L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA MA VENDE ARMI A CHI LA FA

di MATTIA RIGODANZA

 

Non capisco. L’Italia è un Paese che ripudia la guerra – articolo 11 della Costituzione –  ma finanzia il tandem Leonardo-Finmeccanica col quale si piazza tra i primi cinque esportatori di armi al mondo. Vende, tra gli altri, a Stati più o meno implicati in vari  conflitti (Quatar, Arabia Saudita, Ciad, Mauritania, Egitto, Turchia), e contravviene con splendida nonchalance alla legge 185 del 1990 con cui l’Onu vieta l’esportazione e il transito di materiali di armamento verso Paesi in stato di conflitto armato.

L’Italia ripudia la guerra, ma ogni Presidente del Consiglio non perde occasione per sottolineare l’importanza di rimanere in un’alleanza atlantica che ormai è solo un retaggio di un tempo che fu, che confonde offesa con difesa e che ammette al suo interno potenze imperialiste come il sultanato turco di Recep Tayyip Erdogan, che a sua volta non perde occasione per dimostrare al mondo che il suo è il secondo esercito più potente della Nato e lo fa a discapito di minoranze etniche che hanno la sola colpa di chiedere il riconoscimento di un’identità sociale, culturale, nazionale.

L’Italia è quel Paese che ripudia la guerra, ma guai a chiudere le basi militari americane che occupano il nostro territorio perché “altrimenti chi ci paga l’affitto ad Aviano o a Sigonella?”. Che poi qualcuno mi deve spiegare che senso ha ridurre l’esercito italiano, che in passato al massimo poteva competere con quello ivoriano, ad una formalità istituzionale se poi ne ospitiamo un altro che puzza di hamburger e budweiser.

 

L’Italia che ripudia la guerra è la stessa che, oltre a finanziare politiche di esternalizzazione delle frontiere creando hotspot automatizzati e punti di controllo armati in posti come il Niger o il Sudan, promuove nuovi aumenti delle spese militari, circa 800 milioni per l’acquisto di droni da inserirsi in un piano di spesa militare da 10 miliardi di euro in quindici anni rubati alle infrastrutture, alla mobilità, ai cittadini, tramite una Commissione Speciale che dovrebbe occuparsi delle attività di governo in attesa che i nostri onorevoli la smettano di pavoneggiarsi al Vinitaly o al Fuorisalone e inizino a lavorare per davvero. M5S, PD, Lega: hanno tutti votato a favore, e alcuni si sono anche permessi di dire che i droni possono essere destinati a molteplici utilizzi che non hanno a che fare con la guerra come se noi non sapessimo che questi aggeggi sono muniti di tecnologie atte allo spionaggio, all’individuazione di obiettivi sensibili, al trasporto di armamenti e alla calibratura missilistica. Qualcuno mi spieghi tutto questo perché è evidente che qualcosa mi sta sfuggendo. Oppure no.

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