Alessandro Russo, dipingere Milano con amore

La città còlta nei suoi molteplici aspetti da uno sguardo attento ai cambiamenti
Alessandro Russo, dipingere Milano con amore

VECCHIA E NUOVA MILANO – Alcune opere (part.) di Alessandro Russo

di PAOLA TADINI

Alessandro Russo mi apre la porta del suo accogliente studio-laboratorio di Milano in un assolato pomeriggio estivo e si è attratti inaspettatamente da un’atmosfera particolare. Avere l’opportunità di essere invitati nella fucina di un grande artista è sempre un’emozione forte. Non ci conosciamo e questo mi provoca una leggera ansia. La tensione fortunatamente si dissolve in fretta appena scendo le scale e mi trovo circondata dagli strumenti di lavoro di un uomo creativo dalla lunga carriera. Mi accomodo su una poltrona morbida dalla quale contemplo quasi ogni angolo dell’ambiente. La reciproca presentazione iniziale lascia subito respiro alle mie domande curiose che lentamente affiorano osservando lo spazio a me circostante, così abituale per il pittore, così inconsueto per me, umile visitatrice.

Non è facile cogliere l’essenza di un lungo operato artistico in un breve pomeriggio, ma Alessandro Russo ha un modo affabile di raccontare e di parlare di sé che permette lentamente di raccogliere dettagli e informazioni sincere e significative. Sarà la sua anima del Sud a prevalere nei suoi modi accoglienti e rispettosi dell’ospite, sarà la sua grande passione che traspare dalle sue parole o entrambe le cose, che la conversazione procede piacevolmente. Egli inizia a parlare: “Ho numerosi e frequenti contatti con giornalisti e critici d’arte che mi cercano e scrivono delle mie opere”, e mi mostra numerosi cataloghi e pubblicazioni che raccolgono le opere che hanno maggior riscontro. Ascolto in silenzio e guardo attentamente i suoi gesti che accompagnano le sue frasi scandite con molta calma.

Tecniche e materiali

Il suo racconto si arricchisce sfogliando le pagine di alcune riviste dove le sue opere sono catalogate minuziosamente. Prosegue e mi spiega: “Ho avuto la grande fortuna di imparare tutte le tecniche pittoriche fondamentali e ho una notevole dimestichezza con numerosi materiali e grazie a questa preparazione così completa, a differenza di giovani artisti attuali che purtroppo hanno una competenza più settoriale o limitata, ho potuto utilizzare tecniche differenti nei miei quadri, anche se una ampia preferenza va per la pittura ad olio”. E aggiunge: “Puntualmente ammonisco i miei allievi, ai quali insegno da tempo all’Accademia di Brera, e li sprono a studiare le basi del disegno e di tutte le tecniche e i materiali possibili. Questo è il trucco per poter sperimentare e osare e continuare a fare ricerca. La ricerca, unita alla perenne curiosità – sottolinea – sono alla base della maggior parte delle mie creazioni”.

Gli chiedo quando ha iniziato ad avere questa vocazione nel cuore e mi spiega, non senza una vena di nostalgia: “Fu un mio caro zio ad avviarmi agli studi artistici nel momento in cui, ancora giovane ragazzino, avevo perso il padre prematuramente. Questo zio mi fece conoscere e frequentare lo studio di un affermato artista dal quale ho avuto la possibilità di imparare in maniera genuina e disinteressata. A poco a poco questo esordio, quasi per caso, si è rivelato essere il mio percorso che per tutto il resto della vita ho portato avanti approfondendolo con gli studi successivi.”

“Ho un grande studio, ancora più bello, a Catanzaro, la mia città natia, alla quale ritorno periodicamente e nella quale ho a lungo operato. Il rapporto con la terra d’origine è sempre vivo e lo mantengo tuttora”.

