DA CASA DI FAMIGLIA A RIFUGIO DI AUTENTICA BELLEZZA
Country House, Guest House, ristorante e bistrot, La Bursch nasce dal desiderio di restituire bellezza a un luogo caro e di condividerlo con chi cerca qualcosa di più di un soggiorno
“Sono una mamma, una lavoratrice, una moglie, una donna di mare che è nata a Genova, vissuta a Milano, ha viaggiato per il mondo e ha affrontato il passato nella nascosta Valle Cervo, in un angolo di terreno e di cuore in cui, insieme al mio futuro, è sorta La Bursch. Credo nella soddisfazione dell’investire nei propri sogni, a discapito delle difficoltà. Credo nel “gusto del buono”, nella differenza di un gesto e nel potere curativo della bellezza… come i miei nonni mi hanno insegnato a fare.
Nel cuore segreto della Valle Cervo, ai piedi delle Alpi Biellesi e tra torrenti e boschi di faggi, sorge La Bursch: la mia antica dimora di famiglia, un susseguirsi di piccole abitazioni, angoli e corridoi in pietra. Varcandone la soglia, i nostri ospiti iniziano un percorso evocato dalle originali architetture del XVII secolo, dai tanti oggetti e cimeli raccolti tra secoli, generazioni e viaggi intorno al mondo. Oggi Country House, Guest House, ristorante e bistrot, La Bursch nasce dal desiderio di restituire bellezza a un luogo caro e di condividerlo con chi cerca qualcosa di più di un soggiorno, di una cena o di una semplice fuga: silenzio, autenticità, cura e accoglienza.”
Barbara Varese

Ci racconti come è nato il progetto La Bursch? Qual è stata l’idea iniziale e da
dove è arrivata l’ispirazione?
La Bursch è nata come un atto d’amore. Era la casa di famiglia, ormai abbandonata da anni, immersa nel silenzio dei boschi dell’Alta Valle Cervo — una valle ricca di storia e di racconti, dove i miei nonni e mio padre avevano trovato una dimora che io, per molto tempo, avevo invece rifuggito. Quando vi sono tornata per la prima volta, le pietre erano ricoperte di muschio, le travi spezzate, i ghiri avevano rosicchiato i cavi elettrici. Eppure, nonostante tutto, l’anima del luogo era rimasta intatta. Nel 2018 ho deciso di provare a ridarle voce, partendo da un restauro rispettoso, che non cancellasse la memoria ma la valorizzasse. Una memoria fatta non solo degli oggetti e dei cimeli della mia famiglia, ma anche dell’eredità più antica degli scalpellini e degli artigiani della valle — uomini e donne che, con le mani, avevano costruito la bellezza di questi luoghi. Poi è arrivato il lockdown. Mi sono ritrovata qui con le mie figlie: isolate dalla città, dalle abitudini e dal rumore, ma profondamente connesse a questa terra e tra noi. È stato allora che ho capito che La Bursch, con il suo silenzioso potere, non doveva essere solo la mia casa, ma una casa per molti: un rifugio dove ritrovare senso, silenzio e colleganza.

Come selezionate i piatti e gli ingredienti per il menù?
La cucina è davvero il cuore della casa, e tutto parte da lì. Con Erika Gotta, la nostra giovane chef piemontese, condividiamo una stessa visione: quella di una cucina che nasce dal territorio e dalla stagionalità, ma che sa guardare al presente con sensibilità e curiosità. Spesso la vedo nel giardino o nei boschi che circondano La Bursch, mentre raccoglie erbe, fiori, gemme di abete: è da questi gesti semplici che tutto prende forma. I piatti nascono dal rispetto per ciò che la natura offre in quel momento, senza forzature. La Cacio e Pino, ormai iconica, con olio di abete rosso, o la Cipolla caramellata con miele fermentato, sono esempi perfetti di come la tradizione piemontese possa dialogare con la creatività contemporanea, mantenendo intatta la sua verità. Spesso gli ospiti ci dicono che certi sapori “ricordano casa” o l’infanzia.

La Bursch è una realtà che unisce storia, artigianalità e territorio. In che modo
questi elementi si riflettono nell’esperienza dei vostri ospiti?
Tutto a La Bursch è un dialogo continuo tra passato e presente. Le case sono state restaurate utilizzando le stesse tecniche costruttive della tradizione walser e degli scalpellini della valle, con la pietra di sienite e il legno locale. Molti arredi sono stati recuperati, restaurati o reinventati. Ogni oggetto, ogni stanza racconta una storia: un
viaggio, un ricordo di famiglia, una scoperta fatta nel tempo. Il territorio si ritrova nei profumi, nei sapori, nei materiali, ma anche nel ritmo con cui si vive qui. Chi arriva, spesso mi dice che sente qualcosa di diverso — come se il tempo si distendesse. E forse è proprio questo il senso più profondo: riconnettersi con la bellezza semplice e con la verità delle cose fatte bene.
viaggio, un ricordo di famiglia, una scoperta fatta nel tempo. Il territorio si ritrova nei profumi, nei sapori, nei materiali, ma anche nel ritmo con cui si vive qui. Chi arriva, spesso mi dice che sente qualcosa di diverso — come se il tempo si distendesse. E forse è proprio questo il senso più profondo: riconnettersi con la bellezza semplice e con la verità delle cose fatte bene.

Che cosa le ha insegnato suo nonno che sente ancora vivo qui, alla Bursch?
Tantissimo. Mio nonno era un uomo forse di poche parole ma di profonda saggezza – come lo sono spesso i nonni! Mi ha insegnato che le cose vanno fatte bene, anche quando nessuno ti guarda: da lui ho imparato la dignità del lavoro silenzioso, la pazienza dei luoghi, il valore dell’attesa. Alla Bursch tutto questo è rimasto impresso: nei muri, nei profumi, nei gesti di ogni giorno. Ogni volta che guardo la valle penso che lui sarebbe felice di sapere che questo luogo continua a vivere, ma con uno spirito rinnovato, più consapevole e aperto.
Che consiglio darebbe a chi oggi desidera avviare un progetto autentico e
legato al territorio come il vostro?
Direi di ascoltare, prima di tutto. Ascoltare la voce del luogo, la sua storia, le persone che lo abitano. Ogni territorio ha già dentro di sé tutto ciò che serve: bisogna solo imparare a leggerlo con rispetto. Poi, di non avere fretta: i progetti autentici hanno bisogno di tempo per crescere e di errori per maturare. E, soprattutto, di non farlo da soli. La colleganza — il lavorare insieme, con fiducia e visione comune — è ciò che trasforma un sogno individuale in un bene condiviso. Solo così una casa può diventare un mondo.

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