CONFINDUSTRIA BULGARIA NEL NUOVO SCENARIO EUROPEO
Dalla fine del 2025, Nunziante Coraggio è il nuovo Presidente di Confindustria Bulgaria: una nomina che si inserisce in una fase di profonde trasformazioni economiche, industriali e geopolitiche per il Paese e per l’intera Europa.
In un momento storico segnato da cambiamenti rapidi e complessi, Confindustria Bulgaria apre una nuova fase del proprio percorso associativo sotto la guida di Nunziante Coraggio, che ha assunto la Presidenza alla fine del 2025. La sua nomina arriva in un contesto in cui la Bulgaria rafforza il proprio profilo strategico come ponte tra Europa, Balcani e mercati internazionali, offrendo nuove opportunità alle imprese italiane.
Presidente Coraggio, quali sono le sue priorità per il primo anno del suo mandato?
Assumere la guida di Confindustria Bulgaria nell’attuale periodo storico che tutti noi stiamo vivendo è una grande sfida. Siamo in una fase in cui le dinamiche globali stanno ridefinendo il ruolo strategico dell’Europa dell’Est e della Bulgaria in particolare. Il momento è di grave complessità, la quale ci porta inevitabilmente ad affrontare con trasformazioni economiche e geopolitiche che ci toccano da vicino. I conflitti accesisi negli ultimi tempi, la sicurezza energetica, la crisi della globalizzazione, l’ascesa dell’intelligenza artificiale, la transizione verde e digitale, sono tutte tessere del grande puzzle che è il mondo d’oggi e nel quale il nostro sistema produttivo deve confrontarsi e crescere.
In Bulgaria, la trasformazione maggiore l’abbiamo vista con l’entrata del Paese nell’Eurozona, un evento storico che segna un traguardo politico ed economico che corona anni di impegno, riforme e determinazione collettiva. Con l’Euro la Bulgaria entra a far parte di una delle unioni monetarie più importanti e forti del mondo con benefici per le imprese nell’attrazione degli investimenti e nel commercio internazionale.
In questo contesto, le mie priorità possono essere riassunte in quattro pilastri:
- Formazione e sviluppo associativo: le attuali sfide globali devono essere affrontate dalle imprese passando per le persone che le guidano e per fa ciò prevediamo programmi annuali di formazione, seminari ed eventi dedicati a imprenditori, manager e personale. Questi saranno momenti formativi su temi quali sostenibilità, digitalizzazione, internazionalizzazione e tanti altri, per fornire ai nostri Associati gli strumenti migliori per la gestione e la creazione di valore nelle proprie aziende.
- Network istituzionale: crediamo che il dialogo costante con il governo, i decisori politici e le altre rappresentanze imprenditoriali sia la chiave per aprire nuove porte. La nostra missione non è solo fare pubbliche relazioni, ma assicurarci che le imprese italiane abbiano accesso a risorse reali e corridoi preferenziali per i loro investimenti. Vogliamo trasformare ogni incontro istituzionale in un vantaggio competitivo e in un’opportunità di business tangibile per i nostri Associati.
- Sostenibilità ed economia circolare: oggi i criteri ESG non rappresentano più un semplice bollino di qualità, ma una vera e propria moneta di scambio sui mercati globali. Supportare le aziende nell’adozione di modelli ambientali e sociali responsabili significa renderle più forti. Attraverso iniziative concrete e workshop operativi, aiuteremo i nostri imprenditori a migliorare la propria reputazione internazionale e ad accedere con più facilità a capitali e finanziamenti agevolati dedicati alla transizione green.
- Finanza, credito e reti di impresa: cercheremo di supportare gli imprenditori nel dialogo con il sistema bancario nell’ottica di agevolare e guidare verso strumenti di credito efficaci per i loro progetti. Parallelamente, spingeremo molto sull’aggregazione: in un mercato globale così frammentato, fare rete tra aziende non è più solo una scelta lungimirante, ma una leva indispensabile per competere ad armi pari e vincere le sfide internazionali.

Cosa la sorprende oggi della Bulgaria rispetto a quando ha iniziato a lavorarci?
