Previsioni finanziarie, il rischio dell’errore

Analisi, report, stime: lo sbaglio può avere conseguenze catastrofiche
Previsioni finanziarie, il rischio dell’errore

di ALESSANDRA RITROVATO

La correttezza dell’informazione finanziaria rischia di essere contagiata non solo dalle Fake News, ma anche dalle Fake Forecasts, termine con cui si indicano le previsioni sbagliate in cui cadono talvolta analisti e centri di ricerca che, con le loro rappresentazioni della realtà, in alcuni casi fuorvianti, possono indurre comportamenti obliqui nel pubblico, con pesanti ricadute per l’intera società. Quanto sono volute e impostate queste influenze? Ci sono solo errori di valutazione o c’è in ultima istanza la precisa volontà di condizionare le scelte degli investitori? E, in definitiva, c’è qualche rimedio da adottare per evitare tutti questi pericoli?

Se ne è discusso di recente durante un convegno all’Università di economia a Bologna, dove sono stati presi in esame diversi casi grazie al contributo del Centro Studi di Consultinvest Sgr. Ha aperto le riflessioni Massimiliano Marzo, docente di economia politica al dipartimento di scienze aziendali dell’ateneo felsineo, secondo cui “le previsioni in economia derivano dall’applicazione di modelli matematici e questi sono spesso legati a concatenazioni causali e deterministiche, ma l’esperienza della complessità che si è registrata soprattutto negli ultimi anni, dimostra che la teoria deve aprirsi a nuovi stimoli, provenienti anche da altre discipline”. Lo testimoniano premi Nobel come Daniel Kahneman e Vernon Smith che per le loro interpretazioni dei fatti economici hanno fatto ricorso alla psicologia o come Robert Aumann che ha attinto alla tecnologia e alla teoria dei giochi per spiegare la competizione su scala mondiale.

In economia e in finanza le notizie e le previsioni hanno pari forza e dignità, sono in grado di muovere gli animi, stimolare decisioni, impostare valutazioni future. Si pensi ad esempio a quanto una stima previsionale sulla crescita del Pil da parte di un governo può giustificare l’innalzamento o l’abbassamento di una voce di spesa nel bilancio pubblico. “Nella crisi finanziaria del 2008 che ha portato alla bancarotta della Lehman Brothers – ha messo in evidenza Paolo Gila, giornalista e scrittore – deve essere adeguatamente stimato il ruolo dei report di banche d’affari che prevedevano una tenuta, se non addirittura una crescita, del valore degli immobili su cui erano appoggiati i mutui sub-prime”. Una previsione sbagliata, che prima indusse molti cittadini a sottoscrivere mutui nell’aspettativa di vedere una crescita costante del proprio patrimonio, salvo poi innescare una spirale di vendite non appena il corso dei prezzi delle case cominciò a mostrare le prime crepe.

Il pubblico generalmente si fida delle notizie dei giornali e delle previsioni comunicate dalle istituzioni. Secondo un dettagliato report del Centro Studi di Consultinvest Sgr presentato all’uditorio di studenti e operatori, occorre fare tesoro dalle esperienze trascorse per cercare di districarsi nella giungla delle notizie e dei dati. Diversi gli esempi citati nella ricerca. Il 29 agosto del 2015 diverse testate pubblicarono la notizia/previsione di una possibile recessione in Brasile, con un pesante rischio di contagio ai paesi vicini. I corsi azionari reagirono nel breve con un ribasso ma da allora si ripresero di quasi il 40%. Analogo comportamento si registrò nello stesso periodo per l’economia cinese, con giornali molto qualificati che presagirono l’imminenza di un brusco crollo del Pil. Anche se il ciclo espansivo dell’economia da allora è rallentato, i corsi azionari cinesi hanno reagito prima con le vendite ma poi si sono ricollocati su livelli superiori ai giorni della diffusione delle previsioni, dimostrando un apprezzamento di oltre il 30%. Per non parlare del petrolio. Un report di Goldman Sachs lanciò l’allarme nel 2015 indicando che il prezzo del greggio – allora a 30 dollari il barile – sarebbe sceso sotto i 20 dollari: da allora invece la crescita è stata costante, come è sotto gli occhi di tutti ai giorni nostri. I casi e gli esempi – ha evidenziato il report di Consultinvest Sgr – potrebbero proseguire anche per periodi più recenti, con episodi come la Brexit e l’elezione di Trump negli Stati Uniti, con i mercati contrarian rispetto alle indicazioni di numerosi analisti e centri di ricerca.

Resta il dilemma di fondo: cui prodest la diffusione di queste valutazioni? Chi hanno avvantaggiato e chi hanno invece colpito le fake forecasts? Non è dato saperlo perché è difficile, se non arduo, comprendere quanta buona fede o cattiva fede ci sia nell’animo di chi ha diffuso e diffonde certe valutazioni.

Ma se le notizie devono e possono essere verificate alla fonte, come è possibile agire nei confronti delle previsioni? C’è qualche criterio per radiografare le stime sul futuro che spesso vengono propalate come vangelo? “Come in ogni campo della conoscenza – ha messo in evidenza Francesco Priore, docente di marketing e finanza al Master delle Gestioni Patrimoniali nell’accademia bolognese – dovrebbero valere l’adozione del dubbio metodico, la difesa del principio di realtà e il criterio logico di verità”. Lo studio e le competenze valgono più dei social network che rimandano – moltiplicandole e distorcendole – notizie e previsioni. “Occorre anche valutare e quantificare a priore i rischi connessi a ogni potenziale scelta economica – ha concluso Massimiliano Marzo – in modo che accanto alla identificazione delle opportunità ci sia anche il debito contraltare”. E così una sana riflessione critica, con gli strumenti adeguati – e senza improvvisazione e soprattutto senza fiducia cieca – è la migliore guida per valutare degnamente i numeri e le loro direzioni.

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