Il decreto “sicurezza”: la Costituzione e la protezione umanitaria

Restrizioni delle libertà individuali e discriminazione fra le persone
Il decreto “sicurezza”: la Costituzione e la protezione umanitaria

ACCOGLIENZA O DETENZIONE? – Due immagini di un centro di accoglienza straordinaria.

di MATTIA RIGODANZA

 

Com’era facilmente intuibile, il decreto “sicurezza”, ovvero il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, approvato lunedì scorso all’unanimità dal consiglio dei ministri, sta suscitando molte critiche, e se in molti casi la classe dirigente italiana ci ha abituati a sterili contrapposizioni, quasi fisiologiche, date dalla natura poco costruttiva del parlamentarismo nostrano, in questa particolare circostanza i dubbi e le perplessità non possono che definirsi doverose.

Per prima cosa è bene sottolineare come l’attuale ministro dell’interno, come lui ha più volte ammesso, stia proseguendo sul cammino tracciato dal suo predecessore del Partito Democratico Marco Minniti, promotore di una linea politica restrittiva e contenitiva nei confronti dei flussi migratori e delle persone in cerca di protezione internazionale. Nella pratica, le misure adottate negli ultimi anni mostrano ancora una volta una palpabile incapacità di trattare il fenomeno delle migrazioni come un fatto strutturale, una peculiarità intrinseca nell’essere umano, ma piuttosto come un problema emergenziale, qualcosa da circoscrivere e da combattere per il bene di tutti, autoctoni e non.

Un’altra considerazione da fare riguarda le tematiche trattate nel decreto in questione: la sensazione che in molti hanno è che l’inserimento degli articoli che riguardano l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia funga sostanzialmente da specchietto per le allodole e serva a distogliere lo sguardo da quelle che sono le reali intenzioni del governo Conte, ovvero limitare la libertà di azione dei migranti e facilitarne l’espulsione dal paese.

 

Entrando nel merito, l’abolizione della protezione umanitaria, che non potrà più essere concessa dalle questure, dalle commissioni territoriali o dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego, è sicuramente una delle novità che più desta preoccupazioni, considerando poi che, secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, nel 2018 le richieste di asilo in Italia stanno diminuendo sensibilmente e quindi, francamente, forse non era definibile come una priorità. I “casi speciali” introdotti da Matteo Salvini per cui si possa ottenere un permesso di soggiorno risultano troppo selettivi, soprattutto perché riguardano solo alcune categorie di persone: chi è stato vittima di violenza domestica o di grave sfruttamento lavorativo, chi ha bisogno di cure mediche e chi si trova in una situazione di “contingente ed eccezionale calamità”. Non è difficile dunque notare come queste caratteristiche lascino troppo spazio a libere interpretazioni, che non tarderanno a essere indotte dalle contingenze politiche del momento e che, ovviamente, non baderanno al lato umano della questione ma solo a quello prettamente opportunistico e propagandisticamente speculativo. Risulta poi particolarmente curioso il punto in cui si parla di un permesso di soggiorno previsto per chi si sarà distinto per “atti di particolare valore civile”, come a voler evidenziare il proposito del ministro di concedere un privilegio solo ai valorosi e a chi è quasi pronto a immolarsi per la patria ospitante, cosa che rischia di creare un’ulteriore frattura in una comunità di persone in svantaggio.

 

Non colpevolezza e gradi di giudizio

 

Un altro aspetto, che in qualunque ordinamento giuridico garantista come il nostro desterebbe particolare scalpore, è quello che riguarda la presunzione di non colpevolezza, principio secondo il quale nessun imputato è colpevole fino a prova contraria (e, nel caso italiano, si può essere giudicati definitivamente colpevoli o innocenti solo dopo tre gradi di giudizio). L’asilo politico sarà infatti negato a chiunque sia indagato o abbia ricevuto una condanna in primo grado. In questo caso Salvini sfida generazioni di giuristi e le dottrine illuministiche che da Pietro Verri e Cesare Beccaria hanno guidato l’Italia lungo una rivoluzione codicistica che ha fatto scuola, e anche in questa circostanza è facilmente riscontrabile la strada tracciata da Minniti che, a suo tempo, aveva ridotto da tre a due gradi giudizio per l’ottenimento della protezione internazionale.

 

Veniamo poi agli articoli riguardanti il sistema di accoglienza. Lo Sprar, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, nonostante sia attualmente l’unico strumento in grado di garantire un minimo di responsabilità nell’accoglienza e d’inserimento dei migranti all’interno della società, sarà limitato solo a chi è già titolare di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Questa restrizione andrà a vantaggio dei Cas, Centri di accoglienza straordinaria, e dei Cpr, Centri di permanenza per i rimpatri, vere e proprie strutture detentive nei quali gli “ospiti” sono reclusi non per atti di valenza penale ma per il semplice fatto di possedere un particolare status civile attribuitogli al momento dell’approdo. Per quanto riguarda in particolare i Cpr, che hanno la precisa funzione di espellere dall’Italia chi vi è detenuto, ne verranno costruiti di nuovi, in modo da averne almeno uno per regione, e il tempo massimo di soggiorno all’interno salirà da tre a sei mesi proprio per facilitare l’allontanamento dei cosiddetti “irregolari” dal paese.

Secondo i migranti che attualmente risiedono nel complesso di via Corelli a Milano, che dicono di essere a conoscenza delle trasformazioni in atto e che quindi sanno che presto il luogo dove attualmente dimorano diventerà una struttura dalla quale si uscirà solo per essere rimpatriati e che per chi risulterà meritevole di rimanere in Italia sarà riservato un futuro quanto più incerto, i cambiamenti descritti nel decreto legge sono la principale causa delle fughe che molto spesso si verificano e che vanno a ingrassare quel popolo di disperati costretti a vivere nel limbo delle strade di Milano, braccati dalla polizia e impossibilitati a lasciare il paese.

Tutte queste situazioni non fanno che alzare lo stato di presunto allarme per la sicurezza degli italiani, condizione sine qua non per la propaganda politica della Lega che si dimostra, ancora una volta, potente fruitore delle paure umane e abile animale da costante campagna elettorale.

 

Non sono tardati ad arrivare i commenti delle associazioni che da sempre si occupano di queste tematiche. “Questo decreto rappresenta una gravissima lacerazione del sistema democratico”, ha dichiarato Lorenzo Trucco, presidente di Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. “Parliamo di norme che vanno in un’unica direzione, che è quella della restrizione delle libertà individuali. Tra le righe si legge una cosa sola: le persone non sono tutte uguali. Senza parlare di tutti i profili di illegittimità nei confronti della nostra costituzione e della normativa europea vigente. E’ giusto lanciare un appello affinché tutti coloro che lavorano nel rispetto dei principi costituzionali diano il massimo per contrastare questa deriva gravissima che sta facendo scivolare l’Italia in un baratro per quanto riguarda i diritti delle persone”.

 

Vedremo se l’opposizione sarà in grado di presentare un’alternativa costruttiva, punto per punto, informando i cittadini sul perché ridurre i fondi per l’accoglienza, e triplicare quelli destinati ai rimpatri, può rivelarsi una mossa controproducente, superando la pur necessaria retorica sul razzismo, che spesso non attecchisce in un popolo ancora troppo lontano dalle dinamiche socio-economiche che possono far effettivamente crescere un paese.

 

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