UN FONDO MIRATO AI RISPARMIATORI

La liquidità può giungere da investitori privati, grazie a bond redditizi
UN FONDO MIRATO AI RISPARMIATORI

di PAOLO CORTICELLI

C’è un percorso virtuoso, se lo si vuole intraprendere, nella ricerca di nuovi finanziamenti per le imprese: secondo Claudio Scardovi, managing director e global co-head financial services practice di AlixPartners, si potrebbe realizzare un fondo salva-Italia da 150 miliardi finanziato dai privati (titolo MF di venerdì 8 maggio). Un’ipotesi azzardata oppure una proposta con fondato realismo, che ci consentirebbe “di riprenderci in mano il nostro destino (e di sederci al tavolo negoziale di Bruxelles con una posizione più forte)”.

Ciò che ci preme qui evidenziare è l’opportunità di creare un fondo sovrano (o un fondo di fondi) in cui siano i risparmiatori italiani, non solo gli investitori istituzionali, a contribuire al rilancio del settore economico.

Vediamo alcune considerazioni aprioristiche rispetto al progetto.

Prima di tutto, il sistema bancario italiano. Esso sta dimostrando una debolezza operativa, se così vogliamo definirla, che rappresenta un controsenso pericoloso: con il decreto legge del 6 aprile lo Stato si è fatto garante fino a 3-400 miliardi per i prestiti erogati dalle banche. Quindi ci troviamo di fronte a una fidejussione. Inoltre, sono (tuttora) previsti 25.000 euro, a tasso che oscilla intorno all’1% – prestito della durata di 6 anni – a favore delle piccole e medie imprese. Come abbiamo già scritto, così non è stato, in quanto abbiamo assistito a una serie di comportamenti difformi da istituto a istituto: al cliente che sollecita un prestito vengono richiesti anche 21 documenti! I tassi praticati oscillano dal 7 all’8% circa. Di fronte alle molteplici proteste degli imprenditori, l’Abi – l’associazione bancaria italiana – il 21 aprile ha emanato una circolare ove, fra l’altro, si legge: “Si ricorda che … è prevista una procedura “semplificata” in favore di imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e con un ammontare del fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro, mentre per le imprese con fatturato e dipendenti superiori alle soglie anzidette, il rilascio della copertura è decisa con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze…”. La procedura di erogazione dei fondi viene racchiusa in un riepilogo in sette punti. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, in un intervento televisivo – Rai 3, Piazza Affari – afferma che i tassi da praticare oscilleranno fra lo zero virgola qualche punto e l’uno per cento circa, massimo due. In effetti si registra, in generale, l’applicazione di un tasso fisso dell1,25% per le richieste di 25.000 euro, con gratuità delle spese istruttorie. Infine, aspetto mai sottolineato, il finanziamento dei 25.000 euro non deve eccedere il fatturato del 25%. In buona sostanza, un’azienda deve almeno fatturare 100mila euro. Ma, come abbiamo detto, la richiesta di documenti è aumentata, un imprenditore ha affermato che la propria banca ha preteso un business plan da qui fino alla fine dell’anno. Tale richiesta non è presente in alcuna formulazione legislativa, tantomeno nelle circolari dell’Abi.

E di nuovo, sempre l’Abi, il 10 reitera la richiesta rivolta al Governo “di anticipare la riunione periodica della task force “ per “velocizzare” le misure di sostegno per la liquidità “in favore di imprese e famiglie”.

Etica e finanza

Risultato: solo il 7-8% delle aziende ha formulato la domanda di finanziamento fino a 25.000 euro. I tempi di erogazione? In troppi casi oltre le tre settimane. Manca liquidità al sistema e i timori di ritrovarsi crediti inesigibili spaventano gli istituti di credito.

Ma le difficoltà del sistema bancario possono avere esiziali ripercussioni sul sistema produttivo, mentre si è ancora in attesa che dal governo arrivi liquidità fresca e magari non solo sotto forma di prestiti, pur a tassi agevolati, ma anche di fondi a fondo perduto

La seconda considerazione è di carattere etico. Un forte richiamo all’impegno individuale per un Salva-Italia interamente made in Italy avrebbe una valenza straordinaria. La ricchezza privata, sempre secondo la ricerca di AlixPartners, è di circa 10mila miliardi, e senza contemplare il valore degli immobili di proprietà (altri 6-7mila miliardi, circa). Una volta tanto, invece che dipendere dalle decisioni dell’Unione europea, perché non promuovere la sottoscrizione di un fondo che offra un certo rendimento – migliore di quanto proposto dai Bot, superiore al 2,5-3%, quindi – e consenta ai cittadini sottoscrittori di contribuire in maniera fattiva alla ripresa?

Non si tratta di beneficenza, ma di un aiuto consistente sì. Remunerato, per di più. In questo caso pragmatica ed etica si coniugano. Scrivono Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della sera di domenica 10 maggio: “Fra qualche settimana riceveremo dal Mes (il fondo creato dall’Europa, e quindi anche da noi, per le emergenze) 36 miliardi di euro (a fronte dei 14 che l’Italia versò quando fu creato – nel 2012, ndr). Un prestito a dieci anni, con tasso di interesse sostanzialmente pari a zero… Con un analogo Btp avremmo pagato un tasso dell’1,8 per cento…”. Nella chiosa a questa analisi una considerazione inequivocabile: “Sorprende come in Italia ci sia ancora chi tra i politici si ponga il problema se finanziarsi o meno a costi coì bassi”. Ecco, la pessima politica, il disfacimento della categoria etica dell’utilitarismo generale, ovvero il beneficio che se ne può trarre da un’azione che va a vantaggio di tutti. Con relativo corredo di esibizioni di politicanti nostrani che palesano tutta la loro incompetenza pur di controbattere qualsiasi proposta nasca dall’esecutivo: questo è il negativismo, ove chi lo pratica si oppone con pervicacia a chi formula una proposta talora anche cercando di deligittimarne il ruolo (le “chiamate” a scendere in piazza, per esempio, per rafforzare l’opposizione a una proposta).

 

 

 

 

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