NON C’E INNOVAZIONE SENZA DISCIPLINA

NON C’E INNOVAZIONE SENZA DISCIPLINA

di PAOLO GILA

L’innovazione tecnologica non è solo la trasformazione di un modello produttivo da meccanico-manuale a digitale, è anche un passo evolutivo dal punto di vista antropologico e culturale.

Come tale, l’influenza dell’avanzamento tecnologico sarà sociale, educativa e formativa. Secondo gli esperti, nei prossimi anni si affermeranno queste quattro aree tecnologiche: nanotecnologie, biotecnologie, information technology e neuroscienze (con tutte le implicazioni conseguenti, anche nel campo dell’intelligenza artificiale). Aziende, scuole, centri di ricerca dovranno essere innervate da queste nuove conoscenze disciplinari, pena la fuoriuscita di paesi, popolazioni – e imprese – dalla dinamica economica che si farà sempre più internazionale e sempre più basata sulle “intelligenze”.

Per queste ragioni non è sufficiente acquistare quattro macchine logiche per far funzionare le Pmi: occorre che ai piani più alti del management d’impresa si lavori, già da oggi, al fine di fortificare uno scambio relazionale tra le discipline che vengono richieste per far funzionare bene le attività. In passato questa area di idee e metodi si chiamava “knowledge management” e ha visto le università statunitensi di Stanford e di Boston al centro del sistema diffusore di valori.

Oggi è ancora così? In parte. Perché la Cina ha avviato un programma formativo nei prossimi 10 anni per potenziare dieci aree tecnologiche strategiche dove Pechino punta ad avere il primato.

Nello scontro sul 5G tra Stati Uniti e Cina si sta infatti consumando una battaglia per la conquista del mondo attraverso il dominio della tecnologia. Che fine potrà fare il tessuto delle nostre PMI se non si armerà della capacità di integrare le discipline, di armonizzare i dialoghi tra diversi punti di vista e di potenziare le conoscenze tecnologiche? Senza piani formativi, che siano insieme conoscitivi e manageriali, i rischi potrebbero essere evidenti. Nel futuro non sarà consentito non essere “intelligenti”. Il monito vale per le imprese, le scuole, ma anche per la politica. Ed è qui che si incontrano le più grandi difficoltà, perché senza una classe dirigente consapevole dei tempi in cui viviamo le criticità non potranno che aumentare.

 

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