UOMINI E VIRUS

Covid-19, le reazioni scomposte della popolazione e il sensazionalismo dei media
UOMINI E VIRUS

IGIENE PERSONALE – Il lavaggio delle mani è di fondamentale importanza per difendersi dal contagio.
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di PAOLO CORTICELLI

Il semaforo lampeggia il suo giallo monotono. Sulla provinciale, neanche una macchina. Al centro del paese, uno dei tanti dell’hinterland milanese, non nella cosiddetta zona rossa, un manifesto che annuncia il sabato grasso svolazza come una bandiera di carta, scollato in gran parte da un refolo di vento. Nei condominii le luci delle case sono accese. Sono le 21 circa di un giorno infrasettimanale che non è qualsiasi, perché il paesaggio allucinante è il riverbero di quanto accaduto a causa del Covid-19, con il contorno di ordinanze, interventi del mondo scientifico, fondamentali, polemiche politiche, inutili.

Così il nord Italia si trova in un isolamento sancito anche dai rifiuti di molti Paesi stranieri di accogliere turisti provenienti dalle aree ritenute a rischio.

C’è qualcosa di scomposto in questo scenario quasi apocalittico, mentre le cifre dei contagiati e dei morti sono aggiornate costantemente.

Al di là di quanto si sta facendo con grande impegno in ambito scientifico, le ampie, addirittura eccessive, descrizioni del virus, della sua aggressività ma anche dello scarso grado di mortalità, avrebbero dovuto destare, sì, l’attenzione della popolazione, ma non il panico. Gli assalti ai supermercati e alle farmacie hanno ulteriormente aumentato disagio e allarmismo, in un crescendo di inaudita portata. Le raccomandazioni di base, a partire dal lavaggio delle mani, possono essere tranquillamente applicate, mentre l’uso delle mascherine, come sottolinea anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), non serve a nulla per chi non è ammalato.

Walter Ricciardi, componente del comitato esecutivo dell’Oms e consigliere del ministero della salute, sollecita a dare maggior credito ai numeri, e afferma che “su 100 persone malate, 80 guariscono, spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili, il 5% è grave e, in questa percentuale, rientra il 3% di chi muore”.

Scomposta e talvolta strumentale l’azione dei media, soprattutto della carta stampata: “Italia infetta”, “Contagi e morte, il morbo è tra noi”, “Virus, il Nord nella paura” e l’agghiacciante “Il governo agevola la diffusione del virus/Prove tecniche di strage” (Libero, 23 febbraio). L’Ordine dei giornalisti della Lombardia sta intervenendo, come conferma il presidente Alessandro Galimberti. “Ci sono state numerose segnalazioni, molto critiche. Abbiamo investito della cosa il consiglio disciplinare che prenderà provvedimenti. Stiamo pensando, inoltre, di intervenire anche a livello di formazione”. In una dura reprimenda l’Ordine ha sollecitato i giornalisti “al rispetto dei diritti e della dignità delle persone malate, a evitare un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate, a diffondere notizie sanitarie solo se verificate con autorevoli fonti scientifiche”.

Comunque i mass media hanno dato il via a un florilegio di commenti, opinioni, allarmi – così come i martellanti talk show, con tuttologi o presunti tali a sproloquiare ripetendo sempre le stesse frasi insulse – che sui social hanno creano uno tsunami disinformativo e allarmistico con le conseguenze che ben vediamo: assalto ai supermercati, turismo in ginocchio, settori produttivi in difficoltà, e via dicendo. Per non tacere delle foto di esponenti politici con tanto di mascherina (sic!), di strade vuote nelle città, di treni quasi senza passeggeri. Giusto per non farci mancare nulla sotto il profilo dell’autolesionismo.

In ogni caso l’Italia sta intervenendo con modalità e “decisioni risolute ma corrette”, come ha sottolineato la stessa Organizzazione mondiale della sanità. Non è dato sapere se negli altri Paesi europei ci si sia mossi con la stessa determinazione. Ma mentre Donald Trump ha destinato 2,5 miliardi di dollari per gli interventi necessari a tutelare la popolazione, l’Unione europea ha stanziato 220 milioni di euro, come dire circa 7 milioni a Paese. Anche qui c’è un atteggiamento scomposto e ingiustificato di fronte a quella che, al di là di tutto, rimane un’emergenza. In buona sostanza, come scrive Alessandro Plateroti, editorialista del Sole 24 Ore su facebook “l’Europa spende un decimo dell’America per controllare la crisi, rassicurare la gente e, soprattutto, evitare reazioni politiche isteriche, demagogiche o irrazionali contro i Paesi più colpiti dal virus. Se l’Europa pensa di risolvere la crisi virale con 220 milioni di euro, farebbe meglio a dare i soldi in beneficenza agli ospedali”.

E proprio in Europa si segnala un significativo incremento dei casi di contagio, in particolare in Germania e in Francia. In Italia si continua con la linea di massimo rigore, mentre si registrano le prime guarigioni. Sono decine.

Il semaforo all’incrocio della provinciale funziona regolarmente, il traffico scorre senza intoppi. C’è un po’ di gente in giro, i negozi sono aperti. Non c’è più l’assalto al supermercato. Si va alla ricerca di una normalità temporaneamente perduta.

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