L’Italia non passa al semaforo Verde

L’Italia non passa al semaforo Verde

INSEGNAMENTI – Il libro che ha lasciato un messaggio fondamentale per la vita del pianeta.

 

di PAOLO CORTICELLI

C’è qualcosa di inspiegabile e sconcertante nei risultati delle ultime elezioni europee. Mentre in Paesi di notevole importanza – Germania, Francia, Austria, Svezia, Finlandia – il successo dei Verdi è stato palese e vistoso, in Italia il movimento ambientalista raccoglie solo il 2%.

Nel nuovo parlamento dell’Unione europea i Verdi portano ben 69 rappresentanti, il 32,7% in più rispetto alla precedente composizione dell’assemblea, mentre l’Italia manifesta un’indifferenza verso aspetti e problemi della quotidianità che ci toccano da vicino. O dobbiamo sentir parlare di necessità di interventi radicali, a tutela dell’ambiente, solo quando trombe d’aria, piogge torrenziali, nevicate fuori stagione, grandinate devastanti si abbattono sulla penisola? Ecco, se ne parla, ma poi?

La sostenibilità, perché questo è il nodo centrale, prima di tutto è un percorso culturale che richiede un processo informativo accurato, dovizioso, costante.

La sostenibilità pone al centro della propria analisi l’uomo, poiché questo è il soggetto che deve essere rispettato, nel lavoro, nello studio, nella vita, per dirla in una parola.

Così l’uomo impara, o dovrebbe imparare, a rispettare, a prendersi cura dell’ambiente. In Italia c’è un soggetto che si preoccupa dal 2003, anno della nascita, di “studiare, definire, promuovere e diffondere strategie d’impresa rispettose del vincolo di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica), favorendo l’incontro tra università, impresa, società civile, attraverso networking, progettualità e formazione/ricerca”, come si legge nella mission: si tratta di Plef (Planet life economy foundation, www.plef.org) l’associazione che ha sede a Milano, fondata da Paolo Ricotti, già manager di aziende di alto profilo, oggi è presieduta da Emanuele Plata, anch’egli ex dirigente di società di considerevole importanza. Fa parte del Consiglio nazionale della green economy e dell’Asvis, alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile.

Ma facciamo anche un passo indietro di qualche decennio, risaliamo al mese di maggio del 1972 quando Mondadori – Biblioteca Est – pubblicò un libro che dovrebbe essere ben presente nelle scuole, dalle medie agli istituti di secondo grado: “I limiti dello sviluppo”, ovvero, come si legge nel sottotitolo, “Rapporto dl System dynamics group Massachusetts institute of technology (Mit) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell’umanità”.  Ma cos’è il Club di Roma? Fondato nel 1968 da Aurelio Peccei, dirigente d’impresa nato nel 1908 a Torino dove morì nel 1984, insieme a David Rockefeller e Alexander King. Quali le principali idee fondanti? Come ricorda in un articolo Vice.com, “considerare le singole crisi come sintomi di una crisi globale, prendersi cura del pianeta Terra prescindendo dagli interessi politici contingenti, pensare al futuro con una visione unitaria”.

Il libro fu un successo mondiale, tradotto in diverse lingue e ciò che colpisce maggiormente in quella ricerca è l’analisi statistico-matematica per dimostrare come il pianeta abbia palesi condizionamenti nella crescita produttiva (l’immagine di copertina, vedi foto, dice tutto). E come sia necessario modificare modelli di crescita, stili di vita, indirizzi culturali: “Il guasto infatti è profondo – scriveva Peccei nella prefazione – alle radici medesime del nostro tipo di civiltà. Ricerche più avanzate, autocritiche genuine, meditazioni più penetranti saranno necessarie. Se avremo la forza morale per intraprenderle, non solo potremo sperare di correggere il corso degli eventi per evitare il peggio che già si profila in un non lontano futuro, ma potremo forse gettare le basi di una nuova grande avventura dell’uomo, la prima a dimensioni planetarie, quali le sue conoscenze e i suoi mezzi tecnico scientifici oggidì non solo permettono, ma ormai impongono”.

A queste considerazioni di Peccei si aggiunsero quelle dell’allora vicedirettore generale dell’Unesco per le scienze Adriano Buzzati Traverso: “I limiti dello sviluppo verrà probabilmente citato negli anni a venire come il punto di partenza di un profondo riesame dei valor che hanno retto le società occidentali in questi ultimi due secoli. In un certo senso questo studio promosso dal Club di Roma può venir paragonato al movimento degli enciclopedisti francesi che schiuse l’era moderna”.

Il Club di Roma, che ha celebrato lo scorso anno i 50 anni dalla nascita, continua la propria attività. Plef è un’altra realtà ricca di informazioni, studi, ricerche. Ma prevale, soprattutto nel nostro Paese, un atteggiamento che oscilla fra l’ignavia e l’indifferenza. E il voto alle europee riverbera questo disinteresse. Eppure vi sono progetti in itinere, sono stati stanziati miliardi di euro, sono stati siglati accordi, anche in ambito internazionale, per realizzare interventi che possono rivelarsi risolutivi per la tutela dell’ambiente. Ma tutto è fermo…

Così oggi assistiamo alle immagini di esultanza dei vincitori, con crocifissi baciati e rosari esibiti, richieste reiterate di blocco navale contro i migranti – il blocco navale, se attuato, di fatto è una dichiarazione di guerra contro un altro stato -, sovranismi in ambito Ue, un ossimoro che insulta l’intelligenza di chi vuole soffermarsi a riflettere, incertezze e divisioni, fatali anche di recente, non del tutto risolte…

Il tutto mentre i dilemmi dell’umanità, dell’Italia, rimangono ancora in gran parte irrisolti.

 

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