Il pensiero torna ai cataloghi che mi ha mostrato e allora è giunto il momento di mostrarmi alcune delle sue opere presenti in studio. Le dimensioni sono talvolta notevoli, alcuni quadri hanno grandi telai a sorreggere tele di qualche metro quadrato di estensione. Sono amorevolmente conservate e maneggiate con grande cura e attenzione. Mi mostra più di un’opera dell’ultimo periodo di produzione. Posizionate sul cavalletto con l’adeguata illuminazione si colgono gli elementi decisamente più affascinanti della sua ampia produzione, in particolare la funzione della luce, indispensabile elemento della sua opera a valorizzare solo alcuni elementi della tela, quelli più significativi per l’autore. Il gioco che si crea tra luce e ombra offre degli scorci inusuali, imprevisti, davvero originali. Mi illustra i suoi quadri e mi fa notare: “Il soggetto decisamente prediletto dalle mie pennellate è la città, è Milano, la Milano dei nostri giorni”. Ho un tuffo al cuore, spiego al pittore che sono forse una delle poche milanesi rimaste, sono nata, cresciuta e tuttora vivo in questa meravigliosa città e sono davvero orgogliosa delle mie origini, ma soprattutto onorata che un grande pittore abbia focalizzato l’attenzione proprio su questa metropoli. I suoi tratti sono inconfondibili e chiaramente riconoscibili, con lui scorgo luoghi a me cari e famosi: la Stazione Centrale, il Duomo, il Binario 21, i grattacieli. Il maestro prosegue: “I miei soggetti preferiti sono ambienti e costruzioni che si ritrovano anche sulle riviste patinate della moda e del design, attività che tanto spazio, a torto o a ragione, ormai hanno in questa metropoli.  Spazio rubato ad altri eventi di carattere artistico e culturale che sarebbero degni di maggior riconoscimento, di più ampia valorizzazione”, lamenta l’artista palesando un leggero rammarico. Dietro a certe scelte inevitabilmente si celano tante ragioni, non da ultimo quella economica, commentiamo insieme, consapevoli dell’inarrestabile corso degli eventi.

Cantieri e avanzamento lavori

Alessandro Russo mi spiega, concentrando l’osservazione sui dipinti che mi mostra: “La mia attenzione si è rivolta, dopo un precedente periodo creativo dedicato in particolare a realizzare ritratti di personaggi politici o di altri soggetti in maniera sia caricaturale che umoristica, soprattutto ai paesaggi urbani e alla post industrializzazione e ai cantieri dai quali Milano è stata invasa in questi ultimi anni. Ho visitato innumerevoli cantieri, ho seguito l’avanzamento di lavori ovunque, arrivando fino a farne parte con la mia attrezzatura, per cogliere gli aspetti più reali, più concreti. Li ho trasformati in quadri dove si mescolano i colori, sempre presenti, sempre accesi, talvolta contrastanti”. Ecco allora nascere le serie di monumenti architettonici antichi, primo fra tutti il Duomo, contornato da gru che campeggiano, mai assenti nei suoi quadri, a interrompere una rappresentazione altrimenti scialba e scontata. “Un gesto quasi irriverente e provocatorio, – spiega – a ricordare al grande pubblico quello che c’è dietro ad ogni ruspa, ad ogni demolizione o ad ogni ricostruzione. Una protesta, quasi un grido di dolore, un ammonimento, spesso volti a inutili e pericolose speculazioni del passato e del presente”. Mi confessa: “Sono stato paragonato a Boccioni, probabilmente il degno successore” e nel pronunciare queste parole non nasconde la sua gratificazione per il riconoscimento attribuitogli. Russo sottolinea con decisione: “Dipingo con grande passione da sempre, come il mio animo e la mia inclinazione del momento mi ispirano. Ho avuto grandi soddisfazioni dai miei lavori”.

Manifesta il proprio orgoglio per aver realizzato opere che innanzi tutto piacciono a lui, vogliono esprimere un pensiero, una ribellione, un racconto e insieme una testimonianza del nostro tempo, un tempo permeato da insicurezza, malessere, disagio. Prosegue: “I soggetti scelti celano un valore intrinseco, un significato intimo e profondo, al di là dei dettagli rappresentati. Fabbriche, cantieri, gru, palazzi vogliono dire altro, assurgere a simbolo e sono quelli che prediligo nella produzione più recente per manifestare la mia sensibilità e il mio pensiero”.

