GIUSTIZIA MALATA, PAESE IN GINOCCHIO: CAUSE E PROPOSTE

L’avvocato Gabriele Longarini, del foro di Roma, delinea la controversa situazione della tutela del diritto in Italia. “Servono riforme coraggiose, con processi più rapidi, con minori costi di iscrizione, al fine di poter garantire a tutti la tutela della giurisprudenza”

“La nostra mission è quella di fornire soluzioni fiscali e legali innovative e su misura, garantendo ai nostri clienti la massima efficienza e sicurezza. Grazie anche alla collaborazione con altri Studi internazionali, secondo le singole esigenze, siamo in grado di offrire un servizio completo e personalizzato in numerose parti del mondo”. Questo si legge nelle note di presentazione dello Studio Luccardi di Roma.

Nello Studio, composto da legali e commercialisti, opera l’avvocato Gabriele Longarini, al quale ci rivolgiamo per fare il punto sulla situazione italiana nell’ambito del diritto.

 

Avvocato, Le chiedo cosa possa significare per l’espressione, sempre più diffusa e inquietante, giustizia malata?

Da operatore del settore, in quanto avvocato attivo per lo più nell’ambito civile, posso rispondere che manca in Italia un sistema efficiente che dia risposta ai cittadini, in grado di dar riscontro ai loro diritti e nel campo penale, sempre più assistiamo a processi infiniti che, in molti casi, si concludono con la prescrizione dei reati.

Nel settore della giustizia civile come è la situazione?

Nel settore di cui mi occupo, sempre più spesso, chi cerca un ristoro nella giustizia, se lo trova, lo ottiene dopo molto tempo e dopo aver affrontato costi, anche ingenti, e ottiene un provvedimento che in tanti casi si rileva infruttuoso, tanto da non poter ricavare nulla, rispetto ai diritti riconosciuti. In molti casi, in Italia, chi ha la meglio è la parte debitrice! Ciò avviene, come detto, dopo anni di processi, rinvii, avvicendamento dei magistrati, scarsità del personale giudicante e a volte, perché no, anche a cagione di una certa lentezza nel decidere con tendenze alla procrastinazione.

Potrebbe raccontarci qualche episodio che le è capitato?

Certamente! Di recente assistiamo una serie di lavoratori presso un Foro di provincia, laddove esiste solamente un magistrato addetto alla sezione Lavoro e Previdenza. Dopo due/tre anni dall’iscrizione a ruolo della vertenza, abbiamo assistito ad un continuo avvicendamento del giudicante, dopo frequenti e lunghi rinvii. Giunti alla fase istruttoria e dopo diverse udienze per l’escussione dei testimoni, il giudice ha comunicato che non sarà lui a decidere, in quanto il suo posto è temporaneo presso quella sezione, avendo egli disposto un ulteriore rinvio del processo a quasi un anno. È logico che in situazioni similari, chi deciderà non avrà la percezione diretta del processo medesimo e la cognizione diretta della fase istruttoria su cui basare la sentenza.

Che idea si è fatta, avvocato, di cosa pensa la gente circa il settore giustizia?

Da quanto posso percepire, la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario è in costante calo, sia per quanto attiene ai processi civili che a quelli penali, posto che in quest’ultimo settore, come detto, assistiamo a carceri sovraffollate, prescrizioni frequenti con sentimento diffuso di impunità, riflettendosi ciò anche sulla sempre maggiore carenza di sicurezza sociale. Un esempio di quanto posso affermare, lo si percepisce passeggiando per le strade delle città italiane, dove, sempre più spesso, si assiste a furti, rapine, scippi, risse, ecc.., con ricorso sovente anche ad episodi di giustizia “fai da te”. Risultato: la giustizia, invece di essere uno strumento di tutela dei diritti, diventa un percorso di logoramento. Anche l’immigrazione sempre più incontrollata, sicuramente incide sulla sicurezza sociale, data la sempre maggiore commissione di reati ad opera di cittadini molto spesso clandestini, che di fatto restano anch’essi impuniti o vanno ad occupare le carceri che già di per sé risultano sovraffollate, determinando ancor più un sistema “al collasso”.

Cosa pensa dei rapporti tra politica e giustizia?

Certamente, in molti casi, il settore giustizia viene strumentalizzato dalla politica. Molto spesso – e sempre più, come accaduto negli ultimi anni – si assiste a una guerra di sottofondo, tra magistratura e politica, con procure usate come strumento di lotta per perseguire fini più politici che giuridici e partiti che delegittimano l’intervento dei giudici. Assistiamo ad una sorta di “gelosia” tra potere politico e giudiziario, dove a volte chi esercita il secondo vorrebbe risultare titolare anche del primo e viceversa, ovviamente. In molti casi, i processi cosiddetti politici diventano mediatici e vanno avanti molto più celermente di altri, che di per sé sarebbero (il condizionale è d’obbligo) molto più gravi ed importanti da terminare. E poi dopo tante indagini, costi ingenti sulle spalle della collettività, si chiudono con assoluzioni o pronunce di non luogo a procedere, che qualsiasi addetto del settore avrebbe previsto con estrema facilità. Ciò, comunque, alimenta la cultura del sospetto e l’opinione nella non certezza della pena e del fatto che non tutti sono uguali dinanzi alla legge.

Oltre ai problemi enunciati, cosa proporrebbe per cercare di ottenere migliori risultati nel settore giustizia?

Tengo a precisare che la giustizia non è solo un insieme di norme, ma anche un sentimento collettivo di equità e fiducia. Troppo spesso assistiamo a leggi di difficile interpretazione, con testi lunghi e complicati, ordunque è logico che il giudice, quale materiale applicatore della legge, si trovi a dover interpretare un quid che non sempre appare chiaro come dovrebbe. Pertanto, come prima cosa proporrei la stesura di testi normativi ad opera di chi effettivamente “si sporca le mani” nelle aule di giustizia e non da parte di teorici del diritto, senza percezione della realtà. Un esempio di riforma della giustizia, che a mio avviso si è rilevata poco esaustiva è quella attuata da poco tempo, laddove, di fatto, cambia poco rispetto al passato e ciò non rappresenta solo la mia opinione, ma anche quella di diversi magistrati e colleghi con cui mi sono trovato a colloquiare a tal proposito. Occorrono quindi risultati pratici e concreti.

Per cercare di guarire questa giustizia malata servono riforme coraggiose, con processi più rapidi, con minori costi di iscrizione, al fine di poter garantire a tutti la tutela dei propri diritti; investimenti seri in personale e strutture – che rappresenta, secondo me, la chiave di volta per poter correggere le troppe lungaggini burocratiche che affliggono il settore – una depoliticizzazione delle nomine giudiziarie; una legge chiara sulla responsabilità dei magistrati e perché no anche una divisione delle carriere, in modo da rendere distinte e indipendenti tra loro, senza eventuali commistioni, le diverse figure della magistratura. Faccio notare che in caso si raggiungessero dei miglioramenti nel settore, molti più investimenti, anche dall’estero, ci sarebbero anche nel settore dell’imprenditoria, ma ancor più si potrebbe parlare di Paese civile, concetto che sta scemando sempre più.

www.studioluccardi.it

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