PASTICCERIA GATTULLO, NON SOLO PRELIBATEZZE MA ANCHE RICORDI
Il “bar dei milanisti”, secondo una diffusa definizione, è un locale storico anche per l’arredamento ancora originale. Il titolare, Giuseppe Gattullo, ne ripercorre la storia, ricca di aneddoti, personaggi in una Milano che non c’è più
Correva l’anno 1963. Allo stadio di Wembley il 22 maggio di quell’anno il Milan vinceva la Coppa dei Campioni battendo in finale il Benfica per 2 a 1. Era la prima squadra italiana ad aggiudicarsi il prestigioso trofeo.

La dirigenza della squadra rossonera, con il presidente Andrea Rizzoli, decide dove festeggiare la vittoria anche con un’imponente torta: viene scelta così la Pasticceria Gattullo, aperta da due anni da Giuseppe Gattullo. Così il locale diventa “il bar dei milanisti”. “Infatti andò proprio così e anch’io, da sempre, sono tifoso della squadra rossonera”, conferma Giuseppe Gattullo, l’odierno titolare, omonimo del nonno.

“Ma non è stato soltanto il punto di riferimento dei tifosi del ‘diavolo’ ma anche di personaggi dello spettacolo. Siamo negli anni 60, parliamo del Derby, il famoso locale di artisti di cabaret. Una volta finiti gli spettacoli gli artisti venivano qui”. Per esempio? “Cochi e Renato, Teo Teocoli, Nanni Svampa, Diego Abatantuono, Enzo Jannacci…tanto per citarne alcuni. Il locale rimaneva aperto fino alle 2 di notte, pertanto arrivavano per fare uno spuntino. A volte si incontravano con i tifosi del Milan, allora un facoltoso personaggio milanese faceva arrivare da Peck caviale, tartufo, funghi porcini…In cucina si metteva Bruno Pizzul, il noto telecronista, e preparava risotti, spaghetti e via dicendo”.

“Milano era una bella città, con molta gente in giro alla sera, gente più serena, tranquilla, contenta di trascorrere una serata in compagnia. Oggi tutto è cambiato: c’è più nervosismo, fretta e una diffusa maleducazione. È la città degli affari. Gli artisti di un tempo pensavano prima di tutto a divertire e divertirsi. Oggi si pensa soprattutto al denaro”.

Torniamo alla produzione della pasticceria, per la quale il locale è divenuto Bottega storica del Comune di Milano, con gli arredi originali dell’epoca. “Senz’altro il panettone, per il quale cerchiamo sempre l’uvetta della Turchia, la migliore per noi. Poi la sfoglia al mirtillo, nostro prodotto caratteristico, le torte, le brioche, e anche le novità come i muffin, per soddisfare la clientela straniera”. C’è anche la produzione di piatti salati. “Sì. Fu mio padre negli ani 80 a inserire nel menù il panino, con diverse formulazioni. Per esempio, Enzo Jannacci chiedeva sempre il triplo special, ‘creazione’ proprio di mio padre”.
Signor Gattullo, cosa si aspetta ancora per il suo locale? “Che al compimento del 70° anno gli venga riconosciuta la denominazione Locale storico d’Italia, con la cerimonia che si tiene a Roma”.
Mentre salutiamo il titolare e ci allontaniamo i ricordi vanno a quella Milano d’antan, così vivace, creativa, coinvolgente. Non era la “Milano da bere” ma la Milano da assaporare, ricca di umanità e spensieratezza. E di locali come la Pasticceria Gattullo che ne conservano la memoria.

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