DOMINIQUE LORA: “LA BICICLETTA RACCONTA L’ITALIA”
In occasione della mostra dedicata al Giro d’Italia e alla Grande Partenza 2026 dalla Bulgaria, la curatrice racconta il valore culturale della bicicletta: non solo sport, ma simbolo di modernità, dialogo internazionale e identità condivisa
A Sofia, negli spazi della Galleria Nazionale /Kvadrat 500, la mostra “Giro d’Italia. Breve storia dell’Italia su due ruote” accompagna la Grande Partenza con un racconto che va ben oltre la dimensione sportiva.
Il percorso espositivo presenta opere di artisti italiani contemporanei, tra cui Dario Ghibaudo, Francesca Pompei, Gaia Scaramella, Corrado Zeni, Marcovinicio e Natino Chirico, accanto a materiali cinematografici provenienti dalla Fondazione Mimmo Cattarinich di Roma, manifesti vintage del Museo Nazionale Collezione Salce e fotografie etnografiche dall’archivio Palumbo del Museo “Sigismondo Castromediano” di Lecce.
Curata da Dominique Lora, la mostra propone un viaggio attraverso la storia culturale italiana, dove la bicicletta diventa simbolo di libertà, modernità, emancipazione, progresso e sostenibilità.
Curatrice, docente di museologia e museografia all’Università La Sapienza di Roma, Dominique Lora lavora da anni alla costruzione di progetti internazionali che mettono in dialogo il patrimonio artistico italiano con musei, istituzioni culturali e pubblici di diversi Paesi. In questa intervista racconta il filo conduttore del suo lavoro, il rapporto con la Bulgaria e il significato di presentare a Sofia una mostra che, attraverso due ruote, racconta l’Italia di ieri, di oggi e di domani.

Quale percorso ha portato alla collaborazione con la Galleria Nazionale di Sofia?
In quanto curatrice ho consolidato rapporti e portato avanti progetti espositivi con Istituti Italiani di Cultura e Ambasciate d’Italia collaborando simultaneamente con grandi istituzioni museali all’estero, come la Galleria Nazionale di Sofia con qui oggi concludo il mio quarto progetto espositivo. Grazie ad un ottima intesa con la direttrice mostre del museo Boryana Valchanova. Insieme siamo riuscite a presentare un affresco culturale dell’Italia in grado di interfacciarsi con la cultura secolare bulgara e che abbraccia cinque secoli di storia dell’arte con mostre come: “La Scuola di Bernini e il Barocco Romano, Capolavori di Palazzo Chigi ad Ariccia” (2018), “La Forma del Colore, da Tintoretto a Canaletto, Capolavori dalla galleria nazionale di Trieste” (2019), “Italia. I Racconti (In)visibili” (2020), e “Giro d’Italia. Breve Storia dell’Italia su due Ruote” (2026).
Una sorta di Grand Tour 2.0 capovolto, un viaggio attraverso “l’universo culturale Italia” volto a generare nuove forme di mutua coscienza e conoscenza.
Quale esperienza ha segnato di più il suo lavoro?
Tutte le esperienze sono preziose. Ma se devo scegliere un progetto espositivo in particolare penso alla mostra itinerante commissionata da UNESCO e dall’Istituto di Demoetnoantropologia di Roma che dal 2019 fino ad oggi, insieme ad un affiatato gruppo di organizzatori, registi e architetti, portiamo avanti in tappe multiple, attraverso il Sud America e l’Europa con la mostra “Italia. Racconti (In)Visibili” volta a rivelare le storie e i luoghi che hanno forgiato l’identità sfaccettata del nostro Paese. La mostra presenta un racconto inedito dell’Italia per mezzo di installazioni immersive, documentari, oggetti della nostra tradizione popolare e, soprattutto, con una selezione di maestri italiani contemporanei, che concentrano la loro ricerca artistica sullo sviluppo di una estetica che rispetta il nostro territorio e le nostre tradizioni locali nel procedere verso il futuro.
Qual è l’idea centrale della mostra sul Giro d’Italia?
La mostra racconta una Italia su due ruote che, a partire dall’inizio del Novecento fino ai nostri giorni, illustra la diffusione e lo sviluppo di questo mezzo di trasporto rivoluzionario quale un simbolo di rinascita individuale e collettiva caratteristica del nostro bel Paese.

La storia della bicicletta è una storia che ci riguarda tutti. La bicicletta è da quasi due secoli parte della nostra quotidianità. Oggi siamo abituati ad utilizzarla in vari contesti e occasioni, ad esempio per andare al lavoro, nella pratica sportiva o per semplici scampagnate durante il fine settimana.
Da un punto di vista storico, a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, “il velocipede” diventa un vero e proprio soggetto di ispirazione, tanto da renderlo protagonista di opere ed installazioni d’arte contemporanea, di produzioni cinematografiche e di ricerche scientifiche sul territorio di carattere geografico ed etnografico. A partire dal primo dopoguerra questo mezzo di trasporto diviene anche il simbolo di una nuova autonomia femminile e più in generale, di un’economia che permette alle classi popolari di accedere ad una maggiore libertà di movimento.
Che messaggio vorrebbe lasciare al pubblico bulgaro attraverso questa esposizione?
La bicicletta non è solo intesa quale semplice mezzo di trasporto, ma incarna un potente simbolo di modernità, velocità e libertà individuale. In arte, dal Futurismo di Boccioni, Dottori e Depero alle rappresentazioni Art Déco di Toulouse Lautrec e Alphonse Mucha, ricordiamo le fotografie di Cartier Bresson, Lucien Hervé o Annie Leibovitz, passando dalla Pop Art italiana di Mario Schifano e Mimmo Rotella. Tali rappresentazioni giungono fino a noi attraverso le opere di Joseph Beuys, César, Ettore Colla, Fausto Melotti, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, o ancora Bansky.
Tra tutti, la “Ruota di bicicletta” di Marcel Duchamp (1913) diede il via alla pratica artistica del ready made, annullando la funzione dell’oggetto reale che lo trasformava in opera d’arte: una ruota di bicicletta che poteva girare, ma che non portava da nessuna parte poiché non toccava terra e che, nel contesto della nostra mostra, ha ispirato i lavori di Dario Ghibaudo e Gaia Scaramella, dimostrando la forza di questa formula iconografica, ancora oggi.
In generale, in una contesa che non ha riguardato solamente il pedone, la bicicletta ispira, da più di un secolo, visioni ed interpretazioni dello sviluppo, del progresso, della democratizzazione e oggi in particolare di sostenibilità in un percorso di costruzione di identità che ci riguarda tutti, italiani e non.

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