Osservo la sequenza di quadri che nel frattempo mi espone sul cavalletto e noto il gioco di linee sempre presenti in ogni sua opera, linee sottili, imprecise, che si intersecano, che si intrecciano, che accompagnano lo sguardo dello spettatore. L’artista mi fa notare: “La maggior parte dei miei quadri più recenti sono disegnati non rispettando esattamente la visione dell’occhio umano, ma bensì avvicinandosi a quella dell’obiettivo della macchina fotografica. Alcuni quadri riprendono spazi urbani dove la rappresentazione sembra quella di un grandangolo, il punto di fuga rimane quasi deformato da angolature inusuali per lo sguardo abituato generalmente a prospettive più classiche. Questa modalità di esecuzione rende le costruzioni urbane ancora più imponenti, la visione diventa quasi meno umana, ma rimane intatto il senso del reale e della concretezza. A valorizzare ulteriormente le costruzioni, i grattacieli in particolar modo, anche se un altro elemento decisivo dei miei quadri sono alcuni dettagli, è la presenza quasi sempre di un cielo inesistente, di un ‘non cielo’ si potrebbe definire”. In effetti confermo che a Milano difficilmente si scorgono porzioni di vero cielo. A Milano il cielo è quasi sempre grigio, d’estate poi la cappa afosa incombe e crea un indefinito spazio dal colore incolore. Alessandro Russo richiama la mia attenzione: “Milano ha anche tanto grigio, i palazzi sono in prevalenza grigi e la mia anima solare di un Sud luminoso e arioso stride con un ambiente urbano così diverso, diametralmente opposto, al quale sono ormai da tempo avvezzo”.

Dal Duomo alla Cina

Torniamo ad osservare i cantieri dei suoi dipinti, la sua città dipinta che vuole dire altro, che interpreta. Il fascino dei lavori in corso, in perenne divenire, ci sovviene la Veneranda Fabbrica del Duomo, il Duomo che l’artista ha dipinto in una serie ininterrotta di quadri, a ricordare, a fermare sulla tela quelle gru, quei cantieri, quei lavori perenni, eterni, utili o forse poi non così indispensabili. Milano quindi diviene una città come tante altre. “In Cina, per esempio, – continua il suo racconto il pittore –  ne esistono alcune di svariati milioni di abitanti, ne ho dipinte alcune, cercando di cogliere l’essenza di questa era post industriale così diffusa sul pianeta e per certi aspetti così uguale nelle diversità”. E di nuovo compaiono le gru, le ruspe, i cantieri immersi in colori quasi inverosimili, ma vivaci e attraenti.

Gli confesso che mi piace l’uso che egli fa del colore bianco, quasi sempre presente nei suoi quadri, ritengo sia una caratteristica speciale, quasi un anelito a voler inserire la luce naturale che nella città è poi così rara, così limitata tra uno squarcio e l’altro, tra un palazzo e l’altro, così sopraffatta dalle innumerevoli luci artificiali che dominano i luoghi, le vie. Rimaniamo per lunghi istanti in silenzio a contemplare le immagini realizzate e l’artista mi lascia osservare ed apprezzare in solitudine.

Una visione del paesaggio, quella del pittore Alessandro Russo, decisamente diversa, innovativa: l’uso particolare del colore che crea atmosfere davvero imprevedibili, il gioco delle linee, mai assenti, a creare geometrie inaspettate e d’effetto. Non mancano parti dove gli elementi raffigurati quasi si dissolvono a creare una rappresentazione innovativa e libera, aperta e ariosa. Alessandro Russo riprende la conversazione: “La città dei miei quadri si rimette in gioco, rinasce rivestita di nuovo, arricchita da innumerevoli moderne costruzioni e desidero cogliere aspetti di una metropoli in continuo divenire, dove la modernità e la tradizione si mescolano inevitabilmente in un percorso inarrestabile”. I quadri dell’artista ergono a simbolo dell’umanità attuale cogliendone gli ambienti e i luoghi dove si svolge la vita contemporanea.

Le opere di Alessandro Russo sono un tributo alla città, nonostante certe provocazioni, come quella di un Duomo coperto da un telo, l’ennesimo telo necessario per l’ennesimo restauro. Egli mi spiega: “Ho realizzato quasi cento quadri in sei anni su Milano, non ci sono altre città italiane paragonabili a Milano”. Mentre parla intuisco la sua intima ammirazione per questa città e la sua nostalgia per la sua d’origine così lontana, così diversa. Mi dice che Catanzaro è tra i due mari, che la sua aria è diversa, la sua luce è immensa.

Forse la luce, i colori, il bianco dei suoi quadri li ha portati dal Sud, dalla sua infanzia, l’età più bella, l’età delle scoperte, delle passioni che Alessandro Russo, artista della contemporaneità, non ha mai abbandonato e che i suoi quadri maestosamente testimoniano, anzi raccontano.

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