JACQUES DHIAB: L’ARTE DI RICONOSCERE IL TALENTO
Il gallerista milanese racconta la sua passione per l’arte, la ricerca di nuovi talenti e una visione che supera i confini culturali.
L’arte è una passione, ma anche una vocazione che può trasformarsi in un progetto imprenditoriale. È questo il percorso di Jacques Dhiab, gallerista a Milano, cresciuto in una famiglia di collezionisti e guidato fin dall’infanzia da una profonda sensibilità artistica.
Dopo un’esperienza nel mondo della moda, Dhiab ha scelto di seguire la propria inclinazione, dando vita a una galleria dedicata alla ricerca e alla valorizzazione di artisti provenienti da tutto il mondo.
La sua filosofia si fonda sulla curiosità, sull’intuizione e sulla convinzione che il valore di un’opera non possa essere misurato soltanto in termini economici. Per lui, riconoscere un talento significa soprattutto saper cogliere quella qualità rara e autentica che rende un artista diverso dagli altri.
Come è nata la sua passione per l’arte e l’idea di creare una galleria a Milano?
Ho sempre vissuto circondato dall’arte, che è stata fin da subito una presenza naturale nella mia vita. Diventare gallerista è sempre stato un desiderio innato, qualcosa che ho sentito appartenermi ancora prima di riuscire a dargli una forma concreta. Nel mio percorso c’è stata anche una parentesi nel mondo della moda, dove ho lavorato come stilista. È stata un’esperienza importante, senza però allontanarmi mai dal mio primo e più grande amore: l’arte.
Per un periodo ho iniziato a vendere opere direttamente da casa, seguendo un percorso spontaneo, nato dalla passione e dal desiderio di condividere ciò che mi colpiva. Quando si è presentata l’opportunità di trovare uno spazio adatto, ho deciso di dare vita alla galleria a Milano.
Credo che alcune vocazioni non si scelgano davvero: si riconoscono e, prima o poi, si trova il coraggio di seguirle.
Per me, la galleria rappresenta proprio questo: la possibilità di trasformare una passione personale in un progetto da condividere con gli altri.
Come riconosce un talento artistico?
Credo che artisti si nasca. Quando una persona possiede un talento autentico, c’è qualcosa che la distingue immediatamente dagli altri. Per me, l’artista ha un dono che si riesce a percepire fin dal primo incontro con la sua opera.
La mia ricerca si sviluppa attraverso gallerie, fiere, mostre ed esposizioni, ma anche attraverso i social media. Non è uno strumento che amo particolarmente, perché sono convinto che l’arte debba essere vista dal vivo: bisogna potersi confrontare con l’opera, coglierne la presenza, le dimensioni, la materia e le sensazioni che riesce a trasmettere. Tuttavia, la ricerca richiede uno sguardo costante e la capacità di esplorare ogni possibilità.
Che cosa guida le sue scelte?
Non esiste un criterio preciso che determini le mie scelte. Non è necessariamente una questione di forma, colore o tecnica. È soprattutto una sensazione, qualcosa che un artista riesce a trasmettermi e che mi fa capire, fin da subito, di trovarmi davanti a qualcosa di diverso.
La ricerca non si conclude mai. Si continua a osservare, a conoscere e a lasciarsi sorprendere, nella speranza di incontrare quella che considero la vera perla rara.
È proprio questa espressione a racchiudere il senso del mio lavoro: individuare qualcosa di speciale prima che diventi evidente agli occhi di tutti.

In che modo la sua identità multiculturale ha influenzato la sua visione del mondo e il suo approccio al business?
Essere nato in un paese del Nord Africa, da genitori appartenenti a due culture diverse ed entrambi collezionisti, ha sicuramente contribuito ad aprire la mia mente a molteplici visioni del mondo.
Fin da piccolo ho imparato, in modo naturale, che non esiste un solo modo di guardare le cose e che la diversità può rappresentare una grande ricchezza.
Questo approccio si riflette tanto nelle mie scelte artistiche quanto nel mio modo di intendere il lavoro. Non amo limitarmi a un’unica possibilità o a una visione prestabilita. Preferisco mantenere uno sguardo ampio, curioso e aperto, lasciandomi la libertà di esplorare linguaggi e sensibilità differenti.
L’arte non ha confini, così come non dovrebbe averne il pensiero. Spesso siamo noi a crearli, attraverso le nostre abitudini, i nostri pregiudizi o il bisogno di classificare ciò che ci circonda. Io cerco, invece, di andare oltre queste barriere e di avvicinarmi a ogni artista con la disponibilità ad ascoltare ciò che ha da raccontare.
Credo che ogni artista abbia qualcosa da comunicare, indipendentemente dalla sua provenienza o dal contesto culturale in cui opera. Naturalmente, alcuni riescono a colpirmi più di altri, per la forza o l’autenticità del loro linguaggio. È proprio nell’incontro tra culture, esperienze e sensibilità differenti che, a mio avviso, nascono le possibilità più interessanti. La diversità non è un ostacolo da superare, ma una prospettiva in più attraverso cui comprendere il mondo.
Quale valore aggiunge la collaborazione con architetti come Carlo Ceresoli al rapporto tra arte e spazio?
