COMMERCIO

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La disintermediazione in un’economia globale, rischi e benefici

Politica, finanza, economia e, perfino, rapporti sociali: breve analisi di un fenomeno in rapida crescita nel mondo della distribuzione organizzata

di Federico Corticelli

“Non farti in quattro, fai la spesa da noi” recita uno slogan di una grande catena distributiva italiana datato 1972. Oggi nella nostra testa risuona abbastanza banale e non ha presa evocativa di alcun genere. All’epoca, però, il fatto di poter trovare tutti i prodotti alimentari e casalinghi in un unico esercizio commerciale rappresentava una rivoluzione per chi doveva fare la spesa. Oltre a ciò, il modello intermediario della catena distributiva permetteva un sottile ma significativo passaggio di paradigma: garantire la stessa scelta di prodotti di qualità uguale per tutti, in qualsiasi orario della giornata.
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ECONOMIA

L’INDICE IFIIT DEL MESE

Conforta l’economia reale,
preoccupa il quadro geopolitico

di Paolo Gila

Verso nuovi modelli industriali: questo l’indirizzo condiviso sugli investimenti.
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ATTUALITA’

La scuola dei piccoli. Dimenticata

di Tiziana Germani

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge delega per la creazione del sistema integrato da 0 a 6 anni che riformerà il percorso educativo per i bambini in età prescolare (ddl 1260).
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POLITICA

La democrazia diretta, un errore secolare

di Federico Corticelli

Se ne sente parlare spesso, il più delle volte a sproposito. Breve diagnosi di un’utopia storicamente certificata.
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MILANO

Veder Milano dalla parte delle radici

Un gruppo di speleologi, un’associazione, una serie di incontri e pubblicazioni. Un crescendo per un’idea, un sogno divenuto realtà: mostrare la città sotterranea.

Pulizia del rifugio antiaereo N° 87 con tecnici, architetti e ingegneri della Bovis Lend Lease srl nella giornata di Puliamo il Mondo organizzata da Legambiente. (Foto Scam)

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BRICIOLE

di Nino Formicola

Polaroid 70, così nacque il selfie

La Polaroid compie 70 anni e i selfie anche. Fu grazie a questa macchina fotografica che si cominciò a scattarsi foto da soli. Non solo foto famigliari ma anche foto hot… Sulle pagine di parecchi giornali comparvero le rubriche “Autoscatto” e molti pornografi dilettanti scoprirono la facilità di incontrarsi grazie alla facilità di scattarsi foto hard, nella tranquillità della propria casa. Ottennero anche un altro risultato. Quando ti presentavi in negozio per l’acquisto ti sentivi in imbarazzo, quasi come comperare preservativi in una farmacia piena di gente e sulla faccia del commesso si leggeva chiaramente il pensiero:” Ecco un altro maniaco…” Sono passati decenni e ormai le foto hard non fanno più scandalo. Se ti facevi fotografare nuda allora, le porte del mondo dello spettacolo ti venivano sbarrate; adesso se non ti fai fotografare nuda, non vai da nessuna parte. Con gli smartphone le foto viaggiano nell’etere in Internet e la vecchia Polaroid è finita in un angolo, ma le foto messe in Internet sono eterne, le Polaroid, se avevi un ripensamento, le potevi stracciare. Meditate gente, meditate…

Piazza Duomo, le palme e la botanica. Sconosciuta

Si è fatto un gran parlare delle palme in Piazza Duomo. Ovunque, tg, giornali, internet. Ma credo che a molti sia sfuggito un piccolo particolare.
Fermo restando che la piazza è stata disegnata per essere “nuda”, infatti anche il monumento equestre di Vittorio Emanuele c’entra come i cavoli a merenda, la discussione che si è scatenata riguardava l’utilizzo delle palme, non il fatto di costruire un’aiuola. Sull’aiuola nessuno ha avuto niente da ridire. Ma se fai un’aiuola, qualcosa dentro ce lo devi mettere. E qui sta il busillis. L’architetto decide di metterci palme, banani e ibiscus. Scatta la rissa : “Cosa c’entrano le palme con la nostra cultura?………”Potevano mettere altre piante, chessò dei platani o degli ippocastani……”Pensa come sarebbero stati bene dei peschi o dei ciliegi”. Ora, a parte il fatto che ciliegi e peschi sono belli quei dieci minuti che sono fioriti e basta, diamo voce alla logica e alla botanica. Intanto bisogna mettere dei sempreverdi, e già qui il campo si restringe di molto, poi bisogna ricordarsi che sotto la piazza c’è la metropolitana, quindi di terra a disposizione ce n’è ben poca. Chi ha pensato questa aiuola ha fatto un ragionamento e di conseguenza una scelta che è inattaccabile, perché palme, banani e ibiscus hanno bisogno di poca terra. Una palma di sei metri ha una radice che è grande più o meno come il lato b di Kim Kardashian e i banani, che non sono per la botanica piante ma erbe, si mettono a dimora in buche di 30 cm. Le palme sono fronzute in cima, ma spoglie sul tronco, ecco perché i banani che così “rimpolpano” l’insieme. Il tutto legato dai fiori di ibiscus. Beh, a me pare piuttosto bella questa immagine. E se la Madonnina dall’alto della sua guglia guarderà in giù e vedrà delle palme, sono sicuro che approverà. In fondo Maria non veniva da Bolzano, no?

Evviva la matematica

Sono finalmente arrivate 25 casette per i terremotati. Ma tu pensa, non sapevo fossero così pochi.

QUATTRO PASSI IN LIBRERIA

di Dario Pericolosi

L’arte di essere fragili di Alessandro D’Avenia

In tempi in cui si è titolati a vivere solo se perfetti, qualsiasi insufficienza, debolezza, fragilità si tende a estrometterla. Sì, Giacomo può metterci in salvo nel dilagante acquitrino di insicurezze che il presente prospetta a noi giovani e anche di età matura.
L’autore, professore e sceneggiatore, già conosciuto ai lettori con Ciò che inferno non è, propone con L’arte di essere fragili un dialogo ristretto e costruttivo con il grande poeta di Recanati. Tanti interrogativi a cui seguono reazioni: esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere alla giornata? Inventare l’arte della gioia quotidiana? Fragili e felici?
Alessandro e Giacomo divisi da quasi due secoli ma contemporanei se guardiamo l’intento di realizzare un’altra terra, prospera: la terra di tutti quelli che sanno essere fragili.
Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili, Mondadori Editore.

La paranza dei bambini di Roberto Saviano

Sono un manipolo di quindicenni. Napoli è ai loro piedi. Minorenni dai nomi innocenti e con soprannomi curiosi come Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone scrorrazzano a bordo di scooter per i quartieri della città: incutono paura e conquistano potere, avversario dopo avversario. La paranza dei bambini sembra uno dei tanti gironi dell’Inferno di Dante. La paranza è la pesca con l’inganno della luce, e nel romanzo di Saviano è l’ascesa ai livelli che contano della criminalità organizzata di dieci ragazzi di famiglie regolari ingannati dalle luci della vita facile. Un’altra generazione di adolescenti perduta?
Questi ragazzi non credono in un futuro, sono spavaldi davanti alla prospettiva del carcere, o peggio, di morire. Guardano al sodo: ai soldi da fare subito e al potere. Romanzo dai toni crudi che tira un pugno dritto nello stomaco.
Roberto Saviano, La paranza dei bambini, Feltrinelli Editore.