IL DESIGN BULGARO ENTRA IN SCENA A MILANO
Dal laboratorio di famiglia al debutto al Fuorisalone: parla Kaloyan Vasilev, il fondatore di un brand che porta l’artigianalità bulgara sulla scena mondiale
Alla Milano Design Week 2026, la Bulgaria debutta per la prima volta con un proprio padiglione nazionale al Fuorisalone. Il progetto, intitolato DOPIR, porta nel capoluogo lombardo il design contemporaneo bulgaro, tra talenti emergenti, ricerca materica e visione internazionale. KV Design, guidato dal suo fondatore, l’ingegnere Kaloyan Vasilev, è l’organizzatore principale di questa importante presenza, ospitata nella prestigiosa Casa Bagatti Valsecchi.
Ma dietro questo traguardo non c’è soltanto un progetto espositivo. C’è una storia personale fatta di radici familiari, intuizione, lavoro manuale e desiderio di lasciare un’impronta autentica. Nato a Sofia, Kaloyan si è formato presso l’Università di Scienze Forestali di Sofia e ha proseguito il suo percorso accademico alla BOKU di Vienna, consolidando un rapporto profondo con i materiali, la progettazione e il mondo del design. In questa intervista racconta come il design sia entrato nella sua vita fin dall’infanzia, come sia nato KV Design e che cosa significhi oggi portare il design bulgaro su una scena internazionale come quella di Milano.
Kaloyan, come è iniziato tutto?
Mio padre aveva un’azienda di mobili, quindi fin da bambino sono cresciuto tra laboratori, materiali e produzione. Si può dire che il design abbia sempre fatto parte della mia vita, quasi in modo naturale. A un certo punto, però, ho sentito il bisogno di lasciare una mia impronta personale. Volevo creare qualcosa che portasse la mia visione, il mio modo di intendere la forma, la materia e il lavoro artigianale. Così è nato KV Design: non come una decisione improvvisa, ma come una conseguenza naturale del mio percorso.
Come trova l’equilibrio tra estetica, maestria artigianale e valore di mercato?
L’equilibrio nasce attraverso molti tentativi, calcoli e prove. Non è qualcosa che si trova subito. Bisogna sperimentare, correggere, capire fino a dove può arrivare un’idea e come può diventare un oggetto reale. La maestria artigianale è presente in ogni pezzo, mentre il valore di mercato è il risultato di molte valutazioni concrete.

Che cosa significa per lei il debutto della Bulgaria a Fuorisalone?
Per me significa moltissimo. Abbiamo lavorato a questo progetto per tre anni e riuscire finalmente a realizzarlo è un momento molto importante. Questa partecipazione è il risultato di tantissimo lavoro, costanza e fiducia nell’idea.
Non la vedo solo come una presenza espositiva, ma come una dichiarazione chiara sulla scena internazionale. È il modo in cui il design bulgaro afferma la propria voce nel mondo.
In un’epoca dominata dalla produzione di massa, perché l’autenticità è ancora così importante?
La mia visione è molto chiara: il vero valore aggiunto di un prodotto sta nel lavoro manuale. È qualcosa che nessuna macchina può sostituire davvero.
Se guardiamo indietro nella storia, anche centinaia di anni fa, ciò che aveva più valore era proprio la mano dell’uomo: il tempo, la cura, l’abilità dell’artigiano. Credo che questo continuerà a essere importante ancora a lungo.
In un mondo in cui tutto può essere prodotto velocemente e replicato facilmente, l’autenticità diventa una forma di differenza. È ciò che rende un oggetto vivo, unico, riconoscibile.
Che consiglio darebbe ai giovani imprenditori che vogliono costruire un brand con una presenza internazionale?
Direi loro di non arrendersi, di sognare e di non avere paura di sperimentare. Secondo me questi tre elementi sono fondamentali. È molto importante essere costanti e non avere fretta. Nessuno diventa grande in una notte. Servono lavoro, pazienza e soprattutto perseveranza. Il successo arriva, prima o poi, quando c’è una visione chiara e si continua ad andare avanti con coerenza.
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