Foto: Ambasciata d'Italia a Sofia

IL PALAZZO DELL’AMBASCIATA D’ITALIA A SOFIA

Storia, diplomazia e amicizia tra Italia e Bulgaria

In questo articolo raccontiamo la storia della residenza diplomatica degli ambasciatori italiani a Sofia, che dal 1925 è testimone e parte attiva delle relazioni tra l’Italia e la Bulgaria. La fonte principale è il volume L’Ambasciata d’Italia a Sofia, pubblicato nel 2006 dall’Ambasciata d’Italia a Sofia, con testi di Stefano Bianchi e fotografie di Ivo Hadjimishev, gentilmente messo a disposizione dall’Ambasciata.

Il palazzo è tra i primi e più significativi edifici che, all’indomani dell’indipendenza della Bulgaria, contribuirono a conferire prestigio e bellezza alla nuova capitale, Sofia. La sua storia si intreccia non solo con quella della Bulgaria e dei suoi rapporti con l’Italia, ma anche con le più ampie vicende dell’Europa.

Nel cuore della capitale bulgara

La Residenza e la Cancelleria dell’Ambasciata d’Italia si trovano in una delle aree più prestigiose di Sofia, vicino alla Cattedrale di Sant’Alexander Nevskij, al Parlamento, all’ex Palazzo Reale e ai principali edifici storici della città. La Residenza affaccia su Boulevard Tzar Osvoboditel, una delle vie più eleganti della capitale, famosa anche per le pavimentazioni a mattoncini gialli donate nel 1907 dall’Imperatore d’Austria-Ungheria Francesco Giuseppe.

Sul retro, la Cancelleria si affaccia su via Shipka, di fronte al Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara. A pochi passi sorgono alcuni luoghi centrali della memoria nazionale, tra cui la prigione in cui gli Ottomani detennero l’eroe nazionale bulgaro Vasil Levski prima della sua impiccagione, avvenuta nel 1873.

Una casa privata diventata diplomazia

La storia dell’edificio comincia nel 1881, quando Josef Franz Adalbert von Biegeleben arrivò a Sofia come agente diplomatico austro-ungarico. In una capitale ancora priva di sedi diplomatiche adeguate, Biegeleben decise di costruire una residenza a proprie spese, su un terreno ottenuto grazie ai buoni rapporti con il principe Alessandro Battenberg. Il progetto fu affidato all’architetto austriaco Peter Paul Brang. I lavori iniziarono nel 1882 e l’edificio fu inaugurato nell’inverno del 1883. Nato come casa privata, il palazzo divenne presto sede della presenza austro-ungarica a Sofia, prima in affitto al Ministero degli Esteri di Vienna e poi, dal 1907, di proprietà dell’Austria-Ungheria.

Il palazzo dell’Ambasciata d’Italia a Sofia, una delle sedi diplomatiche storiche della capitale bulgara, conserva ambienti eleganti e armoniosi, testimonianza della sua lunga funzione di luogo di rappresentanza, dialogo e accoglienza.
Il palazzo dell’Ambasciata d’Italia a Sofia, una delle sedi diplomatiche storiche della capitale bulgara, conserva ambienti eleganti e armoniosi, testimonianza della sua lunga funzione di luogo di rappresentanza, dialogo e accoglienza..

Tra il 1908 e il 1909 il complesso fu ampliato sotto la direzione dell’architetto Ludwig Richter. Dotato di elettricità, telefono, telegrafo e riscaldamento centrale, divenne una sede moderna e prestigiosa. Nel 1909 la rappresentanza austro-ungarica fu elevata al rango di Legazione. Negli stessi anni, accanto al complesso, sorse la Legazione italiana progettata da Enrico Bovio in stile neoclassico veneziano.

Quando i palazzi cambiarono bandiera

La Prima guerra mondiale cambiò il destino dell’edificio. Dopo l’Armistizio di Prilep del 1918 e il ritiro delle legazioni degli Imperi Centrali, l’ex sede austro-ungarica fu occupata dall’Italia per le esigenze della Missione militare e della rappresentanza diplomatica.

La situazione fu poi regolata attraverso accordi immobiliari tra Italia, Austria e Ungheria. Il passaggio decisivo avvenne nel 1925: l’Italia mantenne l’ex sede austro-ungarica, mentre l’Austria ricevette una parte dell’edificio costruito originariamente per la Legazione italiana. Ancora oggi la storia dei due palazzi resta quindi intrecciata: la Residenza italiana conserva la memoria dell’antica diplomazia austro-ungarica, mentre l’edificio austriaco è legato alla precedente presenza italiana.

Tra il 1944 e il 1947 il palazzo fu sede del Comandante sovietico della città e nelle cantine furono ricavate celle per prigionieri. In seguito tornò all’Italia e riprese la sua funzione diplomatica. Rimase nella memoria anche una porta interna che collegava le Ambasciate d’Italia e d’Austria, chiamata familiarmente “il piccolo Brennero”.

Architettura e interni: la diplomazia come accoglienza

Il complesso si sviluppa su circa 3.120 metri quadrati e comprende Residenza, Cancelleria, corte interna e giardino alberato. La facciata principale è sobria ed elegante, mentre all’interno il grande atrio conduce allo scenografico scalone centrale a spirale, con ringhiera in ferro e ottone e una sottile colonna in marmo corinzia.

