PIÙ FORMAZIONE PER RILANCIARE L’ECONOMIA SOSTENUTA DALLE PMI

Parla Tommaso Cerciello, presidente della PMI Italia – Confederazione nazionale Piccole e Medie Imprese. “Il reddito di cittadinanza? Impostato e gestito male”. Molte le aziende che vogliono lasciare l’Italia

Le PMI sono considerate la spina dorsale del sistema economico italiano, questo anche secondo la Conf.PMIITALIA. Oggi La confederazione conta 300mila partite Iva iscritte – imprese, professionisti, lavoratori autonomi, terzo settore -, 76 associazioni di categoria aderenti, 540  sedi in Italia e all’estero e 72 contratti collettivi nazionali di lavoro settoriali in maniera diretta o per adesione. Facciamo il punto della situazione con il presidente Tommaso Cerciello.

1.

Presidente, avete dati incoraggianti e vi viene riconosciuta una potenzialità notevole, in questa fase congiunturale delicata vòlta alla ripresa. Però circa il 30% delle vostre aziende pare che non gradiscano molto l’Information technology. La digitalizzazione fa fatica a entrare nelle vostre aziende. Perché?

È vero. Purtroppo è un fenomeno negativo che frena le attività.

2.

Come pensate di intervenire?

Stiamo intervenendo. Abbiamo avviato molteplici corsi di formazione per i dipendenti delle aziende aderenti, un po’ in ogni settore, e dopo tre anni stiamo proponendo anche corsi di riqualificazione. Come confederazione datoriale abbiamo già predisposto dei registri professionali, in base alla legge 4 del 14 gennaio 2013. Corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro possono essere avviati e gestiti oltre che da noi anche dalle Regioni. In questi corsi compare anche l’haccp – per haccp (acronimo di Hazard Analysis Critical Control Point, in italiano “Analisi dei rischi e dei punti critici di controllo”) si intende un sistema di controllo alimentare, introdotto dal legislatore per garantire la sicurezza e l’igiene dei servizi e dei beni destinati alla vendita per soddisfare i bisogni primari, n.d.r. – non tralasciamo nulla, e sollecitiamo ogni giorno di più le imprese ad aderire ai nostri corsi. Sì, per la digitalizzazione c’è ancora qualche resistenza, anche di natura culturale.

3.

Veniamo alla domanda e all’offerta di lavoro. Come vanno le cose?

Non certo bene, anche per colpa del reddito di cittadinanza: abbiamo fatto accomodare sul divano di casa molti giovani che percepiscono una rendita e non si preoccupano minimamente di seguire qualche corso di formazione, mentre dovrebbe essere obbligatorio. Comunque, attenzione: fra un anno o alcuni mesi il reddito di cittadinanza terminerà, in quanto il bilancio dello stato non potrà reggere ancora a lungo questo intervento di assistenza così ci troveremo diverse migliaia di giovani senza arte né parte… No, questo reddito è stato impostato male e ne pagheranno le conseguenze anche i nostri figli e nipoti.

4.

Dottor Cerciello, siete attivi anche in ambito internazionale. Con quali modalità? E dove?

Siamo presenti in varie parti del mondo, soprattutto nell’area balcanica, con nostre sedi, Camere di commercio bilaterali, con organizzazioni sindacali aderenti alla Confederazione, anche per rispondere a una richiesta di internazionalizzazione che giunge da molte aziende. La singola impresa Pmi non può esportare provvedendo a tutto da sola. Alle aziende che intendono internazionalizzarsi la Confederazione fornisce in loco ogni tipo di assistenza tecnica, burocratica, legale e logistica. E quello che stiamo registrando è la volontà di non poche aziende che sentono forte la pressione fiscale imposta dal governo e desiderano andarsene dall’Italia per non farvi ritorno.

5.

Un rischio da tenere presente?

Diciamo un segnale preoccupante che il legislatore farebbe bene a tenere presente. Comunque confermo che le Pmi rimangono la struttura portante del sistema economico italiano e più che i ristori dal governo ci si attendeva una serie di interventi che consentissero le aperture per molte aziende, in piena osservanza delle normative vigenti per operare in sicurezza. Vediamo adesso, segnali incoraggianti ce ne sono. Sì, ce la faremo a riprenderci.

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