OTTONELLI: COSÌ IL FEMMINICIDIO RISCHIA DI DIVENIRE “NORMALITÀ”

Il problema sociale visto dallo scrittore e co-fondatore dell’
“Associazione Difesa Donne: noi ci siamo”

Roberto Ottonelli nasce a Milano nel 1978. Completati gli studi di ragioniere programmatore, lavora come network engineer presso un’azienda di telecomunicazioni. Concluso il servizio civile presso la Lega Tumori di Milano si è reso conto dell’importanza di aiutare persone in difficoltà e da allora si è dedicato a diverse forme di volontariato con minori. Dal 2015 è papà affidatario di un bambino speciale, in tutti i sensi, e nel 2021 ha fondato la “Associazione Difesa Donne: noi ci siamo”, insieme ad alcune famiglie che hanno vissuto la tragedia del femminicidio delle proprie figlie.

Nel 2017 ha esordito con “Il Diavolo dentro”, per Delos Digital. Nel marzo 2021 è uscita la raccolta di racconti “Istinti distruttivi” con Augh! e ha pubblicato il nuovo romanzo “Credi davvero (che sia sincero)” per la Bertoni editore.

Roberto Ottonelli, quali sono, secondo lei, le radici profonde che sviluppano la violenza contro le donne? È un fenomeno contemporaneo o è esistito sempre nella storia della nostra civiltà?

Sono dell’idea che la violenza nei confronti delle donne sia qualcosa di radicato in una mentalità vecchia e retrograda. Sembra che si tratti di un fenomeno recente, ma, forse, se ne parla solo di più. Per fortuna l’attenzione è alta, ma temo che si corra il rischio opposto, cioè di abituarsi e considerare il femminicidio qualcosa di “normale”, che non ci sorprende più. Di base credo che la violenza di genere nasca dalla convinzione che la donna non sia altro che un oggetto di cui disporre, il tristemente noto “Mia o di nessun altro”.

La crisi Covid ha messo in evidenza tantissimi problemi, fra i quali la posizione molto più vulnerabile delle donne nelle economie di tutti i Paesi nel mondo. In più, i lockdown hanno aumentato la violenza domestica. Cosa si può fare per aiutare le donne in questa situazione ancora più complicata?

La questione è molto reale e concreta. Purtroppo è ancora più difficile, per le donne in pericolo che si ritrovano costrette a convivere con il loro carnefice, sporgere denuncia. Speriamo davvero che il miglioramento della crisi sanitaria aiuti soprattutto queste situazioni. Certo è necessario che le istituzioni in primis rendano facilmente accessibili aiuti concreti per mettere al sicuro le ragazze e, in tanti casi, anche i loro figli.

Quali sono gli obiettivi dell’Associazione Difesa Donne: noi ci siamo?

L’associazione è nata per il volere della madre della protagonista del mio libro  “Credi davvero (che sia sincero)” e altre famiglie che hanno vissuto la stessa tragedia. Lo scopo è proprio di condividere da un lato un dolore troppo grande, dall’altro mettere a fattor comune le differenti esperienze per ottenere miglioramenti normativi che aiutino concretamente le potenziali vittime. È previsto, inoltre, un supporto legale e psicologico, oltre a necessarie attività di sensibilizzazione a partire dalle scuole.

I suoi racconti e il suo nuovo libro sono usciti all’inizio di quest’anno e già ci sono tante recensioni. Quali conclusioni ha tratto sull’atteggiamento delle persone nei confronti di questo problema?

Sono stato contattato da tante ragazze, ma anche ragazzi che mi hanno detto di aver maturato, durante la lettura, diverse riflessioni sulla loro esperienza personale, o sui rapporti di coppia, o alcuni episodi che, in qualche modo, hanno sentito riverberare dentro. Sono convinto che sia necessaria proprio una profonda elaborazione dei rapporti di coppia, e mi piace pensare, anche se in piccolissima parte, di dare una mano in questo senso.

Sono connessi aspetti quale la discriminazione delle donne e la violenza? Come vede il futuro?

La violenza, spesso, è rivolta nei confronti di soggetti considerati deboli, incapaci di difendersi. Donne e bambini, in questo senso, appaiono le vittime “privilegiate”. A mio parere non va sottovalutata, oltre alla violenza fisica, quella psicologica, il condizionamento, la manipolazione sistematica. Non vedo un futuro positivo se non cambierà in modo radicale il modo di rapportarsi, se le nuove generazioni non comprenderanno quanto fosse sbagliato il concetto dei nostri nonni di “possesso”.

 

Il libro

 

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