Lo scenografico scalone centrale della Residenza, con le bandiere italiana ed europea.

Al primo piano si trovano gli ambienti di rappresentanza: il salotto verde, il salotto dorato, la grande sala per ricevimenti e la sala da pranzo, capace di accogliere fino a trenta ospiti. Gli arredi – mobili veneziani, specchiere neoclassiche, lampadari di Murano, maioliche, argenti e un pianoforte gran coda – rafforzano il carattere italiano della Residenza. Restano anche memorie austro-ungariche, come due piccoli cannoni in bronzo usati per le salve imperiali.

Uno degli eleganti saloni della Residenza, arredato con mobili d’epoca, dipinti e lampadari di cristallo.
Uno degli eleganti saloni della Residenza, arredato con mobili d’epoca, dipinti e lampadari di cristallo.

La terrazza-veranda, affacciata verso la chiesa russa di San Nicola e il Circolo Militare, e il giardino con prati, siepi, cipressi, ippocastani e tigli completano il carattere accogliente del complesso.

La grande sala per ricevimenti e concerti, con specchiere dorate, lampadari e pianoforte a gran coda.

La relazione Italia-Bulgaria prima della Residenza

La presenza italiana in Bulgaria precede la nascita dello Stato bulgaro moderno. Già prima della liberazione dal dominio ottomano esistevano consolati italiani a Plovdiv, Russe e Sofia; dopo la guerra russo-turca del 1877-1878 la rete si ampliò con nuove rappresentanze a Lom, Varna e Burgas.

Una data simbolica è il 25 luglio 1879, quando Domenico Brunenghi fu nominato Console Generale italiano residente a Sofia. Nello stesso periodo operava anche Vito Positano, ricordato per aver contribuito a salvare Sofia dall’incendio ordinato da Nuri Pascià. Per questo fu nominato cittadino onorario e ancora oggi una strada centrale porta il suo nome. Il 6 marzo 2026, in occasione della Giornata Europea dei Giusti, l’Ambasciatore d’Italia a Sofia, Marcello Apicella, ha inaugurato nel giardino della Residenza una targa commemorativa dedicata a Vito Positano, affinché la sua condotta virtuosa serva da esempio alle generazioni presenti e future. 

Dettagli del palazzo e del suo giardino: il portale in ferro battuto, la facciata storica e la targa dedicata a Vito Positano, Vice Console d’Italia che contribuì a salvare Sofia dall’incendio nel 1878.
Il palazzo, il portale e la targa dedicata a Vito Positano, simbolo dell’amicizia tra Italia e Bulgaria.

Boris III, Giovanna di Savoia e il ponte umano fra due Paesi

Negli anni Venti Sofia visse una propria “belle époque”, con una presenza italiana sempre più vivace tra club, scuole, istituti culturali, ristoranti e iniziative pubbliche. Il rapporto tra Italia e Bulgaria diventò così anche sociale e culturale.

Questo legame culminò nel matrimonio tra re Boris III e la principessa Giovanna di Savoia, celebrato nell’ottobre 1930 ad Assisi e poi a Sofia, nella cattedrale ortodossa di Sant’Alexander Nevskij. L’arrivo degli sposi fu accolto con grande entusiasmo popolare, trasformando l’unione dinastica in un simbolo di amicizia tra i due Paesi.

Giovanna portò a Sofia una ventata di mondanità europea e, insieme a Boris, costruì un rapporto diretto con la popolazione. È ricordata anche per il suo ruolo in difesa degli ebrei bulgari durante la persecuzione nazista. Dopo l’esilio, tornò in Bulgaria nel 1993, ricevendo una nuova manifestazione di affetto nazionale.

Roncalli, Damiani e la diplomazia della cultura

Un ruolo importante fu svolto da monsignor Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, Visitatore e poi Delegato Apostolico in Bulgaria dal 1925 al 1934. Vicino a Giovanna e Boris III, favorì il dialogo tra cattolici e ortodossi e mantenne rapporti aperti anche con la comunità ebraica bulgara. La sua idea di accoglienza è riassunta nell’immagine del “lume acceso” alla finestra.

Accanto alla dimensione religiosa, fu centrale anche quella culturale. Enrico Damiani, studioso e traduttore delle letterature slave, contribuì alla diffusione degli studi bulgari e polacchi in Italia, creando un ponte accademico duraturo tra i due mondi.

Un’eredità che guarda al futuro

L’economia internazionale non nasce solo dai contratti, ma da presenza, reputazione, conoscenza reciproca e continuità. Il palazzo italiano di Sofia rende visibile questa dimensione: una relazione costruita nel tempo, capace di attraversare imperi, guerre, regimi e transizioni politiche.

La presenza italiana in Bulgaria è stata diplomatica, culturale, scolastica, artistica, tecnologica e imprenditoriale. In questa storia, l’Ambasciata non è soltanto un luogo di rappresentanza, ma una piattaforma di fiducia.

Oggi Italia e Bulgaria sono unite da una cooperazione politica, economica e culturale con radici profonde. Raccontare la Residenza italiana significa ricordare che ogni opportunità nasce anche dalla storia, dalla cultura e dalla qualità delle relazioni.

 

ambsofia.esteri.it

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