PAOLO TAVEGGIA: QUANDO “CONQUISTAI” GLI USA

Il contributo dell’ex dirigente del Milan alla nascita della Major Soccer League
PAOLO TAVEGGIA: QUANDO “CONQUISTAI” GLI USA


CALCIO NEGLI USA
– Paolo Taveggia contribuì in maniera determinante alla nascita della Major Soccer League americana

 

di ALESSANDRO CAMPARI
Lo sport ce l’ha nel sangue. A 27 anni era già responsabile dei programmi sportivi di Mediaset. Poi… poi il Milan: dal 1986 al 1993 direttore organizzativo. Si è seduto in panchina a fianco di Niels Liedholm, Arrigo Sacchi, Fabio Capello. Ha conosciuto i fasti del Milan del trio degli olandesi: Van Basten, Rijkaard, Gullit.

Ma c’è un capitolo fondamentale nella carriera professionale di Paolo Taveggia che molti, troppi, hanno dimenticato: fra il 1993 e la fine del 1994 ha fornito un apporto decisivo nell’organizzazione della Major Soccer League, dopo essersi fatto conoscere e apprezzare come responsabile media ai mondiali di calcio Usa del ‘ 94  (Fifa Media Delegate World Cup Usa ‘94).

Lasciamo al diretto interessato aneddoti e ricordi di chi si è fatto conoscere e apprezzare per la propria professionalità e per la correttezza. Già, la correttezza… quella che manca anche a certi attori del calcio.

“Avevo dieci anni, si svolgevano i mondiali di calcio in Cile e l’Italia incontrò proprio i padroni di casa. Arbitrava un certo Ken Aston, scozzese. Ne combinò di tutti i colori: i cileni picchiavano e noi reagendo subivamo le espulsioni. Finì 2 a 0 per i cileni, ma segnarono la prima rete solo a un quarto d’ora dalla fine con l’Italia in nove. Quella notte non dormii, continuavo a chiedermi com’era possibile che in un campionato del mondo si potesse assistere a uno spettacolo così indecoroso”.

“Ma veniamo a ricordi lieti. Nel 1993 ero già negli Stati Uniti, la mia idea era quella di far svolgere la finale di Supercoppa italiana all’estero (la partita vede di fronte la squadra che ha vinto il campionato e quella che si è aggiudicata la Coppa Italia, ndr), cominciando proprio dagli Stati Uniti, che l’anno dopo avrebbero ospitato i mondiali”.

“Mi furono di grande aiuto, in questa prima fase, Charlie Stillitano, dirigente sportivo, direttore all’epoca della sede del Giants Stadium ai Mondiali del 1994, e Tony Renis, proprio lui, il cantante: svolse un’attività di pubbliche relazioni di grande efficacia. Perché a me non interessavano i soldi, bensì essere strategico e portare qualcosa di significativo dall’Italia negli Usa, a Washington. Riuscimmo a suscitare l’interesse di giornalisti, dirigenti sportivi, osservatori. Devo dire che all’inizio gli americani ci guardavano se non con sospetto con un po’ di sussiego, poi nel giro di due mesi tutto si chiarì e compresero la validità del progetto, proprio in vista dei Mondiali ’94”.

“Potei noleggiare un 747. Giocatori, giornalisti, gli esponenti della Lega calcio e della Federazione, con rispettivi coniugi… tutti imbarcati. A Washington affittai quattro alberghi e tre ristoranti. Sempre con il prezioso affiancamento di Tony Renis: si occupava anche di chi volesse andare a visitare la Casa Bianca oppure lo Smithsonian Institute. E di chi voleva semplicemente fare un giro in città, anche per lo shopping… Insomma, gli americani videro cosa eravamo in grado di organizzare e ci conquistammo le simpatie. Avevamo accolto la proposta che arbitro e guardalinee fossero americani. La partita si disputò il 21 agosto 1993 al Robert F. Kennedy Memorial Stadium di Washington tra Milan e Torino. Il Milan vinse per 1 a zero, segnò Marco Simone. Fra sponsor, diritti televisivi, merchandising, spettatori paganti (furono 38mila) – c’erano 10mila bambini non paganti – furono incassati 2,2 milioni di dollari. Al Milan andò un miliardo di lire, al Torino 800 milioni. L’anno prima, in tutto, si era arrivati a 600 milioni”.

“Fu un successo. Ricevetti una lettera di complimenti anche dal presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton”.

“Poi, finiti i mondiali, mi fermai negli Stati Uniti e, forte di questa esperienza e di tutti i contatti ormai consolidati, li aiutai a organizzare quella che divenne la Major Soccer League, il campionato di calcio americano della loro serie A. Una grande soddisfazione”.

“Lasciai gli States nel dicembre 1994. E intrapresi nuove avventure… ma questa è un’altra storia. Il Milan? Lo porto sempre nel cuore. Il giocatore preferito? Marco Van Basten: mai visto un fuoriclasse così”. Già… e chissà quando se ne rivedrà un altro, al Milan.

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