GERGANA FAUST: IL LEGNO COME SECONDA VITA
Dalla Svizzera alla Bulgaria, Gergana Faust trasforma il legno modellato dal mare in sculture uniche. Oggi, da Sofia, sviluppa «90° Sud», un progetto artistico che mette in dialogo arte, scienza e le grandi sfide del nostro pianeta.
Ci sono materiali che scegliamo e altri che scelgono noi. Per Gergana Faust, il legno è diventato molto più di un materiale: è una materia viva, portatrice di storie. Artista svizzera di origine bulgara, ha sviluppato un linguaggio personale intorno al legno portato dal mare, raccolto sulle spiagge, spesso dopo le tempeste. Non taglia alberi per creare le sue opere: offre una seconda vita a frammenti già modellati dal mare, dal vento, dal sole e dal tempo.
Dopo gli studi in economia e management in Bulgaria e Svizzera, lavora per oltre quindici anni nel settore bancario a Losanna e Ginevra. L’interesse per spazi, forme e materiali la conduce poi verso l’architettura d’interni e il design, fino a fare della creazione artistica il centro del suo percorso.
Oggi vive a Sofia, dove sviluppa 90° Sud in collaborazione con l’Istituto Antartico Bulgaro, con l’obiettivo di creare sculture utilizzando legno portato dalle correnti marine nelle regioni antartiche.

Gergana, come è avvenuto il passaggio dalla finanza all’arte?
Il mio percorso è stato lungo. Ho studiato economia e management e lavorato per molti anni nel settore bancario in Svizzera. Era un mondo strutturato e analitico, ma ho sempre avuto un forte interesse per la natura, l’arte, l’estetica, gli spazi e i materiali.
Questo mi ha portata verso l’architettura d’interni e il design. Poi ho sentito il bisogno di andare oltre, di creare opere capaci di avere una propria identità. La scultura è diventata una scelta naturale.
Perché ha scelto il legno portato dal mare?
Credo di non aver realmente scelto il legno: l’ho incontrato. Quando trovo un frammento restituito dal mare, possiede già una forma, una personalità e una storia. Il mare, il vento, il sole e il tempo hanno lavorato su di esso molto prima di me. Il mio intervento è volutamente minimo. Cerco di comprendere ciò che il legno mi propone e di rivelarne la forma, invece di imporgli una nuova identità. Crepe, erosioni e curve non sono imperfezioni: sono la memoria della materia.
Il legno porta con sé la memoria del suo viaggio. Il mio ruolo è ascoltare questa memoria e darle una nuova forma di vita. Ogni opera è quindi unica e irripetibile.
Il suo lavoro è un dialogo continuo con la natura?
Assolutamente. La natura è al centro della mia ricerca. Mi affascina il modo in cui gli elementi trasformano la materia nel corso degli anni. Cerco di creare una relazione tra natura ed essere umano, ma anche tra la scultura e lo spazio che la accoglie.
Un’opera può modificare la percezione di un interno, portando presenza, emozione, movimento o mistero.
Mi piace quando il legno sembra quasi fluttuare nello spazio, come se conservasse ancora il movimento del mare che lo ha modellato.

La sua prima esposizione a Milano rappresenta un nuovo passo internazionale.
Sì. Dal 30 settembre al 10 ottobre 2026 parteciperò alla mia prima esposizione a Milano, presso iKonica Art Gallery, a Loreto. Il vernissage si terrà il 3 ottobre dalle 17:30 e sarò felice di incontrare il pubblico e parlare delle opere e del mio percorso. Vorrei che l’esposizione fosse uno spazio in cui le opere creano incontri e fanno nascere nuove emozioni e idee. Milano rappresenta una tappa importante, in una città dove arte e design dialogano da sempre. Sarà anche un passaggio verso il mio ritorno ad aprile, durante la Milano Design Week, con nuove opere.
Che cosa significa per lei il progetto «90° Sud»?
90° Sud è un progetto artistico molto importante per me, sviluppato dalla Bulgaria in collaborazione con l’Istituto Antartico Bulgaro. L’Antartide è un territorio simbolico potente: lontano e apparentemente intatto, ma profondamente legato al nostro futuro. Attraverso sculture, pannelli artistici e un libro d’arte, il progetto vuole creare un ponte tra arte, scienza e società. Ma 90° Sud non vuole dare risposte. Non voglio dire al pubblico cosa pensare. Voglio offrirgli una ragione per interrogarsi.
Fino a dove può arrivare l’impronta dell’uomo? Che cosa lasceremo dietro di noi?
La forza del progetto sta proprio nel non fornire soluzioni, ma nell’aprire domande. È concepito per viaggiare attraverso l’Europa e, in prospettiva, nel mondo, portando con sé non solo le opere, ma anche le domande che esse sollevano.

Che cosa vorrebbe che il pubblico provasse davanti alle sue opere?
Vorrei che ogni persona trovasse qualcosa di personale. Una forma può evocare un animale, un paesaggio, un ricordo o semplicemente un’emozione. Per me, un’opera riuscita è quella che suscita un’emozione prima ancora di essere spiegata. La natura possiede già il proprio linguaggio. Il mio ruolo è creare le condizioni perché possiamo tornare ad ascoltarlo.
Porta la natura nella tua casa.
È una frase che riassume bene la mia ricerca: portare nei nostri spazi una materia proveniente dal mondo naturale, che conserva qualcosa della propria storia.
Con 90° Sud, questa ricerca assume una dimensione più ampia: far viaggiare la materia per far viaggiare le idee. Forse è proprio questo che rende il legno così prezioso: ha già vissuto una prima vita. L’arte gli permette semplicemente di iniziarne una nuova.
Commenti