FOODY, LA PIATTAFORMA CHE DÀ NUOVA VITA AL CIBO INVENDUTO
Da blog su Instagram a start-up sociale con una missione per la vita sostenibile. Intervista a Sissi Simeonova, cofondatrice di Foody
Nel 2016 tre giovani appassionati hanno aperto un profilo Instagram chiamato Sofia2Go, dove raccontavano i posti migliori per mangiare a Sofia. Quella che sembrava un’avventura culinaria tra amici si è presto trasformata in qualcosa di più grande: la lotta contro lo spreco alimentare.
Così è nata Foody – una piattaforma sociale che permette ai locali di proporre cibo invenduto ma ancora ottimo a prezzi ridotti, offrendo ai clienti l’occasione di risparmiare e sostenere una causa sostenibile. Abbiamo parlato con Sisi Simeonova, ingegnere e dottoranda in Sistemi di controllo con intelligenza artificiale, oggi anche imprenditrice e una dei fondatori dell’azienda.

Sissi, com’è nata l’idea?
Poco più di quattro anni fa abbiamo lanciato Foody. Tutto è iniziato dal nostro canale Instagram Sofia2Go, dove condividevamo consigli su ristoranti e panetterie: una sorta di esperienza peer-to-peer. Quando il blog ha cominciato a crescere, abbiamo deciso di trasformarlo in qualcosa di più concreto. Ci siamo confrontati con i dati sullo spreco alimentare: in Bulgaria ogni anno si buttano oltre 700 mila tonnellate di cibo, di cui circa il 15% solo dal settore HoReCa. Un problema enorme, che ci ha spinto ad agire.

Come funziona la piattaforma?
Possono partecipare panetterie, ristoranti, pasticcerie. A fine giornata offrono cibo invenduto ma in perfette condizioni: una panetteria può proporre una magic box con pane e dolci rimasti, un ristorante alcune porzioni dal menù. L’utente entra su foody.to, sceglie, paga online e decide se ritirare di persona o richiedere la consegna. Per i locali significa ridurre lo spreco e ottenere comunque un guadagno. Per i clienti, cibo buono a prezzo accessibile e una scelta con valore.

Foody punta anche all’educazione. In che modo?
Il 60% dello spreco viene dalle famiglie. Ecco perché organizziamo corsi nelle aziende: in una sola lezione possiamo raggiungere 100–200 persone, che poi portano a casa le informazioni. Di recente, insieme all’editore Marmot, abbiamo pubblicato anche un libro per bambini sul tema. Il nostro messaggio è semplice: ognuno di noi è parte del problema, ma può essere anche la soluzione. Creare nuove abitudini è difficile, ma con costanza si può.
E il futuro?
Vogliamo allargare l’impatto, raggiungere più persone. Ci stiamo preparando a entrare nel mercato greco. Crediamo che il futuro appartenga a piattaforme sociali come la nostra, capaci di unire impresa e missione sociale.
Commenti