A Milano un monumento al poeta Pencho Slaveykov

Per i 140 anni di relazioni diplomatiche Bulgaria-Italia
A Milano un monumento al poeta Pencho Slaveykov

Può essere tracciato un parallelismo fra la vita di Giacomo Leopardi e quella del poeta bulgaro Pencho Slaveykov? Per il professor Emil Dimitrov, dell’Accademia delle scienze di Bulgaria, senz’altro sì. E l’occasione per illustrare la propria tesi gliel’ha fornita il Consolato generale di Bulgaria a Milano: l’istituzione balcanica, guidata da Tanya Dimitrova, ha fatto dono al Comune di Milano di una scultura che riproduce il poeta Slaveykov seduto su una panchina, che è stata inaugurata nei gironi scorsi e collocata al Brolo, ex Verziere.

Perché questa commemorazione? Per il semplice fatto – ignorato dai più, per altro – che in questi giorni ricorre il 140esimo anniversario della costituzione delle relazioni diplomatiche fra Bulgaria e Italia. Il Consolato, affiancato dall’ambasciata generale di Bulgaria presente alla cerimonia con l’ambasciatore generale Todor Stoyanov, ha deciso di commemorare l’evento con un omaggio a Pencho Slaveykov, considerato uno dei maggiori poeti bulgari, morto in Italia, a Brunate, nel 1912.

Nato nel 1866, all’età di circa 18 anni contrae una grave forma di paralisi dopo essersi addormentato in riva al fiume ghiacciato Maritsa. La disgrazia lo avvicina alla poesia, la forma di linguaggio più elevata che gli consente di esprimere la propria sofferenza fisica e spirituale.

Il professor Dimitrov, in una gremita sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano, ha accostato la vita e la sofferenza di Pencho Slaveykov a quella di Giacomo Leopardi, anch’egli afflitto da una salute precaria, oltreché da una deformazione fisica: grazie alla poesia essi riescono a esprimere il proprio stato d’animo creando immagini, suscitative di ulteriori riflessioni da parte del lettore, sulla sofferenza come mezzo per giungere a sublime elevazione dell’anima, al di là della fugacità delle cose terrene. “Non ho mai visto altrove un panorama simile…” amava ripetere Slaveykov nell’ultimo periodo della sua vita, trascorso sul lago di Como, dopo aver molto viaggiato.

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