EDITORIALE

Il digitale nella scuola per l’istruzione non per la violenza

 

di TIZIANA GERMANI

[Continua dalla home]

Cagliari: alunno si scaglia contro la docente malmenandola perché proibiva l’uso del cellulare in classe durante le lezioni. La notizia è sconcertante e preoccupante.

Il ministro dell’istruzione Fedeli nel mese di luglio in occasione della presentazione dei risultati del piano nazionale digitale aveva annunciato che dal 15 settembre si sarebbe costituito un gruppo di lavoro (commissione dei saggi) con l’obiettivo di fare chiarezza in merito all’utilizzo dei cellulari personali in classe.

Il tavolo di lavoro dei “saggi” non avrebbe dovuto avere il compito di  discutere un semplice sì o un no all’uso del cellulare durante le lezioni come strumento didattico, ma dettare le linee guida e gli indirizzi didattico-culturali.

Il 15 marzo del 2007 l’allora ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni emanò una circolare che bandiva l’uso del cellulare a scuola in quanto elemento di distrazione sia per chi ne fa uso, sia per i compagni di classe. Oggi il ministro Fedeli lo considera un’opportunità. Cosa è cambiato? Nella scuola nulla, negli alunni nulla.

Riccardo Luna, oggi direttore dell’Agi, l’Agenzia giornalistica Italia,  sostiene:” Il digitale deve cambiare la scuola, ma non così”. Ecco, appunto, non così.

In molte scuole manca la banda larga, non si possono utilizzare i libri digitali e i tablet, internet  è scarsamente agibile e allora di cosa stiamo parlando?

La scuola non è ancora digitale, le promesse di portare la banda larga nel 2018 saranno forse realtà nel 2020, quindi sarebbe come costruire una casa iniziando dal tetto e non dalle fondamenta.

Ricordiamo bene i proclami secondo i quali ad ogni studente sarebbe stato consegnato un computer, oggi il problema sembra risolto nella maniera più semplice: ogni studente porta il proprio strumento e ciò creerà differenze rispetto alla tecnologia che ciascuno possiede secondo una logica che sicuramente non appartiene alla scuola pubblica dove ciascuno merita pari opportunità.

Nel frattempo assistiamo quasi quotidianamente ad episodi di prevaricazione (bullismo), il mondo di internet ne è pieno. Maleducazione e violenza postata come trofeo: ecco l’uso distorto del digitale.

Notizia recente e alquanto sconcertante è una lettera minacciosa recapitata alla preside di un liceo di Roma: nella lettera ovviamente anonima ( perché così ormai è costume), si invita il dirigente scolastico ad andarsene, pena la morte.

Il motivo pare essere il sovraffollamento dell’istituto da lei diretto, gli spazi angusti, la mancanza di aule, laboratori e aule docenti. Altro che banda larga!

Ancora più sconcertanti risultano le dichiarazioni del direttore scolastico regionale del Lazio, Gildo De Angelis (come riportato dal Corriere della Sera del 14 novembre, pagina 19)), il quale afferma che la preside non ha rispettato le regole accettando tutte le iscrizioni e quindi più alunni rispetto agli spazi. La procedura di iscrizione, si deve precisare, dovrebbe rispettare le scelte delle famiglie che consapevolmente optano per un istituto valutando l’offerta formativa e i percorsi didattici che dovrebbero essere esplicitati chiaramente nelle varie riunioni e agli open day.

Il boom di iscrizioni in questo liceo avrà pure dei motivi? E’ colpa del dirigente scolastico l’aumento del numero degli iscritti? (Ricordiamo che nel biennio vige l’obbligo scolastico). Di cosa sarebbe colpevole la preside in questione?

Questa è una situazione comune a molti istituti in sovraffollamento: mancanza di spazi adeguati, impossibilità di accogliere iscrizioni E il digitale? Forse.

Una riflessione: l’uso di una lettera minatoria rispecchia usi e costumi attuali, l’anonimato è garanzia di impunità, la prassi è la solita, non concordo e quindi minaccio e tento di far paura. Nessun rispetto per le istituzioni, la scuola è l’ultimo baluardo dello Stato in un territorio e come tale lo rappresenta. Che desolazione.

Un invito al ministro Fedeli: occupiamoci dei problemi reali, sviluppiamo progetti strutturali in cui lo psicologo a scuola possa aiutare i ragazzi con continuità progettuale, e non saltuaria, legata al reperimento delle risorse. Aiutiamo le famiglie spesso in difficoltà nell’educare i figli inserendo appunto negli organici di istituto figure professionali si supporto. Per i voli pindarici c’è sempre tempo.