SLASHEUR: LA NUOVA TENDENZA
DEL LAVORO INTRAPRENDENTE

I francesi primi a definire l’identità professionale in più attività, soprattutto con l’uscita del libro di Mariel Barbe, dedicato proprio a questo poliedrico lavoratore

Non mettere tutte le uova in un solo cesto, dice l’espressione anglosassone. Questa vecchia regola ha sintetizzato il significato della diversificazione: non puntare tutti i propri soldi su un solo strumento finanziario, o una sola attività aziendale, un servizio, un prodotto. Oggi sembra che molti freelance e piccoli imprenditori la seguano, non solo per superare i momenti di difficoltà di mercato, ma anche per essere liberi, per imparare, per trovare più lati della propria personalità.

Il nome della nuova identità professionale deriva dal simbolo barra (/) in inglese: slash. Troviamo la descrizione anche in Wikipedia francese: “Uno slasheur (a volte indicato come “coltellino svizzero”) è una persona che esercita più di una professione contemporaneamente”. Se guardiamo bene, troveremo molti slasheur su Linkedin: le persone che elencano le loro attività separati da uno slash.

Perché gli slasheur svolgono mestieri e attività diversi e non riescono a descriversi con una professione sola. Per questo a loro servono gli slash: giornalista/ scrittore/ editore/ consulente di comunicazione. Alcuni di loro hanno una/propria azienda/ aziende. Altri sono liberi professionisti. Alcuni sono giovani, altri hanno una certa età, con esperienza. Ma molti hanno trasformato una sua passione in lavoro, speso dopo un fallimento o licenziamento. Affiancata, ovviamente, da altre attività.

Il portale svizzero sull’economia e le risorse umane GenevaBusinessNews scrive, che gli slasheur in Francia sono quasi 5 milioni.

Nell suo libro, il primo dedicato all’argomento, Marielle Barbe, essendo lei stessa una slasheuse (femminile in francese), scrive: “È sbagliato pensare che chi svolge più attività contemporaneamente sia rimasto ancorato a una dimensione di immaturità professionale, di instabilità e di inaffidabilità perché questo diverrà il modo di lavorare prevalente in futuro, una risposta alla crisi del lavoro ed entro il 2030 il nuovo modello professionale.”

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