EDITORIALE

 

Theresa May: la politica all’insegna della “Brexit above all”

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di Paolo Corticelli

Travolta da un pensiero oltremodo positivo, la premier britannica Theresa May non immaginava certo che, dopo il referendum sulla Brexit, il percorso si sarebbe rivelato così tortuoso. La premier britannica sta mostrando un’aggressività che raramente si coniuga con una capacità gestionale politica equilibrata e illuminata.
Le ultime uscite di Theresa May sono uno scontro aperto con l’Unione Europea che “non vuole vedere una Gran Bretagna prospera”. Prospera quando? E, soprattutto, in quali settori? Certo, il Paese ha punti di forza che nessuno vuol sminuire, ma quel conto presentato dalla Ue di 60 miliardi di euro, riveduto e corretto a 100 proprio nei giorni scorsi, quel conto non le va proprio giù.

Al di là delle diatribe fra Europa e Gran Bretagna, ciò che deve far riflettere è la pervicace ricerca dell’individualismo: “America first”, tuona Donald Trump, e “Brexit above all”, la Brexit sopra tutto e tutti, potrebbe essere il motto di lady May.
Individualismo e chiamata a raccolta, nel caso della May: un individualismo plurimo, in quanto la premier cerca di far leva su un senso di patria prossimo al nazionalismo, ed ecco la decisione dello scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate del prossimo 8 giugno. Per essere più forti, per avere una maggiore coesione all’interno del Parlamento, per combattere contro le richieste della Ue con un consenso ancora più ampio. In realtà, sotto l’aspetto politico, è una mossa che segnala debolezza, incertezza, stupore di fronte all’Unione europea con la quale pensava di poter chiudere la partita parlando, da subito, dei possibili accordi commerciali futuri. E qui c’è da rimanere perplessi di fronte a una richiesta quantomeno bizzarra. In altri termini, sarebbe come se il socio di un’impresa decidesse di ritirarsi, ma a fronte della richiesta economica degli altri componenti, in riferimento a operazioni commerciali già in essere – un aumento di capitale per tali operazioni, per esempio – , anteponesse a questa proposte di nuove attività produttive agli stessi soci. Come dire: fatemi fare nuovi affari e poi, secondo tempi e modalità da definire, ripiano il dovuto. Ma questa è politica seria?

Individualismo, desiderio di comando, di dettar le regole. Theresa May si gioca molto della sua credibilità e si muove con estrema rigidità per la quale ha trovato pari trattamento: la cena con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha prodotto incredulità e sbalordimento di fronte all’atteggiamento della May, ma la risposta di Michel Barnier, capo negoziatore per la Ue, non si è fatta attendere, con un aggiornamento sul conto da pagare, i famosi cento miliardi. E l’atteggiamento della premier inglese che ora non fa altro che lamentarsi di presunte “interferenze” della Unione europea sulle prossime elezioni. Ma dei 60 miliardi si era già parlato prima che Theresa May decidesse di sciogliere il Parlamento, dove stava l’interferenza?

“Brexit above all”, ecco la bandiera che sventola l’inquilina del n° 10 di Downing Street. Individualismo e isolamento per dimostrare la forza della Gran Bretagna. Volano gli stracci, si mostrano i muscoli. E intanto la May perde l’Eba (European banking authority) e l’Ema (European medicines authority), vede la sterlina svalutarsi, qualche banca d’affari che si è già trasferita altrove, il delinearsi un welfare più povero per i sudditi di Sua Maestà… Se questo è l’inizio di una vittoria, allora il mondo si è capovolto.