coloro che sono ingiustamente incarcerati.

Per gli appassionati di calcio di tutto il mondo, invitiamo la Fifa, i suoi capi e i membri dell’organizzazione a non essere guastafeste; impegnarsi con le autorità russe in un dialogo sulla situazione dei prigionieri politici e dei diritti umani in Russia. Fare ciò che è giusto per il gioco e per il fair play. Combattere per chi è stato dimenticato!”

 

 

 

 

 

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