Bitcoin: il manto del virtuale sul reale

Dopo la “smaterializzazione” della banca, del lavoro, dello studio, ora tocca alle valute. Bitcoin a quotazioni record. Ma c’è il rischio bolla speculativa

Con il Bitcoin che è arrivato a quotazioni record (11 mila e 700 dollari lo scorso 5 dicembre) ci si deve interrogare. Il fenomeno è insieme speculativo e epocale. In un’epoca dove tutto sta migrando verso il mondo digitale sganciato dalle istituzioni tradizionali – il lavoro, la conoscenza, il divertimento, le relazioni – perché non dovrebbe esistere una moneta altrettanto digitale? Le piattaforme tecnologiche ci consentono di progettare, intermediare, stampare, fatturare, investire: perché non dovrebbero darci la possibilità di usare mezzi di scambio accettati da tutti, come ad esempio il Bitcoin?

Siamo in sostanza arrivati a un punto chiave. Si stanno dematerializzando la contabilità, la banca, il lavoro, lo studio. E ora il passaggio tocca anche le valute. Ma il cambiamento verso la moneta “algoritmica” comporta una rivoluzione che non è solo nei comportamenti e nelle relazioni, influisce sulla struttura gerarchica della società. Le monete classiche, che sono fiduciarie, dipendono dalle reti delle banche centrali, che sono a loro volta in relazione con organismi di controllo e di vigilanza sui mercati, sulle banche e sulle assicurazioni. C’è un “corpus iuris” di riferimento dal quale dipende l’assetto della società.

A chi riferisce il mondo delle criptovalute? C’è un pagatore di ultima istanza che ha la responsabilità di garantire le transazioni, i pagamenti, gli investimenti e la tesaurizzazione dei Bitcoin e di tutte le altre forme di digital money? La questione tocca tutti, le istituzioni come i cittadini. Intanto si assiste a una serie di brusche accelerazioni al rialzo del valore di Bitcoin. Non ci si illuda, come tutte le bolle speculative prima o poi scoppierà e tanti dovranno leccarsi le ferite. Ma il fenomeno continuerà, perché ha in sé delle ragioni e dei contenuti che nessun governo potrà mai fermare. La moneta è sempre funzionale al sistema economico di riferimento è non è immune all’innovazione tecnologica. Questa è la novità di cui tenere conto, che lo si voglia o no.

Cos’è il Bitcoin
Secondo quanto si legge su Wikipedia, Bitcoin (simbolo: ₿; codice: BTC o XBT) è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet a fine 2008. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati, il valore è determinato dalla leva domanda e offerta: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin.[4] La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi elettronici quali smartphone, sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all’immissione di nuova moneta.

Bitcoin è una delle prime implementazioni di un concetto definito come criptovaluta, descritto per la prima volta nel 1998da Wei Dai.

Potete scaricare gratuitamente il report da questo link.

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