Commercio e arte, come l’antiquario combatte la crisi

Domenico Piva, presidente degli antiquari milanesi, fa il punto della situazione in un settore di prestigio. L’importanza decisiva dei collezionisti
Commercio e arte, come l’antiquario combatte la crisi

PRESIDENTE – Domenico Piva, presidente degli antiquari milanesi, nel suo atelier.

di PAOLO CORTICELLI

C’è l’uomo che guarda e c’è quello che osserva. Quindi c’è quello che scopre. Così nasce il collezionista, che oltre a osservare e scoprire cerca di acquistare l’agognato pezzo. “Nell’antiquariato, soprattutto in questi ultimi anni, sono stati i collezionisti a salvarci”. La considerazione è di Domenico Piva, presidente dell’associazione antiquari milanese, una vita dedicata soprattutto ai mobili – tavoli, sedie, cassapanche, trumeau – in una famiglia di antiquari. Figlio di Giuseppe (Bepi), originario di Padova, la famiglia Piva dal Veneto si trasferì a Milano nell’immediato dopoguerra e Bepi Piva aprì un primo negozio “dove cominciò a vendere oggetti che facevano parte della collezione personale”, ricorda Domenico Piva.
Poi l’attività si è espansa e già nei primi anni 60, pur laureato in giurisprudenza, anche l’attuale presidente degli antiquari proseguì l’attività con un proprio atelier. I due figli seguono le orme del padre e del nonno. Oggi, questo signore molto raffinato, dai modi gentili e uno stile d’antan nell’accogliere il visitatore in via Bigli a Milano, di media statura, 75 anni indossati molto bene, delinea il quadro della situazione di un mercato che “ha risentito, eccome, dello tsunami che dal 2007 ha travolto ogni attività”. “Stiamo uscendo lentamente da una crisi epocale – aggiunge Piva – e pur tuttavia registriamo ancora prezzi elevati per cose mediocri. Certamente gli oggetti di pregio mantengono quotazioni di tutto rispetto, però vede questo trumeau milanese della metà del 700? Oggi la richiesta è di 40mila euro, otto dieci anni fa sarebbe stata oltre il doppio”.
“Dobbiamo ringraziare il collezionista che con pazienza e, mi creda, molta competenza, ha mantenuto abbastanza dinamico un mercato che, diversamente, avrebbe conosciuto una pericolosa stagnazione”.
“Ciò che accade in Lombardia accade anche nelle principali regioni italiane. Oltre alla nostra regione, sono andate molto bene il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana; anche nel sud Italia dobbiamo segnalare la presenza di collezionisti di grande cultura e passione. È un’attività dove c’è uno scarso ricambio generazionale, e questa è una caratteristica negativa: gli antiquari hanno un’età media piuttosto alta. Certo, questo significa anche maggior competenza, ma in questo lavoro bisogna girare, andare per musei e anche per mercatini”.
“Sì, anche nei mercatini si può trovare qualcosa di valido, però attenzione: talvolta ci si trova di fronte a un oggetto ‘non da mercatino’, per cui, oltre a saperne riconoscere la validità, l’autenticità, è importante farsi rilasciare tutte le ricevute del caso, i documenti relativi alla provenienza, non si sa mai…”.
“L’abbondanza di oggetti in circolazione è dovuta la fatto che abbiamo avuto l’Italia dei comuni, già in epoca pre-rinascimentale. Principi e nobili hanno fatto a gara per assicurarsi l’attività e, quindi, le opere di questo o quell’artista: da lì nasce quella ricchezza di oggetti e di stili che caratterizzano il panorama artistico italiano. La Francia, per esempio non ha questa varietà artistica”.
Non ci si può improvvisare antiquari, si deve continuamente studiare e cercare e le dirò che vi sono dei collezionisti talora meglio documentati su questo o quel pezzo, collezionisti che divengono preziosi consiglieri e contribuiscono a favorire quella crescita culturale nella nostra attività”.
L’incontro ha termine, ci congediamo da Domenico Piva, il quale nel salutarci aggiunge: “Provi ad andare in un mercatino. Le piacciono i quadri? Bene, cerchi qualcosa che le piace… Gli occhi sempre ben aperti, mi raccomando”.

 

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