Il mio rapporto con Carlo Ceresoli è fondato sia sull’amicizia sia sulla collaborazione professionale. Nutro una grande stima nei suoi confronti, soprattutto per la sua capacità di rispettare lo spazio in cui interviene, riconoscendone la natura, la storia e l’identità.
Trovo che questo sia un aspetto fondamentale del lavoro di un architetto: non imporre una propria visione a tutti i costi, ma saper interpretare ciò che esiste e valorizzarlo attraverso un progetto coerente. Nel suo lavoro riconosco proprio questa sensibilità. L’architettura non diventa una presenza dominante, ma crea le condizioni affinché lo spazio e le opere possano dialogare in modo naturale.
Quando arte e architettura si incontrano, il risultato più interessante non è necessariamente quello in cui uno dei due elementi prevale sull’altro, ma quello in cui entrambi riescono a esprimersi pienamente. Si crea così un equilibrio fatto di proporzioni, atmosfere e relazioni, in cui ogni elemento trova il proprio posto.
Credo che il buon gusto non debba mai essere ostentato, ma percepito. Un progetto riuscito non ha bisogno di imporsi o di cercare a tutti i costi di piacere: riesce semplicemente a creare armonia. Ed è proprio questa capacità di valorizzare senza sovrastare che apprezzo nel lavoro di Carlo.
Nella scelta di un’opera d’arte, quanto contano l’emozione, il valore artistico e l’investimento?
Credo che questi tre elementi siano strettamente connessi, anche se non occupano tutti lo stesso posto. Quando si valuta l’acquisto di un’opera d’arte, è naturale considerare il suo valore artistico, l’impatto estetico e, in molti casi, anche le prospettive di investimento. Tuttavia, per me, tutto dovrebbe partire dall’emozione.
Un’opera deve innanzitutto suscitare qualcosa, creare una connessione con chi la osserva e riuscire a mantenere vivo quell’interesse nel tempo. È questo il primo elemento che considero fondamentale, perché l’arte non è soltanto qualcosa da possedere o da inserire in una collezione: è qualcosa con cui si sceglie di convivere, che può accompagnarci e parlarci in modi diversi nel corso degli anni.
L’investimento può certamente avere un ruolo, ma dovrebbe rimanere in secondo piano rispetto all’esperienza estetica ed emotiva. Il valore artistico, inoltre, non coincide necessariamente con il prezzo di un’opera. Il mercato attribuisce un valore economico, mentre l’opera possiede anche una dimensione più profonda, legata alla ricerca, alla sensibilità dell’artista e alla capacità di trasmettere qualcosa di autentico.
La nostra galleria propone una selezione di artisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali rappresentano le voci di domani. Il nostro obiettivo è individuare percorsi artistici interessanti e offrire al pubblico l’opportunità di scoprirli, talvolta prima che raggiungano una più ampia riconoscibilità.
Mi piace pensare che acquistare un’opera significhi, in qualche modo, scegliere di credere in una visione. Il mercato può cambiare, le quotazioni possono salire o scendere, ma il rapporto personale con un’opera, quando è autentico, ha un valore che va ben oltre qualsiasi valutazione economica.
Come vede il futuro dell’arte contemporanea e quali sono le sue prossime ambizioni?
Immagino il futuro dell’arte contemporanea come un processo di continua evoluzione, esattamente come è sempre stato nel corso della storia. Sono una persona aperta alle novità e credo che il mondo dell’arte debba essere osservato senza rigidità, con la disponibilità ad accogliere nuovi linguaggi, nuove tecnologie e modalità espressive ancora inesplorate.
L’arte non è mai immobile, perché è profondamente legata al tempo in cui nasce. Spesso si sviluppa come una critica alla cultura contemporanea, altre volte ne interpreta le trasformazioni o ne anticipa le contraddizioni. In ogni caso, mantiene un rapporto diretto con la realtà che la circonda. Per questo considero l’evoluzione una parola fondamentale: l’arte cambia perché cambia il mondo, ma anche perché è capace di mettere in discussione il nostro modo di comprenderlo.
Non credo, tuttavia, che questa evoluzione possa essere giudicata semplicemente in termini di progresso o regressione, né che l’arte debba necessariamente essere bella nel senso tradizionale del termine. Un’opera può provocare, mettere a disagio, sollevare domande o rompere le convenzioni. Il suo valore può risiedere proprio nella capacità di generare una riflessione, anche quando non offre risposte immediate.
Per quanto riguarda le mie ambizioni, desidero continuare a fare ricerca, scoprire nuovi talenti e costruire relazioni con artisti provenienti da contesti culturali differenti. Vorrei che la galleria continuasse a essere uno spazio dinamico, capace di intercettare ciò che accade nel presente e, allo stesso tempo, di guardare verso il futuro.
Non mi interessa inseguire semplicemente le tendenze, ma individuare quegli artisti che hanno qualcosa di autentico da dire e la capacità di sviluppare un linguaggio personale. In fondo, la mia ambizione rimane legata alla stessa curiosità che mi ha spinto a iniziare: continuare a cercare, senza dare mai per conclusa la ricerca. Perché, nell’arte come nella vita, credo che la vera ricchezza consista nel mantenere lo sguardo aperto e la capacità di lasciarsi sorprendere.
www.jacquesdhiab.com


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