Giuseppe De Francesco

LA COOPERAZIONE FUNZIONA QUANDO DIVENTA RELAZIONE UMANA

Il Console Onorario d’Italia a Plovdiv racconta il valore del Distintivo d’Onore ricevuto dalla Presidenza della Repubblica di Bulgaria e il futuro dei rapporti tra i due Paesi

Giuseppe De Francesco è nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, nel 1975. Dopo la laurea con lode in Scienze Politiche conseguita a Perugia, ha alternato periodi di studio e lavoro all’estero, fino ad arrivare in Bulgaria come dirigente di un importante gruppo agroalimentare italiano. Nel 2010 è stato nominato Console Onorario d’Italia a Plovdiv e, due anni dopo, ha costituito la Global Business Group, società impegnata ad assistere imprenditori italiani e bulgari nello sviluppo delle loro iniziative imprenditoriali e nella ricerca di programmi di finanziamento europeo.

Nel suo duplice ruolo, professionale e istituzionale, De Francesco si è impegnato a favorire e rafforzare le relazioni bilaterali tra Italia e Bulgaria. Per questo motivo, nel 2022 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella lo ha insignito dell’Ordine della Stella d’Italia, onorificenza concessa a chi ha acquisito particolari meriti nella promozione dei rapporti tra l’Italia e altri Paesi.

Molto attivo anche nella formazione delle nuove generazioni, collabora con istituti scolastici, università e associazioni, sia in Italia sia in Bulgaria, promuovendo iniziative congiunte tra giovani di diversi Paesi. A maggio 2026 ha ricevuto il Distintivo d’Onore dalla Presidenza della Repubblica di Bulgaria: un riconoscimento che interpreta non solo come un’emozione personale, ma anche come il risultato di un percorso collettivo fondato sul dialogo, sulla cultura, sull’impresa e sulla fiducia reciproca tra i due popoli.

Console De Francesco, cosa ha significato per lei ricevere questo importante riconoscimento dalla Presidenza della Repubblica di Bulgaria?

Ricevere il Distintivo d’onore è stato certamente un momento di grande emozione personale, ma io lo anche vissuto come un riconoscimento collettivo alle persone che in questi anni hanno creduto nel dialogo tra Italia e Bulgaria, ai giovani che hanno scelto di investire nella loro formazione, agli imprenditori che hanno avuto il coraggio di andare all’estero per creare nuove realtà industriali e posti di lavoro. Quando si lavora ogni giorno tra incontri istituzionali, progetti culturali, relazioni economiche e iniziative educative, spesso non ci si ferma a guardare il percorso fatto. Ricevere questo prestigioso riconoscimento dal Presidente Ilyana Yotova, per una volta mi ha permesso di fermarmi e voltarmi indietro, apprezzando e ripercorrendo  tutte le storie e le collaborazioni che sono nate nel tempo. Credo che proprio questo sia il significato ultimo e più profondo delle onorificienze: rappresentano la fiducia reciproca tra due Paesi e la convinzione che il dialogo possa produrre opportunità reali.

Nel corso del suo mandato, quali sono stati i momenti più significativi nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Bulgaria?

A livello di relazioni istituzionali certamente il punto più alto degli ultimi anni è stata la visita del presidente Mattarella nel 2024, a testimonianza della solidità e dell’intensità dei rapporti tra Italia e Bulgaria. Su un piano diverso ma altrettanto importante mi piacere ricordare due eventi che hanno avuto grande risonanza internazionale e fondamentali ricadute sullo sviluppo economico e sociale del paese, ovvero Plovdiv capitale europea della Cultura nel 2019 assieme a Matera e più di recente la Grande Partenza del Giro d’Italia con le tre tappe bulgare.

Entrambi gli eventi hanno mostrato al mondo intero come la Bulgaria sia un Paese ormai inserito a pieno titolo nel consesso internazionale e come l’Italia sia un partner naturale non solo per gli scambi commerciali, ma per una certa affinità nel modo di vivere la cultura, la creatività, il lavoro e il territorio.

