EDITORIALE

 

I due volti contrastanti di questa torrida estate

di PAOLO CORTICELLI

[Continua dalla home]

L’estate quasi alla fine, anche se c’è ancora gente che affolla le località turistiche per via del bel tempo e dei prezzi contenuti, ci ha lasciato sulla pelle non soltanto l’abbronzatura ma anche i ricordi di momenti drammatici che non dimenticheremo così facilmente.

Certo, la voglia di distrazione, di andare avanti comunque con fragorosa ed esibita indifferenza – divertiamoci, sempre e comunque -, perché lo spettacolo continui, stride con accadimenti che ci consegnano una realtà sulla quale sarebbe opportuno soffermarsi per riflettere. Ciò non vuol dire che dobbiamo rinunciare a trascorrere giornate in assoluta serenità condividendo questa tranquillità anche con amici e parenti, ci mancherebbe. Ma c’è qualcosa che non va, anzi molto.

Il botto più grosso è accaduto in piena estate, e nel momento in cui le famiglie vanno a raggiungere i luoghi di villeggiatura per passare un periodo di totale distensione: il terrorismo di matrice religiosa torna a colpire vigliaccamente, stavolta la tragedia del furgone lanciato sulla folla inerme con morti e feriti è avvenuta nella Ramblas di Barcellona. Non va dimenticato, rimanendo in tema di morte violenta, e sempre in Spagna, a Lloret de Mar, un ragazzo italiano in ferie con la fidanzata è stato massacrato di botte da tre uomini ceceni fuori da una discoteca, nell’indifferenza totale della gente, anzi, con alcuni avventori che riprendevano la scena…

In Italia la siccità prolungata ha contribuito a che i piromani avessero gioco facile per appiccare il fuoco in intere zone boschive, quel polmone verde indispensabile per gli equilibri naturali; in tema di acqua, a Roma, come in altri luoghi abitati, si è andati verso il razionamento del prezioso liquido, bene indispensabile di cui l’umanità non può fare a meno, mentre una dovizie di indagini e analisi statistiche ci ribadiscono – perché la cosa è nota da tempo – quanta acqua perde una rete idrica obsoleta e colabrodo in alcune parti d’Italia.

Corea del Nord e Stati Uniti mostrano i muscoli come ai tempi della guerra fredda tra Usa e Urss, ci tengono tesi come corde di violino in attesa di eventi al momento imprevedibili.

La questione migranti continua con alti e bassi, come le maree. Ma mentre in agosto il calo di arrivi è stato dell’81%, ora si aggiunge l’emergenza di dare loro anche un alloggio e un lavoro, alimentando la guerra tra poveri con chi vive già in condizioni sociali disagiate nel nostro Paese. In questa categoria, purtroppo, sono sempre di più gli italiani che si aggiungono alla lista. La Corte europea di giustizia del Lussemburgo ha respinto i ricorsi presentati da Ungheria e Slovacchia, presentati per motivare “giuridicamente” le ragioni per cui rifiutano di accogliere rifugiati provenienti da Italia e Grecia. Il premier magiaro Viktor Orbàn ha definito la sentenza “irresponsabile, pericolosa e inaccettabile”; dal canto suo, il leader slovacco Roberto Fico, pur contestando il verdetto, ha detto che sarà rispettato. Ma in questi Paesi che significato ha il termine “solidarietà”? Perché hanno aderito all’Unione europea? Esclusivamente per finalità economiche? Una volta di più questa Unione mostra tutta la propria fragilità sul fronte umano e umanitario: non si creano sodalizi di questa portata senza considerare gli idiomi, gli usi, le consuetudini, la cultura, le religioni cioè gli aspetti fondanti, ultrasecolari di un popolo che si identifica nella propria nazione. Manca una costituzione che tracci le linee identificative per far sì che ciascuna nazione abbia un denominatore comune di natura umanistica da condividere con gli altri partner. Torneremo sull’argomento.

Sulla spiaggia di Rimini si consuma l’ennesimo stupro di gruppo. Le solite lingue maligne hanno polemizzato sul fatto che i movimenti femministi e per i diritti delle donne non hanno scatenato le proteste di piazza come eravamo abituati a vedere negli anni ’70-’80. Cosa è cambiato nelle persone? Forse un certo menefreghismo si sta diffondendo nelle masse? La domanda è del tutto retorica, fin pleonastica.

Sempre in Italia, ecco in pieno agosto un altro terremoto: stavolta a Ischia, come se non bastasse quello dell’anno prima nel centro Italia e nel 2009 all’Aquila e dintorni, a rendere ancora più complicata l’emergenza sismica del nostro territorio, in buona parte da mettere in stato di sicurezza. E si continua a costruire dove non si potrebbe… perché il chissenefrega va di moda…

La maleducazione civile, la prevaricazione, la mancanza di empatia, l’egoismo economico sempre più diffuso, la condivisione delle cose superficiali sui social e lo stordimento mediatico della televisione ci stanno rendendo freddi, privi di ideali, di uno sguardo alto, quale dovrebbe caratterizzare il cosiddetto homo sapiens. Ma forse c’è chi quello sguardo alto lo conserva. Massimo Gramellini – Corriere della Sera, martedì 5 settembre – ci rammenta che, pur nella caotica e drammatica complessità odierna, c’è chi lascia un esempio di straordinaria umanità: Andrea Comand, piccolo imprenditore friulano, è morto prematuramente, stroncato da un male improvviso. Aveva da poco fondato la sua azienda dopo anni di sacrifici. Ha lasciato tutto ai suoi cinque operai e Gramellini sottolinea il fatto che “scorrendo la lettera con cui i cinque dipendenti hanno accettato e ricordato l’eredità di Comand, ci si imbatte in concetti imprescindibili per chiunque voglia fare impresa e in genere qualcosa di durevole: merito, esempio, coinvolgimento, condivisione”. Stiamo parlando di etica, di valori, quindi ancora ben presenti. E per completare il quadro, ecco l’indice Ifiit di settembre che, come potete leggere, pur con opportune cautele, segnala una ripresa della nostra economia. Analisi che fa il paio con l’inchiesta commissionata dal quotidiano Il Foglio – mercoledì 6 settembre – dalla quale emerge che “l’Italia è risultata prima, seconda o terza nel mondo… in ben 844 prodotti, per un valore complessivo di 161 miliardi di dollari”.

Questa estate volge al termine. L’uomo della strada richiude il suo ombrellone e la sdraio, raccoglie i giochi dei bambini e ritorna nella realtà quotidiana avvolta dalla frenesia. Bisogna guardare avanti. Ma davanti cosa c’è? Non solo cattiveria e indifferenza: possiamo sperarlo, senza farci sopraffare dalla paura? Segnali confortanti, gesti esemplari ci sono: dobbiamo sperarlo.

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