SILVANA CHIOZZA: “CERCO L’ANIMA DELLE COSE, OLTRE IL VISIBILE”
A Roma la mostra Presenza: un viaggio tra figurazione, astrazione e materia
Nata a Buenos Aires, Silvana Chiozza ha scoperto la pittura fin da bambina grazie al nonno paterno, pittore e scultore, che l’ha accompagnata nei primi passi artistici. Dopo una formazione parallela agli studi universitari con importanti maestri argentini, ha scelto di lasciare la medicina per dedicarsi interamente alla sua vocazione. Arrivata in Italia, ha costruito un percorso ricco di mostre in Italia e all’estero, con opere presenti in musei e collezioni private.
La sua ricerca attraversa figurazione e astrazione, pittura materica, scultura e videoarte. In occasione della mostra Presenza, che è stata inaugurata ad Azimut Capital Management nella sede di via Scialoja 3 a Roma, l’artista racconta il significato profondo del suo lavoro, il legame con la città eterna, l’esperienza in Bulgaria e il valore del viaggio come trasformazione dello sguardo.
Il titolo della mostra è Presenza. Che significato ha per lei questa parola nel contesto della sua pittura?
Il mio sguardo cerca di catturare, oltre il visibile, l’anima delle cose: l’aura che le accompagna e che determina una presenza significativa. È qualcosa che fa sì che l’immagine rimanga memorabile, che continui a vivere nello sguardo di chi la osserva.

Che posto occupa Roma nelle sue opere e nella sua vita?
Roma è stata, ed è tuttora, una fonte d’ispirazione. Ho sempre cercato e amato i luoghi meno conosciuti: angoli nascosti, scorci dimenticati. Roma ha un flusso continuo di spettatori, ma conserva anche spazi incontaminati dallo sguardo, non battuti dai passi. Sono perle preziose per il mio pennello.
Qualche anno fa è stata in Bulgaria. Che ricordo conserva di quell’esperienza e dell’incontro con il pubblico bulgaro?
È stata un’esperienza bellissima. Sono stata a Sofia su invito dell’Associazione EGA e ho scoperto una città che amerei dipingere. Ho trovato un pubblico interessato e aperto, capace di entrare in dialogo con il mio lavoro con grande sensibilità.
Nel suo percorso artistico, quanto è importante il viaggio – reale o interiore – come fonte di ispirazione e di trasformazione dello sguardo?
Viaggiare mi nutre di un immaginario nuovo. Torno con gli occhi pieni di bellezza e con una rinnovata voglia di trasmettere sulla tela ciò che ho appreso. Poi ci sono i viaggi interiori, plasmati dalle nuove esperienze, che nutrono anch’essi il mio lavoro, producendo cambiamenti e innovazione.

Che consiglio darebbe ai giovani artisti che stanno cercando la propria strada?
Creare il proprio linguaggio è indispensabile. Richiede non solo creatività, ma anche tempo, perché il proprio stile deve maturare e sbocciare come un fiore al momento giusto. Bisogna essere perseveranti, pazienti e non smettere mai di lavorare. E poi guardare tanta, tanta arte: avere gli occhi pieni aiuta moltissimo, si impara tantissimo in questo modo.

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