Infatti, ci sono sempre più connazionali che hanno scelto di studiare, vivere e formare una famiglia in Bulgaria. Proprio in relazione alla quotidianità dei rapporti tra i due popoli, uno degli aspetti più belli è stato vedere crescere le occasioni di incontro e scambio tra i giovani dei nostri due Paesi. Ogni volta che italiani e bulgari lavorano insieme, si confrontano o costruiscono un progetto comune, nasce qualcosa che va oltre la diplomazia tradizionale. Si crea familiarità, fiducia, curiosità reciproca.

Penso di aver dato, con la mia attività, un contributo in questa senso, specie tramite la collaborazione con l’Associazione “Reparti delle Giovani Guardie”, presieduta da Denislava Angelova e che opera sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica per favorire l’impegno civico degli adolescenti. Assieme abbiamo organizzato diverse inziative e missioni formative all’estero, che sono sempre occasioni di incontro e confronto con coetanei di cultura e lingua diversa. Dopo una certa formalità iniziale, i giovani iniziano a rapportarsi come persone che hanno scoperto di condividere gli stessi problemi, le stesse ambizioni e persino lo stesso senso dell’umorismo.

In quel momento pensi che la cooperazione internazionale funziona davvero quando smette di essere soltanto un protocollo e diventa relazione umana.

Plovdiv è una città con una forte energia culturale e imprenditoriale. In che modo vede evolversi la collaborazione con l’Italia nei prossimi anni?

Plovdiv ha secondo me una caratteristica rara, ovvero riesce a essere profondamente legata alla sua storia e allo stesso tempo molto orientata al futuro. È una città che conserva memoria ma che non ha paura di innovare. Chi arriva qui percepisce subito un’energia particolare. Basta camminare nel centro storico o parlare con i giovani imprenditori, gli artisti, gli studenti, per capire che esiste un forte desiderio di apertura internazionale.  Nei prossimi anni vedo grandi possibilità di collaborazione soprattutto in tre ambiti: formazione, innovazione e cultura. La formazione sarà centrale. Oggi i giovani non cercano soltanto un titolo di studio: cercano esperienze, connessioni, competenze internazionali. Italia e Bulgaria possono lavorare molto insieme su università, programmi professionali, startup e scambi culturali. Poi c’è il tema dell’innovazione. Sempre più imprese italiane guardano alla Bulgaria non soltanto come mercato, ma come partner dinamico e competente. E Plovdiv, con la sua crescita industriale e tecnologica, può diventare un punto di riferimento ancora più importante. Infine, la cultura, che crea qualcosa che nessun accordo economico può garantire da solo: la vicinanza emotiva tra i popoli.

Quale ruolo può avere oggi la diplomazia culturale in un mondo sempre più globale ma anche frammentato?

Oggi la diplomazia culturale è una necessità, perchè viviamo infatti in un mondo iperconnesso ma paradossalmente spesso incapace di ascoltarsi davvero. Abbiamo strumenti rapidissimi per comunicare, ma non sempre per comprenderci. La cultura, invece, ha la forza straordinaria di creare uno spazio comune anche tra persone che hanno lingue, storie o sensibilità diverse.

La diplomazia culturale funziona proprio perché parla alla parte più profonda delle persone. Un libro, un film, una musica, una mostra o anche una tradizione condivisa riescono spesso ad aprire e consolidare dialoghi che la relazioni tradizionali non sempre riescono ad avviare.

E poi la cultura ha un altro grande valore, perchè ci insegna la complessità. In un tempo in cui tutto tende a essere semplificato o polarizzato, la cultura ci ricorda che identità diverse possono convivere senza annullarsi. Se Italia e Bulgaria continueranno a investire nei giovani, nella cultura e nello scambio umano, allora il rapporto tra i nostri Paesi sarà soltanto stabile ma anche vivo. E le relazioni vive sono quelle che continuano a crescere nel tempo.

Per questo, mi piace pensare che i rapporti tra Italia e Bulgaria assomiglino a certi ponti antichi: resistono nel tempo non perché siano immobili, ma perché continuano a essere attraversati ogni giorno da persone, idee e progetti.

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