EDITORIALE

Liceo Virgilio di Roma: caos violento

Gli accadimenti portati alla ribalta in questi giorni ulteriore segnale dell’affermarsi, in certi ambienti familiari, dei cosiddetti disvalori

 

 

(P.C.) – Alcol, droga come se piovesse, intimidazioni. Il “glorioso” liceo Virgilio di Roma assurge agli onori delle cronache per una modalità di concepire la scuola prossima a un caos violento. Ma non si tratta solo di scuola.

In sintesi, in questo istituto scolastico ha fatto irruzione l’anti etica, ovvero quella collazione di disvalori che caratterizzano l’aspetto mentale di molte persone: dall’imprenditore all’operaio, dal libero professionista alla casalinga, dall’insegnante allo studente. Questa irruzione, si chiederà, perché non è stata arginata?

C’è una sorta di “cupola” di genitori facoltosi che comanda, in base alle testimonianze raccolte e riferite dai media, e pertanto c’è chi interviene e riesce a far cancellare le note a registro, a far intervenire immediatamente il Tar, in caso di bocciatura, ben affiancati da cotanti pargoli: fra i più grandi, ci sono coloro che spacciano hashish e Xanax, istruiscono i più piccoli, difficilmente perseguibili per legge, ben più dediti alla proficua attività di spaccio che non allo studio della metrica greca. In un’assemblea alcuni studenti hanno contestato la gogna mediatica posta in essere per qualcosa “che accade in molte scuole italiane”. Relativismo spicciolo, da un lato, allarmismo da verificare, dall’altro. Intanto studentesse e studenti stanno lasciando la scuola per iscriversi in altri istituti.

Comunque, stando ad alcune testimonianze, atteggiamenti intimidatori sono stati rivolti anche ad alcuni docenti, in spregio alla più basilari regole comportamentali. “Ragazzate”, “goliardate”, commentano i genitori di questi giovani. Genitori? Biologicamente sì, ma che dal punto di vista educativo non hanno la ben che minima idea di che cosa sia la genitorialità. Già. Come potrebbero? Nell’atteggiamento correttamente educativo di un genitore accorto ci deve essere prima di tutto la prossimità, la vicinanza con il figlio, non “ci siamo parlati mezz’ora e ci siamo capiti su tutto”. La vicinanza, lo stare insieme, favorisce quel passaggio dei valori, dell’etica, indispensabile per far sì che il minore di oggi, l’adulto di domani, non sia un rozzo, ignorante, violento essere umano. Ma come si fanno a trasferire i valori se chi dovrebbe farlo li ha cancellati, occultati in qualche antro oscuro della propria mente: denaro-successo-bellezza è la triade maledetta che attanaglia la società, non solo in Italia. Il dio denaro, soprattutto, è per alcuni lo strumento per aprire qualsiasi porta, in realtà crea una dipendenza parossistica da sistemi e metodi che, al di fuori di un ambiente modulato su stili di vita borderline – e uso un eufemismo -, fortunatamente non attecchiscono. Se un ragazzo diviene un uomo domani del tutto imbecille non gli basteranno i soldi per affermarsi, anelando a quella scalata al successo che qualche genitore decisamente pericoloso per sé e per la società – eh sì, è il momento di lanciare un allarme chiaro e forte – gli ha fatto credere che tutto è a portata di mano, grazie agli zeri di un assegno o di un bonifico.

L’anti etica purtroppo si è diffusa in una società che, per altro, dorme a occhi aperti nell’illusorietà che il reale percepito divenga un sogno gradevole. Poi il risveglio palesa immagini ben diverse. Ma c’è chi si dà da fare, lotta, si impegna, acquisisce competenze, cultura, anche se a volte non è sufficiente… Ci sono cadute, disillusioni che ci segnano, ma bisogna continuare, riscoprire l’autostima e guardare avanti alla possibile riscoperta di nuove soddisfazioni, sia in ambito personale che professionale. Altrimenti la lunga ombra della depressione annebbierebbe menti e speranze. Ma quest’ultimo è un altro discorso.

Pensate forse che qualcuno dei genitori del club denaro-bellezza-successo possa quantomeno comprendere queste considerazioni? C’è bisogno della risposta?