Quello che mi sorprende maggiormente è la velocità e la profondità del cambiamento che la Bulgaria ha vissuto negli ultimi anni, specialmente dopo l’adesione all’Unione Europea. Oggi il Paese appare molto più dinamico, aperto e integrato nel contesto europeo e internazionale. Inoltre, non potevo immaginare come la Bulgaria, da “destinazione per l’efficienza dei costi” sarebbe potuta diventare “laboratorio europeo di innovazione”. Se si guarda indietro, la percezione era quella di un Paese di puro supporto manifatturiero. Oggi, invece, la realtà ci restituisce un ecosistema vibrante e sofisticato.
Mi sorprende la qualità della preparazione dei giovani professionisti locali e la loro capacità di creare soluzioni che competono globalmente, dai servizi IT avanzati fino alla componentistica di precisione per settori come l’automotive e l’aerospazio. Non è più solo un Paese che esegue, ma un Paese che progetta.
In secondo luogo, la resilienza del tessuto imprenditoriale. In un’epoca di crisi globali, la Bulgaria ha dimostrato una flessibilità e una capacità di adattamento fuori dal comune. Mentre le economie più mature faticano a rinnovarsi, qui vedo una velocità di risposta alle sfide della transizione energetica e digitale che è quasi senza eguali nella regione.
Infine, mi colpisce il profondo cambiamento di mentalità: c’è una nuova generazione di manager e imprenditori che guarda all’Europa non più come a un traguardo da raggiungere, ma come a una casa comune in cui essere protagonisti. Questa consapevolezza ha trasformato la Bulgaria da una periferia produttiva a un centro decisionale e creativo nel cuore dei Balcani.
In un contesto internazionale instabile, la Bulgaria può rafforzare il proprio ruolo come hub produttivo europeo?
Come ho già accennato poc’anzi, il contesto internazionale è attualmente dominato da una grave instabilità e incertezza, le quali si riflettono inevitabilmente sia a livello politico-economico che a livello imprenditoriale e di business. In questa situazione di riscrittura delle regole del commercio e dell’economia mondiale, la Bulgaria può e deve giocare un ruolo di protagonista come centro non solo di produzione europeo, ma anche e soprattutto di innovazione.
La globalizzazione come eravamo abituati a conoscerla era la delocalizzazione verso Paesi nei quali si poteva abbattere significativamente i costi di manodopera e produzione. Ecco, nel mondo d’oggi il paradigma è completamente cambiato: la globalizzazione attuale è quella del nearshoring o del friendshoring che offre alle aziende sia la vicinanza che la sicurezza delle catene di approvvigionamento e delle filiere produttive.
La Bulgaria ha tutte le carte in regola per consolidarsi come hub produttivo e innovativo di riferimento in Europa, non solo per i tradizionali vantaggi come la competitività fiscale dell’aliquota al 10% e il costo del lavoro, ma per una serie di fattori ancora più interessanti per le imprese. In primis, in un panorama geopolitico complesso e instabile, l’appartenenza alla Comunità Europea e all’Eurozona permette al Paese di godere di un’affidabilità maggiore per gli investitori e le aziende. Inoltre, la Bulgaria non è solo parte dell’Europa, ma è soprattutto un Paese geograficamente strategico. Esso è porta verso i Balcani, la Turchia e il Medio Oriente, diventando quindi essenziale per la resilienza delle catene di approvvigionamento europee.
Ancora più importante, però, è la metamorfosi profonda che la Bulgaria sta vivendo negli ultimi anni. Il Paese non è più solo meta di manifattura di base, ma ha sviluppato in sé un nuovo ecosistema innovativo composto da start-up e aziende del settore IT, software e data center, AI e digital solutions che hanno posizionato la Bulgaria sulla mappa dei Paesi più in crescita nel settore. A questo si aggiunge lo sviluppo sempre maggiore verso settori come l’automotive, la componentistica avanzata e l’energia rinnovabile, i quali stanno rimodulando l’economia del Paese.
Tuttavia, questo enorme potenziale non è qualcosa di automatico. Per consolidarsi come centro produttivo e innovativo, la Bulgaria deve affrontare sfide e criticità strutturali, tra le quali l’instabilità politica, che preclude piani e strategie di investimento di lungo periodo necessarie per la crescita del Paese e del business e la carenza della manodopera, specialmente qualificata, che crea problematiche nelle filiere produttive nazionali e porta ad una minore competitività delle imprese bulgare rispetto alle loro concorrenti europee.
Commenti