Nuova attenzione al Zero Waste

Perché le nostre nonne andavano al mercatino con le proprie borse della spesa?

Puo essere, che la crisi Covid-19 ci porterà ad apprezare di più le cose semplici e a sprecare di meno. Fine del consumismo?

Anche se il concetto Zero Waste non è nuovo, nel 2020 ha attrato una nuova attenzione. E’ da tanto che si parla della diminuzione dei rifiuti e degli sprechi, per la cura dell’ambiente, a favore dei prodotti sostenibli. Ma la chiusura durante il lockdown ci ha fatto riflettere. Tanti di noi hanno deciso di mettere ordine nella propria casa, nella vita, nelle relazioni interpersonali e nei modi di spendere tempo e soldi.

Abbiamo cominciato a notare e apprezzare i business con l’idea Zero Waste. Il negozio che vende senza imballagio e dove porti una botiglia di vetro da casa per comprare late. Il brand cosmetico che ti regala un rossetto, se porti a riciclare le tue scatole vuote. La società farmaceutica, che ti chiede di riciclare le bottigliette di vetro marrone… Usciamo con una borsa di cotone per fare la spesa, invece di comprare ogni volta le buste di plastica. Scegliamo le maschere di tessuto, invece di quelle chirurgice monouso.

 

Ma la vera vergogna del nostro tempo è stato lo spreco alimentare nei paesi industriali mentre nei paesi del Terzo mondo la gente muore di fame… Il record, in tal senso, spetta agli olandesi: 579 chilogrammi di cibo sprecato all’anno per persona. C’e di più. I rifiuti alimentari rappresentano l’8% del totale dei gas serra prodotti dalle attività umane.

 

E nel 2013 nasce il primo ristorante Zero Waste del mondo: a Copenaghen, la capitale della Danimarca, definita come la capitale più green d’Europa. Si chiama Spisehuset Rub&Stub e la sua cucina utilizza gli scarti della grande distribuzione e dell’industria alimentare. I cuochi, i camerieri e tutto il personale sono volontari. Gli introiti vanno ad aiutare la gente in Africa. Un po’ esagerato? No, sostenibile, come il set mestruale Zero Waste realizzato in cotone biologico. Proprio come lo hanno fatto le nostre nonne e disegnato pe un semplice motivo: le medicazioni convenzionali non vengono riciclate, marciscono nelle discariche per almeno 800 anni o vengono incenerite, rilasciando sostanze nocive.

 

Zero Waste sarà il futuro? Come dicono i russi: vivremo, vedremo.

 

 

Commenti

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  1. Avatar
    Anna 7 Ottobre 2020 10:03

    Si chiamava avos’ka questo “sacco”, che si trovava sempre tra le mille cose nelle nostre borse. Non si sa mai, cosa potevano proporre i negozi tardo sovietici, nei tempi del totale deficit? Bisognava essere pronti)

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